Paolo Nori, scrittore e traduttore italiano specializzato in letteratura russa, arriva al LAC per raccontare Il maestro e Margherita, capolavoro di Michail Bulgakov, forse il più contemporaneo dei classici russi del Novecento: un romanzo sul bene e sul male, sulla giustizia, sul rapporto tra arte e letteratura, che ci rivela, di noi, più di quanto vorremmo sapere.
“Quando, nel 1967, Einaudi pubblica un romanzo di uno scrittore russo morto nel 1940, sconosciuto da noi – afferma Paolo Nori –, Michail Bulgakov, Il maestro e Margherita, Eugenio Montale scrive che siamo di fronte a ‘un miracolo che ognuno deve salutare con commozione’. L’anno successivo, nel 1968, i Rolling Stones incidono una canzone, Sympathy for the Devil, che Mick Jagger ha scritto dopo aver letto Il maestro e Margherita. Questo diavolo così simpatico, che nel romanzo si chiama Woland, quando incontra, nel centro di Mosca, Levi Matteo, l’inviato del bene, che non nasconde il suo disprezzo per lui, gli dice: ‘Parli come se non conoscessi le ombre e neppure il male. Ma cerca, se puoi, di meditare su questa domanda: che mai farebbe il tuo bene, se non esistesse il male, e come apparirebbe la terra, se scomparissero le ombre? Gli uomini, le cose, proiettano ombre. Guarda l’ombra della mia spada. E le ombre degli alberi e degli esseri viventi. Vuoi scorticare tutto il globo terrestre, togliendogli tutti gli alberi, tutti gli esseri viventi, per la tua fantasia di godere della nuda luce? Tu sei uno stupido’.
Il maestro e Margherita è il grande romanzo di un grande scrittore russo nato in Ucraina che, nel marzo del 1930, scrive al Soviet Supremo dell’Urss: ‘Passando in rassegna i miei ritagli di giornale, ho constatato di aver ricevuto dalla stampa sovietica, nei dieci anni della mia attività letteraria, 301 recensioni, di cui 3 favorevoli e 298 ostili e ingiuriose’.”