Bus navetta
Milano-Lugano A/R
Domenica 01 marzo
Partenza da Milano Piazza IV novembre 1, ore 15:00, luogo in cui si rientra al termine dello spettacolo. Biglietto disponibile al prezzo di 15.- CHF, acquistabile unicamente se in possesso di un biglietto per lo spettacolo.
Akram Khan Company
Thikra: Night of Remembering
Akram Khan / Manal AlDowayan
© Camilla Greenwell
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Nella nuova creazione dell’Akram Khan Company, una delle compagnie di danza più innovative al mondo, passato e presente si intrecciano in un viaggio attraverso la tradizione per rendere omaggio agli antenati, attingendo alla forza ancestrale dei rituali.
Immaginato come un raduno annuale, lo spettacolo mette in scena una tribù di donne che, per una sola notte, si riunisce per risvegliare lo spirito di chi le ha precedute. Attraverso cerimonie e memorie condivise, il tempo si sospende e si ricompone in un gesto profondo di rinnovamento.
Il coreografo anglo-bengalese Akram Khan – vincitore del Laurence Olivier Award per l’eccellenza nella danza (2019) – trae ispirazione dalle molteplici culture del mondo che ancora oggi custodiscono e praticano questi riti sacri. La scenografia e i costumi portano la firma della pluripremiata artista saudita Manal AlDowayan e accompagnano una riflessione sulle risonanze di un passato segnato dalla colonizzazione.
Grazie a un cast internazionale tutto al femminile, tra danza contemporanea e Bharatanatyam (una delle forme di danza classica indiana più antiche e rinomate), Thikra intesse una narrazione al tempo stesso universale e profondamente intima. Attraverso questa potente alleanza creativa, lo spettacolo ci invita a riflettere sulle nostre radici e sui rituali che hanno modellato l’umanità che condividiamo.
regia e coreografia
Akram Khan
regia visiva, scene e costumi
Manal AlDowayan
concetto narrativo
Manal AlDowayan
Akram Khan
collaboratore creativo e coach
Mavin Khoo
composizione e disegno paesaggio sonoro
Aditya Prakash
disegno sonoro
Gareth Fry
disegno luci
Zeynep Kepekli
lighting designer associato
Imogen Clarke
dramaturg
Blue Pieta
direttrice delle prove
Angela Towler
danzatrici
Pallavi Anand
Laura Bufano
Ching-Ying Chien
Shreya Kannan
Azusa Seyama Prioville
Nikita Rao
Divya Ravi
Joy Alpuerto Ritter
Rohini Shetty
Elpida Skourou
Mei Fei Soo
direttore di produzione
Farooq Chaudhry
direttore esecutivo
Isabel Tamen
direttore tecnico
Michael Cunningham
produzione della direzione visiva
Carla Giachello
company manager
Emma Cameron
touring production manager
Michael Cunningham
direttore di scena
Harry Abbott
tecnico del suono
Matt Armstrong
supervisore luci
Stephane Dejours
supervisore guardaroba
Anne-Marie Bigby
realizzazione costumi
Peggy Housset
realizzazione scene
Tin Shed Scenery
musicisti (nella composizione registrata)
Aditya Prakash, Ananya Ashok, Loulwa Al Sharif, Melanie Pappenheim, Sohini Alam, Zafer Tawil, Sumesh Narayanan, Layth Sidiq, Megan Shung, Jay Julio, Naseem Alatrash, Guhan Venkataraman, Doyeon Kim, Dimitris Menexopoulos, Isaac Alderson, Sushma Soma, Praveen Sparsh, V. Prakash Ilayaraja, N Deepan, N Vijay, M Rajendran, Chris Votek
brani musicali della colonna sonora
Gyura Beli Belo Platno di London Bulgarian Choir, diretto da Dessislava Stefanova
The Elephant’s Funeral di Sushma Soma con Aditya Prakash
commissionato da
Wadi AlFann, Valley of the Arts, AlUla
partner primario di coproduzione
Bagri Foundation
supportato da
Arts Council England
Durata
1h
È previsto l'utilizzo della macchina del fumo e di musica ad alto volume.
La Matriarca, anziana e guida della comunità, ritorna per una notte di scambio e condivisione. Conosce la forza di tutti gli elementi che la compongono. Accanto a lei, due sorelle – una che evoca e una che si offre come vaso rituale – conducono la tribù nell’invocazione dello spirito ancestrale dalla Roccia della Conoscenza.
La Matriarca incarna il passato, le rovine e la memoria delle generazioni che hanno attraversato le cicliche fragilità dell’umanità. Ritorna al suo popolo per una notte di trasmissione.
Questa notte diventa un tempo di riflessione sul passato collettivo. Attraverso la memoria della propria storia e di un passato segnato dalla colonizzazione, la tribù trova uno spazio di guarigione e di trascendimento, abbandonandosi al rituale della vita e della morte.
In questa riconnessione si compie una liberazione. E solo allora lo spirito ancestrale può tornare al suo riposo, fino all’anno successivo.
Se il tempo è come un fiume, allora l’orologio non è che un pretendente meccanico. Accogliamo dunque questa sensazione di sospensione che mi attraversa mentre mi trovo al centro della vastità magnifica di AlUla, come un’occasione per ricordarci che, forse, lungo il corso di questo fiume del tempo abbiamo smarrito la rotta. Proviamo allora a trovare nuovi modi – o forse a riscoprire modi antichi – per tornare a muoverci, soli e insieme, affinché non diventiamo semplici imitazioni meccaniche dell’essere umano.
Ho sempre sentito che il modo in cui pensiamo al futuro porta con sé un passato. Nella storia della civiltà umana, ogni cultura ha elaborato una propria idea di futuro. Così, mentre resto in ascolto, quasi sopraffatto dall’immensità di questo deserto epico che è AlUla, avverto il desiderio di riportare alla luce le molte culture che hanno attraversato questi luoghi. Posso soltanto immaginare la cacofonia di voci, la moltitudine di lingue, la pluralità dei movimenti e la varietà di profumi che sono passati di qui, contribuendo a rendere unico questo spazio.
Desidero esplorare un movimento attraversato dalle voci di molte danzatrici, per celebrare la forza della natura che abita questo ambiente e, al tempo stesso, riconoscere le qualità materne delle nostre civiltà in continua trasformazione, che hanno plasmato il passato e continueranno a modellare il nostro futuro.