sabato 08 ottobre

Palco Sala Teatro
da 12.- a 25.- CHF

20:30

Proseguendo con l’esplorazione speculativa iniziata diversi anni fa con Realismo (2016) e Estado Vegetal - presentato al FIT Festival nel 2017- , il nuovo lavoro della regista e drammaturga cilena Manuela Infante si pone il compito di immaginare un teatro non antropocentrico e non umanista.

Questo per contrastare la nozione moderna di umanità come misura di tutte le cose. Il concetto di “umano” è servito a sostenere e giustificare strumentalizzazioni ed esclusioni significative, non solo nei confronti dei non umani, ma anche verso umani considerati meno che umani. Un teatro non umano è uno sforzo critico, ma anche una pratica speculativa con altre forme di organizzazione e di politica, attraverso la quale si tenta di attuare una sorta di decolonizzazione da pratiche teatrali con al centro l’uomo e modellate sul pensiero umano.
Artista di primo piano della scena sudamericana ma anche direttrice del prestigioso Teatro de Chile, Manuela Infante presenta i suoi spettacoli in tutta Europa e negli Stati Uniti, mentre i suoi testi vengono tradotti sia in inglese che in italiano. Da anni lavora in risonanza con le idee di una corrente di pensiero a volte etichettata come la “svolta non umana”.

regia, drammaturgia e sound design
Manuela Infante

con
Marcela Salinas
Aliocha De La Sotta
Rodrigo Pérez

design
Rocío Hernández

visuals
Pablo Mois

programmazione
luce-suono e visuals Alex Waghorn

coreografia
Diana Carvajal

collaboratori per le musiche
Valentina Villarroel
Marcos Meza

musiche
Eliane Radigue
Pauline Oliveros
Kali Malone
Senyawa
Beverly Glenn-Copeland

tecnico del suono
Diego Betancourt

design tecnico del suono
Gonzalo Rodriguez

responsabile tecnico
Julio Escobar

ricerca e drammaturgia
Camila Valladares

produzione
Carmina Infante e Sergio Gilabert

in coproduzione con
Centro Cultural Matucana 100, Fundación Teatro a Mil, NAVE, Parque Cultural de Valparaíso, Kyoto Experiment Festival.

in collaborazione con
HAU Hebbel am Ufer