Il Direttore artistico del LAC Carmelo Rifici consiglia numerosi spettacoli adatti a Scuole medie superiori e Università.

Programma:

Sogno di una notte di mezza estate
Gio, Ve 09—10.09.2021, ore 20:30
LAC, Sala Teatro
Durata: spettacolo in allestimento  
Prima internazionale

di William Shakespeare
traduzione e adattamento Angela Demattè
regia di Andrea Chiodi 
con (in ordine alfabetico) Giuseppe Aceto, Alfonso De Vreese, Giulia Heathfield Di Renzi, Caterina Filograno, Claudia Grassi, Igor Horvat, Jonathan Lazzini, Sebastian Luque Herrera, Alberto Marcello, Marco Mavaracchio, Alberto Pirazzini, Emilia Tiburzi, Anahì Traversi, Beatrice Verzotti 
produzione LAC Lugano Arte e Cultura
in coproduzione con CTB - Centro Teatrale Bresciano, Centro D'arte Contemporanea Teatro Carcano
partner di ricerca Clinica Luganese Moncucco


Dopo il successo de La bisbetica domata, Andrea Chiodi torna a collaborare con il LAC firmando la regia di Sogno di una notte di mezza estate, uno dei testi più noti di Shakespeare. La nuova produzione vede in scena un cast di quattordici attori, molti dei quali alla loro prima prova importante.
Un progetto che viaggia sul doppio binario realtà-fantasia, seguendo la strada suggerita dall’autore di tornare – attraverso il mezzo del gioco – in contatto con l’irrazionale, con il bambino che ognuno ha dentro di sé.

Mi sono chiesto come un bambino guardi il mondo degli adulti e come un adulto guardi il mondo di un bambino, mi sono chiesto come la realtà e la fantasia si possano mischiare nei giochi dei bambini e nei pensieri degli adulti, mi sono anche chiesto come si fa ad essere solo una cosa nella vita e non molteplici umanità, pensieri e desiderio di trasformarsi.  Ed ecco che il Sogno di Shakespeare mi ha svelato molte di queste dinamiche. Una delle attività che rendono possibile la trasformazione nella vita dell’uomo sembrerebbe essere la creatività; il massimo di questa attività creativa ed inventiva trova la sua manifestazione evidente nel gioco, e il gioco è soprattutto dei bambini. Ecco, il mio Sogno vuole partire da qui, dal gioco dei bambini, un gioco che diventa però molto serio perché capace di indagare sulla natura dell’uomo, capace di descrivere gli stadi di evoluzione di una vita umana, e Shakespeare lo fa, nel Sogno, facendoci fare un percorso nei vari stadi della vita: l’infanzia nel prologo, l’adolescenza nel bosco incantato e complesso, e la maturità nel finale. Realtà e fantasia, Atene e la foresta incantata, Teseo e Oberon, tutto nell’opera ci racconta di razionalità e magia, di pensiero e rituale, sempre su un doppio binario e soprattutto sempre attraverso il mezzo del gioco quasi infantile, del capriccio da bambini, delle paure dei bambini e soprattutto della capacità di giocare ad essere altro da sé che solo i bambini sembrano avere e che in realtà, spesso, è così desiderata anche dai grandi.” - Andrea Chiodi

Fedra
Ma, Me 28—29.09.2021, ore 20:30
LAC, Sala Teatro
Durata 1h20’
Prima internazionale
Presentato nell’ambito del FIT Festival 2021
Per prenotazioni e informazioni: 091 225 67 61 - info@fitfestival.ch
Consigliato per UNI

adattamento e regia Leonardo Lidi
con (in ordine alfabetico) Alessandro Bandini, Christian La Rosa, Marta Malvestiti, Francesca Porrini,
Maria Pilar Pérez Aspa
produzione LAC Lugano Arte e Cultura
partner di ricerca Clinica Luganese Moncucco


Dopo il successo de Lo zoo di vetro, Leonardo Lidi – giovane regista che nel 2020 ha vinto il prestigioso Premio della Critica Teatrale per la sua capacità di riscrivere i classici “con una sensibilità volta al presente” – torna a collaborare con il LAC presentando un lavoro che, partendo dal mito di Fedra, si concentra sul tema della solitudine, della ricerca dell’amore in assenza di esso. 
Il testo si basa strutturalmente su tre solitudini: quella di Fedra, di Teseo e di Ippolito, figlio di Teseo e dunque figliastro di Fedra. In queste solitudini, l’Amore può essere salvezza ma anche tortura.
Sola e spaventata su una panchina, Fedra aspetta il ritorno di Ippolito, o di Teseo, forse… 
Per la riscrittura di Fedra, Lidi parte dal mito della “sedia dell’oblio”, secondo cui lo sposo di Fedra, Teseo, rimase imprigionato per quattro anni negli inferi fino a che Eracle, sceso nel tartaro per catturare il cane Cerbero, lo liberò. Da qui il parallelismo con quello che stiamo vivendo oggi, con questo virus/Cerbero che ci tiene incatenati. Secondo Virgilio, Teseo tornerà su quella sedia per l'eternità dopo la sua morte.

Lingua Madre. Certi Comizi
Ve 01.10, ore 16:00
Sa 02.10 – Do 3.10, ore 10:00
Ve 08.10, ore 18.00
Sa 09.10 – Do 10.10, ore 10:00
LAC, Sala 4
Salotto cinematografico, Video documentario
Durata 1h40'
Dai 15 anni
Prima assoluta
Per prenotazioni e informazioni: 091 225 67 61 - info@fitfestival.ch

ispirato all’opera di Pier Paolo Pasolini
di e regia Tindaro Granata
assistente alla regia Monica Ceccardi
montaggio e regia video Radiana Basso
produzione LAC Lugano Arte e Cultura


Certi Comizi è un lungometraggio filmico che debutterà nella sua versione integrale al FIT, realizzato per LINGUA MADRE. Capsule per il futuro, progetto digitale LAC ideato da Carmelo Rifici e Paola Tripoli.
Certi Comizi   è uno studio in cui Tindaro Granata disegnerà una mappa “umanografica” del territorio ticinese facendosi ispirare dalla modalità di intervista che guidò Pier Paolo Pasolini nel suo capolavoro Comizi d’amore, straordinario film d’inchiesta che realizzò nel 1965; microfono alla mano, Pasolini scese nelle piazze italiane e fece un reportage per capire come era cambiata la morale nel suo paese, l’Italia. 

Goodbye 
Do 03.10.2021, ore 18:00 e 20:30
LAC, Teatrostudio 
Durata 50’  
Spettacolo in lingua inglese con sopratitoli in italiano
Per prenotazioni e informazioni: 091 225 67 61 - info@fitfestival.ch

performance Michikazu Matsune
testo Dave Mann/ The Centre for The Less Good Idea, Johannesburg
assistente artistico Andrea Gunnlaugsdóttir
assistente alla ricerca Almud Krejza 


Cosa ci guadagniamo a essere testimoni della perdita di altri? Con felicità o tristezza, ci sono momenti nella vita in cui bisogna dire addio: combinando lettura e danza, Goodbye dell’artista giapponese Michikazu Matsune racconta storie di relazioni personali, amore e complicazioni, lette tra le righe di alcune lettere d’addio. 
Goodbye è pieno di parole d'addio, raccontate principalmente attraverso lettere d'addio da tutto il mondo. Alcune sono scritte con rabbia, altre emergono da un luogo di profonda tristezza, e molte di esse esprimono con profondità pensieri sulle nostre relazioni con gli altri, luoghi e oggetti nel mondo attraverso il semplice atto di dire addio.
Tutte queste parole di addio sono lette da Matsune che riesce a costruire una performance avvincente a partire da un atto affascinante e semplice: il lento taglio della busta, il secco stropicciare della carta che viene dispiegata, e il rapido, cortese schiarimento della gola servono come un brillante ingresso a ogni storia.
Lettere d'addio, scritte da varie persone per motivi diversi, tra cui quelle dell’imperatrice Maria Teresa a sua figlia Maria Antonietta date il giorno della sua partenza per la Francia, quella di un cieco al suo cane guida deceduto, quella di un pilota Kamikaze ai suoi figli prima della sua missione, e la lettera d'addio del cantante Kurt Cobain tra molte altre. Combinando lettura e danza, Goodbye racconta storie di relazioni personali, amore e complicazioni, lette tra le righe.

Lolling and Rolling 
Ma 05.10.2021, ore 20:30
LAC, Palco Sala Teatro 
Durata 45’
Spettacolo in lingua inglese e coreana con sopratitoli in italiano 
Prima nazionale
Per prenotazioni e informazioni: 091 225 67 61 - info@fitfestival.ch

concetto, testo, regia, musica, video e performance Jaha Koo
drammaturgia Dries Droubi
consulenza artistica Pol Heyvaert
produzione OFFICENEINOFFICE
produttore esecutivo 2021 CAMPO
in coproduzione con Kunstenfestivaldesarts 


Dopo Cuckoo e The History of Korean Western Theatre, il coreano Jaha Koo ritorna al FIT con il suo primo lavoro della trilogia Hamartia. In greco hamartia significa “mancare il bersaglio” o, per estensione, “prendere una strada sbagliata”, un concetto che Koo ha intrecciato nel corso delle sue tre performance, anche se in forme completamente diverse.
In Lolling and Rolling, performance del 2015, Jaha Koo si immerge nel fenomeno della “tonguetie surgery”, un’operazione chirurgica (legamento della lingua) praticata in Corea del Sud per permettere di pronunciare in inglese la “r” sulla punta della lingua. La performance tocca così il discorso sull’imperialismo linguistico nel paese natale dell’artista. 
Non volendo più concentrarsi solo sull’aspetto linguistico, che è solo la punta dell’iceberg, Jaha Koo, nella rielaborazione dello spettacolo, mette ora in evidenza anche il processo più ampio che si accompagna all’imperialismo, che cerca di mettere a tacere i subalterni. Perché la negazione o la svalutazione di una lingua porta anche la perdita di un’identità di una parte di popolazione. In questo modo, le minoranze sono colonizzate non solo linguisticamente, ma anche culturalmente.

Divina Invención o la celebración del amor
Me 06.10.2021, ore 20:30
LAC, Palco Sala Teatro 
Durata 1h
Spettacolo in lingua spagnola con sopratitoli in italiano 
Prima nazionale
Per prenotazioni e informazioni: 091 225 67 61 - info@fitfestival.ch

testo, regia e interpretazione Sergio Blanco
disegno audiovisuale e collaborazione artistica Philippe Koscheleff
produzione CNTC


Dopo il grande successo dell’anno scorso con il monologo in forma autofinzionale Memento Mori o la celebración de la muerte, ritorna al FIT il regista, autore e attore uruguaiano Sergio Blanco, questa volta protagonista di un monologo che parla d’amore. 
Blanco si confronta con l'amore, dissezionandone i disparati effetti su chi ne gode/soffre: “Se è vero che, come professa Lope, l’amore è una scienza che ci rende saggi, è anche vero che ci connette con la nostra parte più brutale. Comunque, al di là del fatto che l'amore è tra civiltà e barbarie, saggezza e maleducazione, l’umano e il brutale, penso che sia un’esperienza sublime che finisce sempre per trasformarci” – afferma Blanco mentre si presenta in scena solo con una scrivania dietro cui campeggiano proiezioni e dipinti di Francis Bacon, che qui viene chiamato a sancire il matrimonio del sentimento d'amore con la violenza. 
Il viaggio visivo proposto non fa tappa solo in luoghi fisici (Heidelberg, Hong Kong, Venezia, Manhattan, Río de la Plata), ma si ferma anche su icone come Superman, Cleopatra, Lancillotto, Melibea, Rossella O’Hara e molti altri. Una suggestiva insalata di citazioni che Blanco cucina “con la prudenza dell’accademico e l’esaltazione dell’artista”.

dSimon
Sa 09.10.2021, ore 19:00
LAC, Teatrostudio 
Durata 1h 10’
Spettacolo in lingua francese con sopratitoli in italiano 
Per prenotazioni e informazioni: 091 225 67 61 - info@fitfestival.ch

concetto e regia Tammara Leites, Simon Senn, dSimon
programmazione informatica Tammara Leites
con Tammara Leites, Simon Senn, dSimon
produzione Compagnie Simon Senn, Téâtre Vidy – Lausanne
diffusione Anne-Christine Liske, Anouk Luthier
coproduzione Le Grütli, Centre de production et de diffusion des Arts vivants


Dopo Be Arielle F presentato al FIT l’anno scorso, ritorna il giovane losannese con un nuovo affascinante esperimento tecnologico dal titolo dSimon.
GPT, il software di intelligenza artificiale più potente al mondo, ha la capacità di scrivere qualsiasi cosa l’utente gli sottoponga. Tammara Leites propone a Simon Senn di essere il modello per il suo adattamento di GPT, chiedendogli di accettare che l’intelligenza artificiale legga tutti i suoi dati digitali, e-mail o documenti. Così nasce dSimon, che può essere trovato tramite un sito web o un'app per smartphone. Ma, presto, dSimon si comporta in modo sorprendente nei confronti dei visitatori del sito o di Simon Senn stesso, che finisce per non sapere bene cosa stia pensando, o anche cosa gli stia facendo questo curioso doppio digitale… È perché dSimon è dotato di linguaggio che è così inquietante, così “umano”? Chi lo padroneggia? Cosa dice la legge – o l’etica, o OpenAI (organizzazione non profit di ricerca sull’intelligenza artificiale) – su ciò che dSimon produce? 
Sul palco, Tammara Leites, Simon Senn - e dSimon - testimonieranno ciò che questo progetto è stato per loro, da un punto di vista personale, emotivo, intellettuale, artistico, forse anche politico, etico e futuristico.

Bros 
Sa e Do 09-10.10.2021, ore 20:30
LAC, Palco Sala Teatro 
Durata 1h15’
Prima assoluta
Per prenotazioni e informazioni: 091 225 67 61 - info@fitfestival.ch

concezione e regia Romeo Castellucci
musica Scott Gibbons
dramaturg Piersandra Di Matteo
motti Claudia Castellucci
con gli agenti Valer Dellakeza, Luca Nava, Sergio Scarlatella
e con uomini dalla strada
produzione Socìetas
in coproduzione con LAC Lugano Arte e Cultura, Kunsten Festival des Arts Brussels, Printemps des Comédiens Montpellier 2021, Maillon Théâtre de Strasbourg - Scène Européenne, Temporada Alta 2021, Manège-Maubeuge Scène nationale, Le Phénix Scène nationale Pôle européen de création Valenciennes, MC93 Maison de la Culture de Seine-Saint-Denis, Ruhrfestspiele Recklinghausen, ERT Emilia Romagna Teatro Italy, Holland Festival Amsterdam, V-A-C Fondazione, Triennale Milano Teatro, National Taichung Theater – Taiwan
partner di ricerca Clinica Luganese Moncucco

Romeo Castellucci, regista visionario e cofondatore della Socìetas di Cesena, presenta un lavoro dove prevale l’azione rispetto al pensiero, il quale non sembra avere alcuna importanza qui; il pensiero abdica al suo ruolo di causa che genera azioni, e pure a quello di giudice delle azioni appena compiute. Tutti sanno esattamente cosa fare.
Protagonisti assoluti dello spettacolo, un folto gruppo di uomini anonimi – chiamati dalla strada – che, dopo aver firmato un protocollo a cui promettono di attenersi fedelmente, vengono guidati da un auricolare senza fili, ricevendo comandi individuali ai quali devono obbedire in tempo reale. A pochi minuti dall’inizio dello spettacolo a ciascuno di loro è consegnata una divisa da poliziotto e un auricolare; ciascuna azione – semplice, complessa o contraddittoria che sia – è compiuta nel tempo determinato dall’ordine.
Lo spettacolo è un vero e proprio esperimento antropologico, una riflessione sulla legge, sulla violenza, sul funzionamento della polizia come sorta di confraternita, di clan.
Il costume degli “attori” è quello delle uniformi della polizia di qualche decennio fa (con rimandi espliciti alla comicità del cinema muto), a indicare simbolicamente la comune forza che governa tutto e tutti e, allo stesso tempo, a stagliare l’irriducibile risposta individuale che si dà alla sorte, quando questa si presenti in termini obbliganti. In gioco c’è l’acquisizione immediata di una parte “da recitare”: azioni da compiere anche quando non sono comprensibili le intenzioni. Alle presenze pseudo-attoriali è chiesto di incarnare una qualità scenica che vive nell’istantaneità di compimento dell’azione che taglia fuori ogni psicologia meditata per far spazio alla verità dell’esperienza, perché ciò che conta è l’immediata incorporazione della risposta e non l’improvvisazione smaliziata di chi conosce il mestiere.

Nuda
Ma-Sa 27.10—02.11.2021, ore 20:30
Do 03.11.2021, ore 16:00
LAC, Sala Teatro
Durata: spettacolo in allestimento
Dagli 8 anni 

Compagnia Finzi Pasca
ispirato al romanzo Nuda scritto da Daniele Finzi Pasca nel 2014
autore, regista, designer luci Daniele Finzi Pasca
interpreti Melissa Vettore, Beatriz Sayad, Jess Gardolin, Micol Veglia, Francesco Lanciotti
produzione Compagnia Finzi Pasca
in coproduzione con LAC Lugano Arte e Cultura, TKM Théâtre Kléber-Méleau (Renens)


Ispirata all'omonimo romanzo di Daniele Finzi Pasca, Nuda, la nuova creazione della compagnia residente del LAC, è uno spettacolo denso di mistero e stupore, dove profondità e abissi sono in continuo dialogo con un mondo leggero e luminoso, fatto di piani che si sovrappongono e giocano tra loro.
Cinque straordinari artisti interpretano uno spettacolo in cui la potenza teatrale si sposa con una narrazione poetica dal sapore onirico, in assoluta armonia con il teatro fisico e la danza aerea.
Due gemelle, cresciute insieme in una famiglia "eccentrica", eppure così simile a quella di tutti, si toccano, si sfiorano, a volte si calpestano, per poi riscoprirsi in un abbraccio pieno di gioia e libertà ritrovate.
Un gioco acrobatico e teatrale reso possibile da un sistema di volo innovativo, insieme a un'installazione di luci interattiva intrecciati alla narrazione e un potente universo sonoro, compongono insieme questo spettacolo magico e surreale.

"Sono la prima di due gemelle. Mia sorella nacque vestita, uscì dalla pancia di mia mamma con una tunichetta immacolata. Io sono nata nuda, sporca, con gli occhi appiccicati. Mi tenevano nelle braccia quando apparve mia sorella, che arrivò al mondo facendo tanta sorpresa, e a me mi lasciarono cadere sul pavimento. Forse è per questa ragione che appena ho potuto coprirmi mi sono appiccicata addosso tutta un'armatura, e nuda a me nessuno mi ha più vista." – dal romanzo Nuda di Daniele Finzi Pasca

La bottega del caffè 
Ma e Me 09 —10.11.2021, ore 20:30
LAC, Sala Teatro
Durata 1h 30’
Prima internazionale

di Carlo Goldoni 
adattamento Emanuele Aldrovandi 
regia Igor Horvat 
con (in ordine alfabetico) Antonio Ballerio, Pasquale Di Filippo, Marta Malvestiti, Marco Risiglione, Sacha Trapletti, Anahì Traversi, Annapaola Trevenzuoli, Massimiliano Zampetti 
produzione LAC Lugano Arte e Cultura 
partner di ricerca Clinica Luganese Moncucco


Igor Horvat, attore dalla lunga e solida esperienza, si misura con una prova registica importante mettendo in scena una tra le più celebri commedie goldoniane. Ne firma l’adattamento drammaturgico Emanuele Aldrovandi – autore fecondo il cui lavoro è già stato riconosciuto da numerosi premi nonostante la giovane età – che, pur mantenendo il meccanismo e il ritmo comico goldoniano, avvicina il linguaggio ai giorni nostri e, nel rendere compatto il ventaglio dei personaggi, offre nuovi equilibri interpretativi agli otto attori in scena.  

Al centro di una piazzetta veneziana si trova quella bottega del caffè che diventa il perfetto punto di osservazione degli intrecci, degli affari e delle truffe che in quella stessa piazza si tramano, si ingarbugliano ed escono allo scoperto. Goldoni dipinge un sagace spaccato di una borghesia dedita al mercanteggiare, in cui le vicende di quartiere diventano - per estensione - di paese, cittadine o di una società intera. Vi vengono messe a nudo alcune incontrollabili dinamiche proprie di un certo lato oscuro dell’animo umano: smania di denaro, vizio del gioco, gusto della maldicenza, brama di conquista. Torbide e profonde alchimie in cui si annidano quei piccoli grandi demoni che ci spingono a comportamenti e situazioni che riescono a portarci al parossismo, alla farsa, al renderci amaramente ridicoli. Il meccanismo teatrale è perfetto e i toni della commedia sono vorticosi, come lo è la spirale in cui i protagonisti si sono incastrati. Per spezzarla è necessario che qualcuno – o qualcosa – si infili nei suoi ingranaggi e li inceppi. Ma una volta scardinate le dinamiche degenerate, resta da chiedersi di che natura sarà l’equilibrio che andrà ristabilito…

We Want It All
Do 14.11.2021, ore 18:00
LAC, Sala Teatro 
Durata 1h
Prima internazionale  

ideazione e coreografia Emio Greco, Pieter C. Scholten 
interpreti 6 ballerini dell’ICK Ensemble e 5 ballerini dell’ICK Next 
produzione ICK Dans Amsterdam 


Dopo oltre 25 anni di collaborazione, il coreografo italiano Emio Greco e il regista olandese Pieter C. Scholten creano un viaggio tra i vari finali delle loro quasi 60 creazioni, giocando come sempre con la tensione e i concetti contrastanti: istinto e disciplina, libertà e restrizione, maestria della danza accademica e la disinibita deriva della carne.
Gli emblematici atti finali della loro carriera coreografica costituiscono il punto di partenza di We Want It All: per i due artisti la fine di ogni rappresentazione non significa una conclusione definitiva ma lascia dietro di sé una dichiarazione in preparazione di un nuovo inizio.  Ciò infatti implica che il rapporto tra passato, presente e futuro non è statico: le conseguenze del passato vengono ripetute nelle azioni future. In altre parole, il finale non significa chiusura ma piuttosto apre la strada a una versione particolare del futuro.  
L’idea di finali che segnino un nuovo inizio o la possibilità di più finali è evidente in molte produzioni di Greco e Scholten, i quali giocano tanto con il nostro presunto desiderio istintivo di raggiungere una “fine” quanto sovvertono le nostre aspettative su un finale convenzionale della rappresentazione. Così facendo prolungano il finale, una caratteristica specifica delle loro opera: quello che potrebbe sembrare un finale appropriato o convenzionale viene spesso interrotto dal “riavvio” della rappresentazione. Questa dinamica è presente a vari livelli in molte loro produzioni.  

Furore
Ma, Me 16—17.11.2021, ore 20:30
LAC, Sala Teatro
Durata 1h20’

dal romanzo di John Steinbeck
adattamento Emanuele Trevi
ideazione e voce Massimo Popolizio
musiche eseguite dal vivo da Giovanni Lo Cascio
produzione Compagnia Umberto Orsini e Teatro di Roma – Teatro Nazionale


Regista e interprete di grande sapienza e inventiva, Massimo Popolizio si confronta con Furore di John Steinbeck, in uno spettacolo lirico ed epico che mette in scena la crisi agricola, economica e sociale che colpì drammaticamente gli Stati Uniti tra il 1929 e l’attacco a Pearl Harbor del 1941.

“È una straordinaria figura di narratore – nello stesso tempo arcaica e modernissima – che può prendere forma in un lavoro di drammaturgia basato sul capolavoro di John Steinbeck. E forse non c’è attore, nel panorama teatrale italiano, più in grado di Massimo Popolizio di prestare a questo potentissimo, indimenticabile storyteller un corpo e una voce adeguati alla grandezza letteraria del modello. Leggendo Furore, impariamo ben presto a conoscerlo, questo personaggio senza nome che muove i fili della storia. Nulla gli è estraneo: conosce il cuore umano e la disperazione dei derelitti come fosse uno di loro, ma a differenza di loro conosce anche le cause del loro destino, le dinamiche ineluttabili dell’ingiustizia sociale, le relazioni che legano le storie dei singoli al paesaggio naturale, agli sconvolgimenti tecnologici, alle incertezze del clima. Tutto, nel suo lungo racconto, sembra prendere vita con i contorni più esatti e la forza d’urto di una verità pronunciata con esattezza e compassione. Più che a una riduzione, riteniamo che un progetto drammaturgico su Furore debba tendere a esaltare le infinite risorse poetiche del metodo narrativo di Steinbeck, rendendole ancora più evidenti ed efficaci che durante la lettura. Raccontando la più devastante migrazione di contadini della storia moderna, Massimo Popolizio darà vita a un one man show epico e lirico, realista e visionario, sempre sorprendente per la sua dolorosa, urgente attualità”. – Emanuele Trevi

Nel mezzo dell’Inferno 
Sa e Do 27-28.11.2021, ore 10:00-17:00
LAC, Teatrostudio
Durata: spettacolo in allestimento
Dai 14 anni 

Spettacolo in VR – Realtà Virtuale con l’utilizzo di visori. Percorso per uno spettatore alla volta, entrata ogni 30 minuti

drammaturgia Roberta Ortolano e Fabrizio Pallara
regia Fabrizio Pallara
voci Valerio Malorni, Lorenzo Gioielli e Silvia Gallerano
musiche Økapi
modellazione e animazione 3D Massimo Racozzi
progettazione ambienti architettonici Sara Ferazzoli
sviluppo applicazione e implementazione RVI Alessandro Passoni
produzione LAC Lugano Arte e Cultura, CSS Teatro stabile di innovazione 
partner di ricerca Clinica Luganese Moncucco 


Un progetto teatrale ed esperienziale in cui lo spettatore, grazie all’uso della tecnologia della Realtà Virtuale Immersiva, ha la possibilità di compiere – proprio come Dante – un viaggio nell’aldilà, a contatto con l’altro mondo (che è a un tempo quello dei morti e quello virtuale della realtà immersiva): una vera e propria esperienza introspettiva, all’interno del sé. 
Dante scrive l’Inferno mentre è immerso nell’esperienza straniante e dolorosa dell’esilio, lontano da casa e gravato dal peso dell’ingiustizia, ed è proprio questo passaggio nella scrittura e nella vita che gli permette di elevarsi, di conquistare un nuovo equilibrio con se stesso e con il mondo, una nuova dimensione della conoscenza. Il poeta inventa così la possibilità di creare un altro mondo, speculare e connesso a quello reale, nel quale l’io possa fare un’esperienza diretta di evoluzione e trasformazione: è così che prende avvio la letteratura moderna.
Allo stesso modo, la Realtà Virtuale Immersiva pone il pubblico a contatto con la possibilità di un altrove, di una dimensione fantastica che non sia però alternativa e dissociata da quella reale, ma a questa interconnessa, nella convinzione che il fantastico e il virtuale siano immersi nel reale molto più di quanto non si creda. 

Intelletto d’amore. Dante e le donne 
Sa 27.11, ore 20:30
Do 28.11, ore 16:00
LAC, Sala Teatro 

di e regia Gabriele Vacis 
con Lella Costa
produzione Mismaonda
in collaborazione con RSI - Radiotelevisione svizzera 


Lella Costa e Gabriele Vacis indagano il rapporto di Dante con le donne della sua vita e della sua opera, partendo dalle biografie per poi immaginare sviluppi possibili e impossibili, mescolando il serio e faceto, secondo quello stile personalissimo e collaudato con successo che caratterizza tutti i loro spettacoli.

“Nella Divina Commedia i personaggi femminili non sono molti. Ma quelli che ci sono, sono determinanti. Basti dire che ad accompagnare Dante nel paradiso è una donna: Beatrice. Scelta coraggiosa, perché la donna, in questo modo, assume un ruolo sacerdotale, guida spirituale che precede un uomo nel cammino verso la salvezza. Uno scandalo per il medioevo del sommo poeta. Ma anche oggi, in fondo. Il racconto scritto da Gabriele Vacis e Lella Costa sceglie alcune tra le donne di Dante e le fa parlare direttamente al pubblico, in modo confidenziale, da prospettive “insolite”. Naturalmente c’è Beatrice, ideale dell’amore puro del poeta, ma anche di tanta gente da settecento anni in qua. E poi c’è Francesca che finalmente ci spiegherà perché Dante l’ha mandata all’inferno insieme al suo Paolo. Ci sarà Taibe, la prostituta delle Malebolge, costretta ad annaspare nel letame per un motivo ben diverso da quella che è stata la sua “professione”. E Gemma Donati, la moglie del poeta, madre dei suoi figli, che spiegherà come si convive con l’ideale amoroso di tuo marito, se non sei tu.” – Gabriele Vacis 

A rivedere le stelle
Me 01.12, ore 20:30
Sala Teatro

reading per voce e musica dalla Divina commedia di Dante Alighieri
omaggio di Carmelo Rifici a Dante in occasione del settecentismo anniversario dalla morte del Sommo Poeta
con Carmelo Rifici e Anahì Traversi
musica dal vivo Niton
Zeno Gabaglio violoncello
Luca Xelius Martegani sintetizzatori
Enrico Mangione oggetti
a cura di LAC Lugano Arte e Cultura

La Divina Commedia del sommo poeta Dante Alighieri è un poema strutturato in tre cantiche (Inferno, Purgatorio e Paradiso) e narra del viaggio che l’autore intraprende nell’oltretomba cristiano, fino alla visione finale della Trinità.

Canto I - Inferno
Dante si smarrisce in una selva oscura, dove gli appaiono tre fiere che rappresentano i vizi della lussuria (lonza), della superbia (leone) e dell’avarizia (lupa). Mentre retrocede verso la selva, Dante vede una figura umana e gli chiede aiuto, anche se non distingue se si tratti di un’ombra o di un uomo. L’ombra risponde rivelando di essere Virgilio e invita il poeta a salire il “dilettoso monte”.

Canto III - Inferno
Dante e Virgilio varcano la soglia dell’Inferno: sulla porta, una inesorabile iscrizione con parole di disperazione eterna; poi il tumulto dei dannati, in un buio orrendo, senza cielo né stelle.

Canto V - Inferno
Dante si trova davanti alla bufera che travolge i lussuriosi. Virgilio nomina vari personaggi celebri, ma due figure ancora abbracciate attirano l’attenzione di Dante: sono Paolo e Francesca. La donna parla per entrambi: del loro amore più forte dell’inferno.

Canto XXVI - Inferno
Tra le fiammelle dei consiglieri fraudolenti, nell’ottava bolgia, ve n’è una biforcuta che racchiude Ulisse e Diomede. Virgilio domanda ad Ulisse come mai si trova in quel girone. L’eroe del navigare e del conoscere risponde con quei famosi versi: “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza”.

Canto XXXIII - Inferno
Al fondo dell’Inferno, Ugolino, che sconta il suo tradimento, è nel contempo giustiziere del cardinal Ruggieri, cui rode il cranio perché ha implicato nella condanna del padre i figli innocenti. Udito il racconto, Dante scaglia una violenta invettiva contro Pisa, fra le cui mura è avvenuto il crimine.

Canto XXXIV - Inferno
Dante e Virgilio hanno varcato il centro della Terra; Virgilio spiega la caduta di Lucifero e l’origine dell’Inferno. I due poeti si inoltrano in uno stretto sentiero che hanno trovato grazie al rumore di un ruscello. Da qui escono nell’emisfero australe “a riveder le stelle”.

Canto I - Purgatorio
Uscendo con Virgilio dalla notte infernale, Dante emerge d’un tratto in un mondo nuovo, soffuso di tenue luce aurorale, dove incontrano Catone Uticense, posto da Dio a custode del Purgatorio. Dopo che Virgilio gli ha chiarito la volontà celeste che presiede al loro andare, Catone consente ai due di proseguire e li esorta a compiere i riti prescritti: il volto di Dante dovrà essere lavato e il suo corpo cinto con un giunco.

Canto XXX - Purgatorio
In mezzo ad una nuvola di fiori, Beatrice appare a Dante, che non può vederle il volto, ma sente nel cuore tutta la potenza dell’antico amore. Rivolgendosi a Dante, Beatrice con atteggiamento severo lo invita a pentirsi in modo sincero dei suoi peccati, ma i suoi sono rimproveri di donna innamorata.

Canto XXXIII - Purgatorio
Beatrice profetizza la venuta di un messo divino che ucciderà la prostituta e il gigante; invita Dante a riferire agli uomini ciò che ha visto. Dante e Stazio bevono l’acqua dell’Eunoè e si sentono pronti per l’ascesa al Paradiso.

Canto XXXIII - Paradiso
Per far sì che a Dante venga concessa la sublime visione di Dio, San Bernardo, il più ardente dei mistici, intercede presso la Vergine, rivolgendole una preghiera in cui celebra la gloria della Madre di Dio.

Diplomazia
Ve e Sa 03—04.12.2021, ore 20:30
LAC, Sala Teatro
Durata 1h30’

di Cyril Gely
traduzione Monica Capuani
regia Elio De Capitani e Francesco Frongia 
con Ferdinando Bruni, Elio De Capitani 
e con Michele Radice, Alessandro Frigerio, Simon Waldvogel
produzione LAC Lugano Arte e Cultura, Teatro dell’Elfo, Teatro Stabile di Catania
partner di ricerca Clinica Luganese Moncucco


La commedia Diplomazia di Cyril Gely è rappresentata dall’agenzia Drama, 24 rue Feydeau – 75002 Paris; in Italia dall’Agenzia D’Arborio, via San Godenzo, 79 – 00189 Roma.

Scritto dal drammaturgo francese Cyril Gely, Diplomazia disegna due bellissimi personaggi e offre ai registi della storica compagnia milanese – Elio De Capitani e Francesco Frongia – materia viva per un nuovo affondo nella storia del “secolo breve”. 
Nella notte tra il 24 e il 25 agosto 1944, il generale Dietrich von Choltitz, governatore di Parigi nel periodo in cui la capitale francese subì l’occupazione nazista, e il console svedese Raoul Nordling si fronteggiano in uno scontro verbale senza esclusione di colpi. Il generale ha ricevuto da Hitler l’ordine di radere al suolo la città e di sterminare i suoi abitanti prima della ritirata tedesca; il console usa tutta la sua abilità dialettica e arte diplomatica per convincerlo a disobbedire all’ordine del Führer. 
Interpretato da Niels Arestrup e André Dussollier, Diplomatie ha debuttato al parigino Théâtre de la Madeleine nel 2011; due ruoli che calzano alla perfezione a Elio De Capitani e Ferdinando Bruni – rispettivamente nei panni del generale e del console svedese – che tornano a ‘sfidarsi’ sul palco dopo il confronto/scontro di cui sono stati protagonisti in Frost/Nixon e dopo quello de Il vizio dell’arte che li aveva visti fronteggiarsi nei ruoli di Benjamin Britten e Wystan H. Auden.
Diplomazia sa essere un’ulteriore verifica delle potenzialità del teatro e della sua capacità di rendere palpitante il nostro recente passato, trasformando la Storia in un racconto epico ed emozionante che custodisce le radici della nostra società.

Tartufo 
Ve, Sa 10—11.12.2021, ore 20:30
LAC, Sala Teatro
Durata 1h 40’

di Molière
traduzione Cesare Garboli
adattamento e regia Roberto Valerio
con (in ordine alfabetico) Giuseppe Cederna, Vanessa Gravina, Roberto Valerio
e con Paola De Crescenzo, Massimo Grigò, Elisabetta Piccolomini, Roberta Rosignoli, Luca Tanganelli
produzione Associazione Teatrale Pistoiese Centro di Produzione Teatrale

Una commedia molto divertente, che unisce la satira corrosiva alla profonda riflessione sull’animo umano e sui valori sociali, con una visione audace e contemporanea che sottolinea la crisi della nostra società moderna dilaniata tra materialismo senza senso e spiritualità fanatica. 

“La trama del celebre capolavoro è a tutti nota: il protagonista, emblema dell’ipocrisia, indossa la maschera della devozione religiosa e della benevolenza per raggirare e tradire il suo sprovveduto e ingenuo benefattore Orgone. Tartufo è dunque un arrivista che veste i panni del virtuoso in odore di santità, e Orgone è colui che gli regge lo specchio in un gioco di oscura manipolazione e dipendenza affettiva. (…) Non c’è dubbio che all’epoca in cui Molière scrisse la sua opera, i suoi obiettivi chiari erano i bigotti che usavano il rigorismo religioso come facciata per nascondere i loro empi comportamenti, senza nemmeno credere a ciò che stavano predicando. La battaglia era tra la verità e l’inganno, l’onestà e l’ipocrisia. Ora, 350 anni dopo, questa equazione va parzialmente modificata. Tartufo non può più essere un semplice impostore. È molto più di questo: un profeta anticonformista. Un guaritore. Un guru fanatico. Che denunzia, maledice e combatte (in apparenza) contro un mondo di materialismo, consumismo, lassismo, dissolutezza, permissività e amoralità”. – Roberto Valerio

Lo Schiaccianoci
Sa 18.12.2021, ore 16:00 e 20:30 (da definire)
Do 19.12.2021, ore 16:00 e 20:30
LAC, Sala Teatro
Durata 1h05 primo atto, 25’ intervallo, 40’ secondo atto

musica di Petr Il’ič Čajkovskij 
libretto ispirato alla fiaba di E.T.A. Hoffmann Lo Schiaccianoci o il re dei topi 
coreografia Vasily Vainonen 
con il corpo studenti e laureandi dell’Accademia Russa di balletto “A.Y. Vaganova” 
con Orchestra della Svizzera italiana 
direttore Alexander Vikulov 


Lo Schiaccianoci e il classico della magia del Natale “sulle punte”, che ha incantato e continua ad incantare il pubblico di tutto il mondo e di tutte le età. Tratto dalla fiaba dello scrittore E. T. A. Hoffmann e trasformato dalla musica di Petr Il’ič Čajkovskij in uno dei balletti più iconici e amati della storia della danza, Lo Schiaccianoci rappresenta da sempre il grande “battesimo” delle star del balletto russo: da Anna Pavlova a Svetlana Zakharova, passando per Rudolf Nureyev e Mikhail Baryshnikov.
In questo allestimento, fedele alla versione del 1934 firmata dal coreografo Vasily Vainonen, l’Orchestra della Svizzera italiana, diretta dal Maestro Alexander Vikulov, accompagna settanta giovani studenti, dalle prime classi ai laureandi, provenienti dalla prestigiosa e antichissima Accademia russa di balletto, fondata nel 1734, intitolata ad A.Y. Vaganova, ed oggi diretta dal famoso ballerino Nikolaj Tsiskaridze. In Accademia, oltre alla stessa Vaganova, creatrice della rinomata metodologia d’insegnamento della danza classica, hanno insegnato tra gli altri, il grande coreografo Marius Petipa, autore della trama de Lo Schiaccianoci e l’italiano Enrico Cecchetti, contribuendo a formare intere generazioni di ballerine e ballerini, future promesse della danza di tutto il mondo.
Il viaggio onirico della dolce Masha e del suo misterioso Schiaccianoci ricevuto in dono la notte di Natale dal padrino Drosselmeyer rivive al LAC in una nuova veste, che mescola la tradizione romantica russa con l’innovazione delle scene multimediali create per l’occasione da Anton Alekseev in sostituzione alle classiche decorazioni materiali. Il pubblico, così immerso nell’atmosfera gotica e magica della fiaba, viene condotto con il fiato sospeso e gli occhi pieni di stupore fino all’ultimo valzer.

“Schiaccianoci è uno dei più bei doni della danza, non soltanto per i bambini, ma per chiunque ami l’elemento magico del teatro”. - George Balanchine

Se questo è un uomo
Ma e Me 18-19.01.2022, ore 20:30
LAC, Sala Teatro
Durata 1h40’

dall’opera di Primo Levi (pubblicata da Giulio Einaudi editore) 
condensazione scenica a cura di Domenico Scarpa e Valter Malosti 
uno spettacolo di Valter Malosti 
con Valter Malosti e Antonio Bertusi, Camilla Sandri 
tre madrigali (dall’opera poetica di Primo Levi) Carlo Boccadoro 
produzione TPE – Teatro Piemonte Europa / Teatro Stabile di Torino - Teatro Nazionale / Teatro di Roma – Teatro Nazionale


Progetto realizzato in collaborazione con Centro Internazionale di Studi Primo Levi, Comitato Nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Primo Levi, Polo del ‘900 e Giulio Einaudi editore in occasione del 100° anniversario dalla nascita di Primo Levi (1919 – 1987).

La voce di Primo Levi è la voce che più di ogni altra ha saputo far parlare Auschwitz: la voce che da oltre settant’anni, con Se questo è un uomo, racconta ai lettori di tutto il mondo la verità sullo sterminio nazista. Nel centenario della nascita di Levi, il direttore di TPE – Teatro Piemonte Europa Valter Malosti firma la regia e l’interpretazione di Se questo è un uomo portando per la prima volta in scena direttamente la voce di questa irripetibile opera prima, che è il libro di avventure più atroce e più bello del ventesimo secolo: quella voce senza alcuna altra mediazione. Una voce che, nella sua nudità, sa restituire la babele del campo – i suoni, le minacce, gli ordini, il rumore della fabbrica di morte. La condensazione scenica del testo è stata curata da Domenico Scarpa e dallo stesso Malosti.
La voce è quella del testimone - protagonista, ma i suoi registri sono molti. La voce di Se questo è un uomo contiene in realtà una moltitudine di registri espressivi, narrativi, percettivi e di pensiero. Questi registri, questi fotogrammi del pensiero nel suo divenire sono la vera azione del testo. La scena è di Margherita Palli, che ha immaginato un cortocircuito visivo tra la memoria del lager e le «nostre tiepide case». Le luci sono di Cesare Accetta, i costumi di Gianluca Sbicca, i video di Luca Brinchi e Daniele Spanò. In scena con Malosti i performer Antonio Bertusi e Camilla Sandri. Il progetto sonoro, curato da Gup Alcaro, è fondamentale in questa riscrittura scenica. Se questo è un uomo è infatti un’opera acustica. A fare da contrappunto di pura e perfetta forma i tre madrigali originali creati da Carlo Boccadoro a partire dalle poesie che Levi scrive nel 1945-46, immediatamente dopo il ritorno dal campo di annientamento.

La coscienza di Zeno 
Me e Gio 16-17.02.2022, ore 20:30
LAC, Sala Teatro 
Durata: spettacolo in allestimento

uno spettacolo di Oyes
ideazione e regia Stefano Cordella
drammaturgia Stefano Cordella e Dario Merlini
cast in via di definizione
produzione LAC Lugano Arte e Cultura, Teatro Metastasio di Prato, Teatro Stabile del Veneto, Oyes
con il sostegno di Centro di Residenza della Toscana (Armunia - CapoTrave/Kilowatt)
partner di ricerca Clinica Luganese Moncucco


Zeno è una tra le espressioni più compiute del narratore inattendibile novecentesco. La sua auto-narrazione cerca di proiettare un’immagine di sé costruita ad arte. Ma nel farlo vengono svelate contraddizioni e lacerazioni profonde, con una sincerità che diventa ancora più dirompente e brutale proprio perché si è così tanto cercato di occultarla. Ne La coscienza di Zeno di Italo Svevo, il protagonista ritorna ossessivamente sul suo passato, cercando di identificare la malattia che gli ha impedito di realizzarsi.
Sul palco un unico luogo apparentemente realistico, con alcuni elementi stranianti, rappresentazione simbolica dell’inconscio di Zeno o del suo goffo sforzo di controllarlo. 
La scena si apre seguendo l’incipit del romanzo: lo psicanalista ha assegnato al suo paziente il compito di scrivere un diario, un’autobiografia che ripercorra i punti critici della sua vita, per provare a comprendere l’origine della sua malattia. Lo spettacolo racconta l’estenuante e tragicomico confronto tra i due: da una parte il senso di rivalsa di un uomo che prova a mettere in luce gli aspetti più edificanti per non ammettere di aver forse fallito, dall’altra la spietata ricerca di una verità che si insinua nelle pieghe più intime e nascoste della coscienza. La seduta di analisi si trasforma così in una sorta di auto processo. 

Le relazioni pericolose 
Lu-Me 07-09.03.2022, ore 20:30
LAC, Palco Sala Teatro 
Durata: spettacolo in allestimento

tratto dal romanzo di Pierre-Ambroise-Françoise Choderlos Delaclos
adattamento e regia Carmelo Rifici
con cast in via di definizione
produzione LAC Lugano Arte e Cultura
partner di ricerca Clinica Luganese Moncucco


“Avevo appena compiuto 15 anni quando uscì il meraviglioso film di Stephen Frears, con un cast stellare, su Le relazioni pericolose, dall’opera teatrale di Hampton. Il film mi colpì per la bellezza, ma soprattutto per quelle atmosfere nitide, minacciose che avvolgevano i personaggi. Una Francia alle soglie della Rivoluzione si specchiava nelle avventure erotico-violente della Marchesa Merteuil e del Vsiconte di Valmont, ai danni di vittime innocenti, donne cadute nel linguaggio manipolatorio e carnale dei due nobili immorali. Il film mi spinse a leggere il romanzo originale: la crudeltà e l’oggettività della scrittura di Pierre Delaclos mi turbarono fortemente. L’onnipotenza dei due nobili si mescolava ad un senso di decadenza di ineluttabilità e di impotenza. Alla fine, un’epidemia di vaiolo e la Rivoluzione poco dopo metteranno la parola conclusione ad un mondo letterario dove piacere, estetica e amore per il Male erano in tutt’uno con la crisi di una società arrivata al capolinea. 
Durante quest’estate strana e sospesa, dove le notizie di una nuova variante del Covid si mescolavano senza sosta agli incendi, i disastri ambientali e alle migliaia di afgani terrorizzati dalla repentina partenza dell’Occidente, le atmosfere di Laclos mi sono tornate alla mente. Rilette sotto la luce rivelatrice di un intellettuale tedesco del calibro di Heiner Muller, ho risentito quel linguaggio ancora oggi necessario, forte e dirompente. Lo spettacolo che ne uscirà vuole essere un tentativo di risposta all’emergenza umana e culturale in cui siamo ripiombati.” - Carmelo Rifici

 

Eutopia 
18-20/22-27.03.2022

Gio 17.03, ore 17:00 (scolastica)
Ve 18.03, ore 18:00 e 20:30
Sa 19.03, ore 14:00, 18:00 e 20:30
Do 20.03, ore 14:00, 18:00 e 20:30
Ma 22.03, ore 18:00 e 20:30
Me 23.03, ore 18:00 e 20:30
Gio 24.03, ore 14:00 / ore 18:00 e 20:30
Ve 25.03, ore 18:00 e 20:30
Sa 26.03, ore 14:00, 18:00 (replica solo in inglese) e 20:30
Do 27.03, ore 11:00, 14:00 e 18:00
LAC, Teatrostudio
Durata 1h30’
15 spettatori alla volta
Possibilità di assistere allo spettacolo ogni giorno, non solamente durante la scolastica

Creazione: Trickster-p
Concetto e realizzazione: Cristina Galbiati e Ilija Luginbühl
Collaborazione artistica: Simona Gonella, Yves Regenass
Collaborazione al game design: Pietro Polsinelli
Spazio sonoro originale: Zeno Gabaglio
Assistenza e collaborazione alla costruzione: Arianna Bianconi
Grafica e consulenza all’allestimento: Studio CCRZ
Produzione: Trickster-p, LAC Lugano Arte e Cultura
Co-produzione: Theater Chur, ROXY Birsfelden, Südpol Luzern, TAK Theater Liechtenstein, FOG Triennale Milano Performing Arts
Con il sostegno di Le Grütli - Centre de production et de diffusion des Arts vivants (Ginevra) – residenza di creazione
E con il sostegno di Pro Helvetia - Fondazione svizzera per la cultura, DECS Repubblica e Cantone Ticino - Fondo Swisslos, Città di Lugano, Municipio di Novazzano, Fachausschuss Tanz & Theater BS/BL, Landis & Gyr Stiftung, Graubündner Kantonalbank, Stiftung Dr. Valentin Malamoud, Boner Stiftung für Kunst und Kultur, Bürgergemeinde Chur, Fondazione Winterhalter


Coniugando performance, installazione e game design, il nuovo progetto di Trickster-p rimette in discussione vecchi modelli biologici, ecologici e antropologici per trasformare il teatro in un enorme tavolo da gioco attorno a cui gli spettatori sono invitati a un’esperienza partecipativa i cui esiti, sempre differenti, sono il risultato dei loro singoli apporti peculiari.
Eutopia nasce dal desiderio di esplorare un diverso paradigma di “fare insieme” attraverso un approccio ludico e multisensoriale. Come ri-costruire o de-costruire il nostro “fare”? Come vivere insieme dopo tutti questi mesi di isolamento? Come coesistere con la pluralità delle forme attorno alla Natura senza per questo negare il nostro “essere umani”? 
L’azione collettiva, fondante quanto effimera, diventa strumento per delineare mondi possibili, che mettano al centro narrazioni e visioni in cui l’umano e il non-umano s’intreccino per ricomporre una frastagliata geografia di paesaggi multispecie in continua trasformazione. Privilegiando quell’arte di raccontare storie in cui gli esseri umani non siano al centro, ma non svolgano neanche il ruolo di intrusi contro i quali la Natura dovrebbe essere protetta, Eutopia coinvolge i partecipanti, li interroga e li rende partecipi delle storie non umane che scaturiscono dalla loro azione.

Eutopia è un progetto partecipativo e intergenerazionale che invita a ritrovarsi e costruire insieme, bambini dai 9 anni, adulti e anziani di tutte le età, provenienza e orizzonti sono benvenuti!

Chi ha paura di Virginia Woolf?
Me e Me 29-30.03.2022, ore 20:30
LAC, Sala Teatro 
Durata 3h15’ (con intervallo) 

di Edward Albee
traduzione Monica Capuani
drammaturga Linda Dalisi
regia Antonio Latella
con Sonia Bergamasco, Vinicio Marchioni, Ludovico Fededegni, Paola Giannini
produzione Teatro Stabile dell'Umbria
con il contributo speciale della Fondazione Brunello e Federica Cucinelli


Antonio Latella torna alla regia con il capolavoro di Edward Albee: il celebre testo Chi ha paura di Virginia Woolf? racconta la storia di due coniugi di mezza età, Martha e George, che hanno invitato a casa Nick, giovane collega di lui, e la moglie Honey. Mentre il tasso alcolico della serata sale sempre più, Martha e George si abbandonano a un crescente gioco al massacro, fino a far fuggire i loro ospiti.

“Non posso non partire dal titolo per affrontare questo testo che ancora una volta mi riporta all’America e alla drammaturgia americana. Una canzoncina che la nostra protagonista dissemina per tutto il testo, che riprende la melodia per bambini, e non solo, Who’s Afraid of the big bad Wolf?, ovvero: “Chi ha paura del lupo cattivo?”. La paura del lupo, quel lupo che fin da piccoli è fuori dalla porta pronto a sbranarci, pronto a punirci nel momento in cui non stiamo nelle regole che la società ci impone. Eppure, non posso credere che questa scelta, in un autore attento come Edward Albee, sia solo un vezzo intellettualistico, dal momento che per sostituire la parola “lupo” scomoda una delle figure intellettuali più importanti del novecento, Virginia Woolf. (…) La Woolf è presente anche in una idea di narrazione che riguarda lo stesso Albee: ‘Ogni volta che entra la morte, bisogna inventare, mentire, ricostruire. La morte la puoi vincere solo con l’invenzione’.” –  Antonio Latella