Giunto alla trentesimaesima edizione, il FIT Festival Internazionale del Teatro e della scena contemporanea, che si terrà dal 1 al 10 ottobre 2021, presenta la sua programmazione con artisti svizzeri e provenienti da Giappone, Uruguay, Argentina, Sud Corea, Portogallo e Italia. In occasione del festival, vengono proposti una serie di spettacoli adatti ad un pubblico di bambini e ragazzi delle scuole di tutti gli ordini.

I seguenti spettacoli sono proposti in esclusiva per le Scuole durante l’orario scolastico o extrascolastico e in particolare per gruppi.

Cenerentola
Do 03.10.2021, ore 16:00
Teatro Foce
Durata 60'
Dai 6 anni
Prima assoluta

Zaches Teatro (IT)
regia, drammaturgia, coreografia Luana Gramegna
con Gianluca Gabriele, Amalia Ruocco, Enrica Zampetti
scene, luci, costumi, maschere e pupazzi Francesco Givone
progetto sonoro e musiche originali Stefano Ciardi
collaborazione scene, maschere e pupazzi Alessia Castellano
realizzazione costumi Rachele Ceccotti
collaborazione drammaturgica Daria Menichetti
produzione Zaches Teatro 2021


Zaches Teatro si addentra nell’universo della celebre fiaba di Cenerentola per costruire l'ultimo spettacolo della trilogia della fiaba, di cui fanno parte anche Pinocchio e Cappuccetto Rosso.
Tale trilogia non è solo una serie di tre spettacoli, ma un progetto più ampio e frastagliato. Il fine è indagare il mondo della fiaba e dei racconti di tradizione orale con l’intento di andare il più possibile lontano nel tempo, alla scoperta di quei particolari che sono stati a poco a poco edulcorati, dimenticati o cancellati dalle versioni più recenti. La società moderna ha dimenticato le sue radici e le fiabe rappresentano gli ultimi frammenti di quel mondo dimenticato. Ricostruire le radici significa recuperare la propria identità che si scopre appartenere ad un bacino molto più ampio di quello che siamo soliti pensare, uno spazio vasto oltre i confini degli odierni stati nazionali. Cenerentola è un’eroina dai mille volti e artefice del proprio destino; divenuta nella nostra cultura un riferimento estremamente popolare, è andata sempre di più costituendo il simbolo del riscatto degli oppressi. Utilizzando il teatro d’oggetto, la danza, il movimento espressivo, la musica originale e i linguaggi del teatro di figura, i corpi degli interpreti danno vita ai personaggi della storia in uno spettacolo vorticoso e pieno d'invenzioni, animato di strane presenze tra il buffo e il grottesco, dal forte impatto visivo.


Tangram 七巧板
Ma 05.10.2021, ore 9:30
Teatro Foce
Durata 35’
Da 1 a 4 anni
Prima nazionale

La Baracca (IT)
di e regia Andrea Buzzetti
con Matteo Bergonzoni, Giada Ciccolini, Lorenzo Monti
luci Giada Ciccolini, Matteo Bergonzoni
collaborazione alla messa in scena Enrico Montalbani
produzione La Baracca - Testoni Ragazzi


Tangram: un quadrato perfetto che si divide in sette forme geometriche. A partire da questi elementi è possibile creare una serie pressoché infinita di figure. Da questo famoso rompicapo cinese, nasce un percorso di ricerca sulla composizione e scomposizione dell’immagine.
In scena tre personaggi ci raccontano di un viaggio, costruendolo. Insieme attraversano luoghi conosciuti e altri inesplorati, incontrano soggetti strani in situazioni ancor più strane, giocano con loro e continuano a viaggiare fino a perdersi.
Solo attraverso la loro fiducia e l’aiuto reciproco riusciranno a tornare, accorgendosi di aver condiviso un’esperienza che li ha aiutati a crescere e a fidarsi l’uno dell’altro.


Jack e il fagiolo magico. Una storia tra terra e cielo
Me 06.10.2021, ore 9:30
Teatro Foce
Durata 45’
Da 4 a 8 anni
Prima nazionale

La luna nel letto (IT)
da un’idea di Maria Pascale
testi, regia e scene Michelangelo Campanale
con Maria Pascale
voce registrata Lorenzo Gubello
assistente alla regia Annarita De Michele
assistente alla scenotecnica e costumi Maria Pascale
registrazioni audio Michelangelo Volpe
produzione La Luna nel Letto


Ve l’hanno mai detto che dei semplici fagioli possono essere magici?
Così magici da farci arrivare in cielo?
Ve lo hanno mai detto che si può correre a più non posso sulle nuvole?
Che non bisogna essere grandi e non c’è neppure bisogno del permesso?
E ve lo hanno mai detto che tra le nuvole si può trovare di tutto, anche un grande castello, e che nel castello...? Cosa può accadere tra terra e cielo, si potrebbe raccontare per ore!
Una cosa è certa: quando sulla terra le cose si complicano, si può sperare nel cielo e, statene certi, tutto si trasforma in una grande avventura! Parola del piccolo Jack!
Ispirato ad una fiaba della tradizione orale inglese – la prima pubblicazione apparve nel libro The History of Jack and the Bean-Stalk, stampato da Benjamin Tabard nel 1807 – lo spettacolo racconta la storia di un bambino che pur essendo piccolo riesce a trovare il lieto fine alle sue disavventure, guidato dal suo istinto, dalla sua fiducia nella vita e dalla sua intelligenza.


Il libro di tutte le cose
Lu 11.10.2021, ore 09:30
Teatro Foce
Dagli 8 anni
Durata 1h10’
Prima assoluta 

Teatro Pan (CH)
tratto dall’omonimo romanzo di Guus Kuijer
adattamento Lorenzo Bassotto, Monica Ceccardi e Cinzia Morandi
regia Lorenzo Bassotto
con Lorenzo Bassotto, Roberto Maria Macchi, Cinzia Morandi, Viviana Gysin
una coproduzione LAC Lugano Arte e Cultura, Teatro Pan, Bam!Bam Teatro, Repubblica e Cantone Ticino DECS Swisslos, Comune di Lugano 
con il sostegno Dipartimento delle Istituzioni
in collaborazione con LAC edu 
partner di ricerca Clinica Luganese Moncucco


Tratto da uno dei libri più importanti della letteratura olandese, lo spettacolo mette in scena una storia meravigliosa sul potere della fantasia e la forza dell’unione. 
Thomas è un bambino che vive in un mondo fantastico, nel quale si nutre di sogni vivi e coloratissimi, ama la ragazza più bella del mondo, che agli occhi degli altri però è zoppa e diversa, ha per amica una piantina che si chiama Gesù, ed è fermamente deciso a diventare felice. Lo stesso Thomas, però, vive anche in un mondo cupo e doloroso, nel quale suo padre spesso diventa una strana e violenta creatura che getta lui, sua madre e sua sorella nello sconforto e nella paura. Ma Thomas, come ci racconta attraverso il suo diario, nel quale scrive tutto e che ha chiamato Il libro di tutte le cose, troverà la forza in sé e fuori di sé per liberarsi e liberare la sua famiglia. Perché solo quando si smette di avere paura si può essere davvero felici.
Attraverso la storia del piccolo Thomas, lo spettacolo si propone di riconnettere ogni spettatore al suo più profondo sé, riattivando quello spazio di libertà e creatività propri dell’infanzia e che, se coltivati, possono nutrire e riempire di senso anche la vita adulta.

Fedra
Ma, Me 28—29.09.2021, ore 20:30
LAC, Sala Teatro
Durata 1h20’
Prima internazionale
Presentato nell’ambito del FIT Festival 2021

adattamento e regia Leonardo Lidi
con (in ordine alfabetico) Alessandro Bandini, Christian La Rosa, Marta Malvestiti, Francesca Porrini,
Maria Pilar Pérez Aspa
produzione LAC Lugano Arte e Cultura
partner di ricerca Clinica Luganese Moncucco


Dopo il successo de Lo zoo di vetro, Leonardo Lidi – giovane regista che nel 2020 ha vinto il prestigioso Premio della Critica Teatrale per la sua capacità di riscrivere i classici “con una sensibilità volta al presente” – torna a collaborare con il LAC presentando un lavoro che, partendo dal mito di Fedra, si concentra sul tema della solitudine, della ricerca dell’amore in assenza di esso. 
Il testo si basa strutturalmente su tre solitudini: quella di Fedra, di Teseo e di Ippolito, figlio di Teseo e dunque figliastro di Fedra. In queste solitudini, l’Amore può essere salvezza ma anche tortura.
Sola e spaventata su una panchina, Fedra aspetta il ritorno di Ippolito, o di Teseo, forse… 
Per la riscrittura di Fedra, Lidi parte dal mito della “sedia dell’oblio”, secondo cui lo sposo di Fedra, Teseo, rimase imprigionato per quattro anni negli inferi fino a che Eracle, sceso nel tartaro per catturare il cane Cerbero, lo liberò. Da qui il parallelismo con quello che stiamo vivendo oggi, con questo virus/Cerbero che ci tiene incatenati. Secondo Virgilio, Teseo tornerà su quella sedia per l'eternità dopo la sua morte.


Lingua MadreCerti Comizi
Ve 01.10, ore 16:00
Sa 02.10 – Do 3.10, ore 10:00
Ve 08.10, ore 18.00
Sa 09.10 – Do 10.10, ore 10:00
LAC, Sala 4
Salotto cinematografico, Video documentario
Durata 1h40'
Dai 15 anni
Prima assoluta

ispirato all’opera di Pier Paolo Pasolini
di e regia Tindaro Granata
assistente alla regia Monica Ceccardi
montaggio e regia video Radiana Basso
produzione LAC Lugano Arte e Cultura


Certi Comizi è un lungometraggio filmico che debutterà nella sua versione integrale al FIT, realizzato per LINGUA MADRE. Capsule per il futuro, progetto digitale LAC ideato da Carmelo Rifici e Paola Tripoli.
Certi Comizi   è uno studio in cui Tindaro Granata disegnerà una mappa “umanografica” del territorio ticinese facendosi ispirare dalla modalità di intervista che guidò Pier Paolo Pasolini nel suo capolavoro Comizi d’amore, straordinario film d’inchiesta che realizzò nel 1965; microfono alla mano, Pasolini scese nelle piazze italiane e fece un reportage per capire come era cambiata la morale nel suo paese, l’Italia. 


Goodbye 
Do 03.10.2021, ore 18:00 e 20:30
LAC, Teatrostudio 
Durata 50’  
Spettacolo in lingua inglese con sopratitoli in italiano

performance Michikazu Matsune
testo Dave Mann/ The Centre for The Less Good Idea, Johannesburg
assistente artistico Andrea Gunnlaugsdóttir
assistente alla ricerca Almud Krejza 


Cosa ci guadagniamo a essere testimoni della perdita di altri? Con felicità o tristezza, ci sono momenti nella vita in cui bisogna dire addio: combinando lettura e danza, Goodbye dell’artista giapponese Michikazu Matsune racconta storie di relazioni personali, amore e complicazioni, lette tra le righe di alcune lettere d’addio. 
Goodbye è pieno di parole d'addio, raccontate principalmente attraverso lettere d'addio da tutto il mondo. Alcune sono scritte con rabbia, altre emergono da un luogo di profonda tristezza, e molte di esse esprimono con profondità pensieri sulle nostre relazioni con gli altri, luoghi e oggetti nel mondo attraverso il semplice atto di dire addio.
Tutte queste parole di addio sono lette da Matsune che riesce a costruire una performance avvincente a partire da un atto affascinante e semplice: il lento taglio della busta, il secco stropicciare della carta che viene dispiegata, e il rapido, cortese schiarimento della gola servono come un brillante ingresso a ogni storia.
Lettere d'addio, scritte da varie persone per motivi diversi, tra cui quelle dell’imperatrice Maria Teresa a sua figlia Maria Antonietta date il giorno della sua partenza per la Francia, quella di un cieco al suo cane guida deceduto, quella di un pilota Kamikaze ai suoi figli prima della sua missione, e la lettera d'addio del cantante Kurt Cobain tra molte altre. Combinando lettura e danza, Goodbye racconta storie di relazioni personali, amore e complicazioni, lette tra le righe.


Lolling and Rolling 
Ma 05.10.2021, ore 20:30
LAC, Palco Sala Teatro 
Durata 45’
Spettacolo in lingua inglese e coreana con sopratitoli in italiano 
Prima nazionale

concetto, testo, regia, musica, video e performance Jaha Koo
drammaturgia Dries Droubi
consulenza artistica Pol Heyvaert
produzione OFFICENEINOFFICE
produttore esecutivo 2021 CAMPO
in coproduzione con Kunstenfestivaldesarts 


Dopo Cuckoo The History of Korean Western Theatre, il coreano Jaha Koo ritorna al FIT con il suo primo lavoro della trilogia Hamartia. In greco hamartia significa “mancare il bersaglio” o, per estensione, “prendere una strada sbagliata”, un concetto che Koo ha intrecciato nel corso delle sue tre performance, anche se in forme completamente diverse.
In Lolling and Rolling, performance del 2015, Jaha Koo si immerge nel fenomeno della “tonguetie surgery”, un’operazione chirurgica (legamento della lingua) praticata in Corea del Sud per permettere di pronunciare in inglese la “r” sulla punta della lingua. La performance tocca così il discorso sull’imperialismo linguistico nel paese natale dell’artista. 
Non volendo più concentrarsi solo sull’aspetto linguistico, che è solo la punta dell’iceberg, Jaha Koo, nella rielaborazione dello spettacolo, mette ora in evidenza anche il processo più ampio che si accompagna all’imperialismo, che cerca di mettere a tacere i subalterni. Perché la negazione o la svalutazione di una lingua porta anche la perdita di un’identità di una parte di popolazione. In questo modo, le minoranze sono colonizzate non solo linguisticamente, ma anche culturalmente.


Divina Invención o la celebración del amor
Me 06.10.2021, ore 20:30
LAC, Palco Sala Teatro 
Durata 1h
Spettacolo in lingua spagnola con sopratitoli in italiano 
Prima nazionale

testo, regia e interpretazione Sergio Blanco
disegno audiovisuale e collaborazione artistica Philippe Koscheleff
produzione CNTC


Dopo il grande successo dell’anno scorso con il monologo in forma autofinzionale Memento Mori o la celebración de la muerte, ritorna al FIT il regista, autore e attore uruguaiano Sergio Blanco, questa volta protagonista di un monologo che parla d’amore. 
Blanco si confronta con l'amore, dissezionandone i disparati effetti su chi ne gode/soffre: “Se è vero che, come professa Lope, l’amore è una scienza che ci rende saggi, è anche vero che ci connette con la nostra parte più brutale. Comunque, al di là del fatto che l'amore è tra civiltà e barbarie, saggezza e maleducazione, l’umano e il brutale, penso che sia un’esperienza sublime che finisce sempre per trasformarci” – afferma Blanco mentre si presenta in scena solo con una scrivania dietro cui campeggiano proiezioni e dipinti di Francis Bacon, che qui viene chiamato a sancire il matrimonio del sentimento d'amore con la violenza. 
Il viaggio visivo proposto non fa tappa solo in luoghi fisici (Heidelberg, Hong Kong, Venezia, Manhattan, Río de la Plata), ma si ferma anche su icone come Superman, Cleopatra, Lancillotto, Melibea, Rossella O’Hara e molti altri. Una suggestiva insalata di citazioni che Blanco cucina “con la prudenza dell’accademico e l’esaltazione dell’artista”.


dSimon
Sa 09.10.2021, ore 19:00
LAC, Teatrostudio 
Durata 1h 10’
Spettacolo in lingua francese con sopratitoli in italiano 

concetto e regia Tammara Leites, Simon Senn, dSimon
programmazione informatica Tammara Leites
con Tammara Leites, Simon Senn, dSimon
produzione Compagnie Simon Senn, Téâtre Vidy – Lausanne
diffusione Anne-Christine Liske, Anouk Luthier
coproduzione Le Grütli, Centre de production et de diffusion des Arts vivants


Dopo Be Arielle F presentato al FIT l’anno scorso, ritorna il giovane losannese con un nuovo affascinante esperimento tecnologico dal titolo dSimon.
GPT, il software di intelligenza artificiale più potente al mondo, ha la capacità di scrivere qualsiasi cosa l’utente gli sottoponga. Tammara Leites propone a Simon Senn di essere il modello per il suo adattamento di GPT, chiedendogli di accettare che l’intelligenza artificiale legga tutti i suoi dati digitali, e-mail o documenti. Così nasce dSimon, che può essere trovato tramite un sito web o un'app per smartphone. Ma, presto, dSimon si comporta in modo sorprendente nei confronti dei visitatori del sito o di Simon Senn stesso, che finisce per non sapere bene cosa stia pensando, o anche cosa gli stia facendo questo curioso doppio digitale… È perché dSimon è dotato di linguaggio che è così inquietante, così “umano”? Chi lo padroneggia? Cosa dice la legge – o l’etica, o OpenAI (organizzazione non profit di ricerca sull’intelligenza artificiale) – su ciò che dSimon produce? 
Sul palco, Tammara Leites, Simon Senn - e dSimon - testimonieranno ciò che questo progetto è stato per loro, da un punto di vista personale, emotivo, intellettuale, artistico, forse anche politico, etico e futuristico.


Bros 
Sa e Do 09-10.10.2021, ore 20:30
LAC, Palco Sala Teatro 
Durata 1h15’
Prima assoluta

concezione e regia Romeo Castellucci
musica Scott Gibbons
dramaturg Piersandra Di Matteo
motti Claudia Castellucci
con gli agenti Valer Dellakeza, Luca Nava, Sergio Scarlatella
e con uomini dalla strada
produzione Socìetas
in coproduzione con LAC Lugano Arte e Cultura, Kunsten Festival des Arts Brussels, Printemps des Comédiens Montpellier 2021, Maillon Théâtre de Strasbourg - Scène Européenne, Temporada Alta 2021, Manège-Maubeuge Scène nationale, Le Phénix Scène nationale Pôle européen de création Valenciennes, MC93 Maison de la Culture de Seine-Saint-Denis, Ruhrfestspiele Recklinghausen, ERT Emilia Romagna Teatro Italy, Holland Festival Amsterdam, V-A-C Fondazione, Triennale Milano Teatro, National Taichung Theater – Taiwan
partner di ricerca Clinica Luganese Moncucco

Romeo Castellucci, regista visionario e cofondatore della Socìetas di Cesena, presenta un lavoro dove prevale l’azione rispetto al pensiero, il quale non sembra avere alcuna importanza qui; il pensiero abdica al suo ruolo di causa che genera azioni, e pure a quello di giudice delle azioni appena compiute. Tutti sanno esattamente cosa fare.
Protagonisti assoluti dello spettacolo, un folto gruppo di uomini anonimi – chiamati dalla strada – che, dopo aver firmato un protocollo a cui promettono di attenersi fedelmente, vengono guidati da un auricolare senza fili, ricevendo comandi individuali ai quali devono obbedire in tempo reale. A pochi minuti dall’inizio dello spettacolo a ciascuno di loro è consegnata una divisa da poliziotto e un auricolare; ciascuna azione – semplice, complessa o contraddittoria che sia – è compiuta nel tempo determinato dall’ordine.
Lo spettacolo è un vero e proprio esperimento antropologico, una riflessione sulla legge, sulla violenza, sul funzionamento della polizia come sorta di confraternita, di clan.
Il costume degli “attori” è quello delle uniformi della polizia di qualche decennio fa (con rimandi espliciti alla comicità del cinema muto), a indicare simbolicamente la comune forza che governa tutto e tutti e, allo stesso tempo, a stagliare l’irriducibile risposta individuale che si dà alla sorte, quando questa si presenti in termini obbliganti. In gioco c’è l’acquisizione immediata di una parte “da recitare”: azioni da compiere anche quando non sono comprensibili le intenzioni. Alle presenze pseudo-attoriali è chiesto di incarnare una qualità scenica che vive nell’istantaneità di compimento dell’azione che taglia fuori ogni psicologia meditata per far spazio alla verità dell’esperienza, perché ciò che conta è l’immediata incorporazione della risposta e non l’improvvisazione smaliziata di chi conosce il mestiere.