venerdì 02 settembre

Sala Teatro
da CHF 89 a CHF 159

domenica 04 settembre

Sala Teatro
da CHF 89 a CHF 159

martedì 06 settembre

Sala Teatro
da CHF 89 a CHF 159

giovedì 08 settembre

Sala Teatro
da CHF 89 a CHF 159

Dopo il successo de Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini che quattro anni fa segnò il debutto assoluto dell’opera lirica al LAC, il melodramma torna sul palco del centro culturale della città, inaugurando la stagione 2022/2023. Carmelo Rifici, direttore artistico del LAC, firma la regia dell’opera verdiana accompagnato dal Maestro Markus Poschner, alla guida dell’Orchestra della Svizzera italiana, di cui è direttore principale, e dal Coro della Radiotelevisione svizzera.

Tra le opere più celebri del compositore di Busseto, La traviata di Giuseppe Verdi segna il ritorno dell’opera lirica al LAC: il centro culturale della città torna a confrontarsi con la sfida di allestire un’opera e lo fa con una coproduzione LAC Lugano Arte e Cultura e Orchestra della Svizzera italiana, in collaborazione con Lugano Musica.
Un allestimento importante in cui Rifici sceglie di farsi accompagnare dalla squadra di lavoro che lo ha affiancato ne Il barbiere di Siviglia: lo scenografo Guido Buganza, la costumista Margherita Baldoni, il light designer Alessandro Verazzi, il coreografo Alessio Maria Romano, e collabora per la prima volta con Fabrizio Montecchi e Nicoletta Garioni di Teatro Gioco Vita, compagnia che da oltre cinquant'anni porta nel mondo l’arte del teatro di figura e del teatro d’ombre.
Ne sono protagonisti, nei ruoli principali, la soprano Myrtò Papatanasiu nel ruolo di Violetta Valéry, il tenore Airam Hernández nel ruolo di Alfredo Germont, il baritono Giovanni Meoni in quello di Giorgio Germont, Sofia Tumanyan veste i panni di Flora Bervoix, Michela Petrino interpreta Annina, Lorenzo Izzo dà voce a Gastone, Visconte di Létorières. Davide Fersini è il barone Douphol, Laurence Meikle è il marchese d’Obigny. Il Coro è diretto da Andrea Marchiol. Una bella occasione per il LAC che torna a misurarsi con l’opera, e un’ulteriore occasione di crescita per l’Orchestra residente, qui diretta dal suo direttore principale Markus Poschner, noto per il carattere innovativo delle sue direzioni.

Melodramma in tre atti

Libretto di Francesco Maria Piave

dal dramma La dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio

musica di Giuseppe Verdi


direttore
Markus Poschner

regia
Carmelo Rifici

scene
Guido Buganza

ombre
Fabrizio Montecchi
Nicoletta Garioni
Teatro Gioco Vita

disegno luci
Alessandro Verazzi

costumi
Margherita Baldoni

movimenti coreografici
Alessio Maria Romano

Maestro del coro
Andrea Marchiol


Interpreti

Violetta Valéry
Myrtò Papatanasiu

Alfredo Germont
Airam Hernández

Giorgio Germont
Giovanni Meoni

Flora Bervoix
Sofia Tumanyan

Annina
Michela Petrino

Gastone, visconte di Létorières
Lorenzo Izzo

Il barone Douphol
Davide Fersini

Il marchese d’Obigny
Laurence Meikle

Il dottor Grenvil
Mattia Denti

Orchestra della Svizzera italiana

Coro della Radiotelevisione svizzera

Civica Filarmonica di Lugano
direttore Franco Cesarini 

Tra le più celebri opere di Verdi, La traviata, scritta su libretto di Francesco Maria Piave, si compone di tre atti ed è tratta dalla pièce teatrale La signora delle camelie di Alexandre Dumas (figlio). il debutto avvenne al Teatro La Fenice di Venezia il 6 marzo 1853; un esordio che, soprattutto a causa degli interpreti di non adeguato livello e alla scabrosità dei temi, fu un clamoroso insuccesso. Riallestita il 15 maggio 1854, ottenne il meritato successo. In questa ripresa Verdi eliminò la consueta overture e compose due preludi orchestrali (al primo e al terzo atto) che descrivono in modo accurato e sottile l’atmosfera emozionale che andrà sviluppandosi in tutta l’opera.
La vicenda è nota: Violetta, donna smaliziata e mondana, suscita l’amore di Alfredo, nei cui confronti nutre un sentimento sincero, ma la loro unione viene dapprima ostacolata da Germont, padre di Alfredo, e successivamente dalla malattia che la condurrà alla morte.
L’opera, ancora oggi una delle interpretazioni più attuali e accusa più diretta ai mali del conformismo, mostra quanto possano essere dolci le gioie dell’amore spontaneo tra l’impulsivo Alfredo (“De’ miei bollenti spiriti”) e la sognatrice ma reticente Violetta (“È strano, è strano… Sempre libera”); quanto possano essere implacabili le logiche della morale benpensante che Germont impone a difesa di valori ai quali, alla fine, sembra lui stesso soccombere (“Pura siccome un angelo”); quanto coraggio e quanta dignità possano celarsi anche dietro le fattezze di una ragazza maledettamente bella ma che, destinata a perire di un male che la rode, è determinata nel mantenere puro il suo cuore, incurante di quel che tutti credono di vedere e di sapere (“Addio, del passato bei sogni ridenti”).

Primo atto

In casa di Violetta Valéry. Violetta Valéry, nota cortigiana protetta dal barone Douphol, è segretamente affetta da un male incurabile. Mentre la giovane donna offre un ricevimento, il suo amico Gastone, Visconte di Letorières, le presenta Alfredo Germont, un suo ammiratore. Dopo aver brindato, Alfredo invita Violetta a ballare ma un malore improvviso la costringe a fermarsi. Lui le dichiara così il suo amore: in cambio, Violetta gli porge una camelia, il suo fiore preferito. Si rivedranno non appena sarà appassito. Finita la festa, Violetta ripensa alle parole di Alfredo e gioisce sentendosi autenticamente amata; tenta però di negare tutto a se stessa, convinta di essere destinata solo alla frivola mondanità.


Secondo atto

Quadro primo. In una casa di campagna. Alfredo e Violetta vivono insieme: lui è felice, ma scopre da Annina, la domestica, che Violetta sta alienando tutti i suoi beni per far fronte a questo ménage. Ferito nell’orgoglio, torna a Parigi per sistemare la faccenda con i suoi mezzi. Rientrata Violetta, le viene in visita il padre di Alfredo, Giorgio Germont, deciso a chiederle di troncare la relazione col figlio, temendo per le sue finanze e per la reputazione. Scoprendo l’onesta e fiera condotta di Violetta, Germont, pur cambiando tono, insiste, perché una simile relazione compromette la sua famiglia e impedisce il matrimonio della figlia. Violetta decide così di sacrificare l’amore per l’onore di Alfredo e dei suoi cari; Germont ne resta assai colpito. Di ritorno, Alfredo trova Violetta che, ancora turbata, si allontana subito da lui; poco dopo, un messo gli recapita un biglietto in cui la donna gli rivela di voler tornare alla vita precedente. Alfredo è accecato dalla gelosia e il padre tenta di calmarlo. Trovato sullo scrittoio un invito di Flora Bervoix, il giovane si affretta alla festa parigina dove è certo di rivedere Violetta e dar sfogo al suo sdegno.

Quadro secondo. Casa di Flora Bervoix. In casa di Flora si tiene una festa in maschera. Giungono Violetta e il barone Douphol, che siede allo stesso tavolo da gioco in cui Alfredo, beffardo, continua a vincere. Approfittando della cena, Violetta si apparta con Alfredo, supplicandolo di andar via e di non sfidare il barone, cui lei ha giurato fedeltà. Alfredo, fuori controllo, richiama gli invitati e davanti a tutti denuncia i costumi di Violetta gettandole ai piedi il denaro vinto al gioco. Alla scena assiste anche Germont padre che conduce via il figlio, sfidato infine a duello da Douphol.


Terzo atto

Nella camera da letto di Violetta. Violetta è malata, non le restano che poche ore, come il dottor Grenvil confessa ad Annina. Mentre giace, sta leggendo una lettera di Germont il quale, scrivendo di aver rivelato tutta la verità al figlio, annuncia la vittoria di quest’ultimo sul barone Douphol e il suo imminente arrivo. Lei teme di non sopravvivere abbastanza e confida nel perdono di Dio. Arriva Alfredo e i due riescono ad abbracciarsi, mentre lui le promette una nuova vita lontano dai clamori di Parigi. Giunge anche Germont, che l’abbraccia come una figlia. Violetta è allo stremo, dona un suo ritratto ad Alfredo e lo esorta a ritenersi, con la sua morte, libero da ogni vincolo. La donna pare ritrovare le forze ma ricade e muore tra le braccia di Alfredo, nella disperazione di tutti i presenti.

 

“Ascoltando la musica di Verdi e rileggendo attentamente il libretto è difficile non notare che la protagonista, per troppi anni legata al ruolo di prostituta, in realtà sia semplicemente una donna sfortunata e illusa dalla vita e dall’amore. […] nella nostra Traviata, – ha dichiarato Carmelo Rifici – Violetta è una donna con aspirazioni elevate verso un amore cosmico, sembra più una bambina smarrita e minacciata da un mondo maschile che tende a stritolarla, a spegnere i suoi sogni d’amore. Il nostro allestimento vuole mostrare una Violetta per niente seduttrice, anzi pura e mai maliziosa, una donna che si muove nel mondo con il solo scopo di dare tutta sé stessa per amore. La scenografia e i costumi sono stati pensati proprio per evidenziare questo desiderio di sogno utopistico di Violetta. Attraverso uno studio delle materie, della luce e dei giochi d’ombra, voglio portare Violetta a vivere la sua vita sfortunata, come una bambina che non ha ricevuto l’amore che meritava, piuttosto che una prostituta che muore di tisi. È la vittima di una società maschile incapace di proteggere la fragilità.”

La traviata, o la più progressiva delle opere moderne

«La traviata è la migliore o almeno la più progressiva delle opere moderne» scrisse il critico de L’Italia musicale dopo la sfortunata prima del 6 marzo 1853, al Teatro La Fenice. «Verdi» continuava «è inventore di un nuovissimo genere di musica, egli ha moltiplicato i suoi mezzi e vuole che essa sia capace di esprimere non solo i pensieri e i sentimenti in generale, ma anche tutte le loro modificazioni». Era difficile, in effetti, non cogliere la portata innovativa de La traviata, opera che segnava l’ingresso del realismo nel melodramma italiano e allo stesso tempo un punto d’arrivo nel percorso di Verdi verso l’integrazione tra lirica e prosa (già intrapreso con Luisa Miller e Stiffelio) finalizzato alla realizzazione di un equivalente musicale del dramma moderno. Non a caso a ispirargli il soggetto fu La dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio: dopo aver assistito nel febbraio 1852 a una delle prime rappresentazioni parigine della comédie mêlée d’ariettes, rimase colpito dalla sua efficacia teatrale, tanto da richiedere una copia del dramma.

«A Venezia faccio La dame aux camélias che avrà per titolo, forse, Traviata. Un soggetto dell’epoca. Un altro forse non l’avrebbe fatto per i costumi, pei tempi, e per mille altri goffi scrupoli … io lo faccio con tutto il piacere». La contemporaneità, il realismo e dunque l’elemento di novità e rottura dell’opera non risultano meno evidenti – forse solo attenuati – dalla censura che costrinse Verdi, a tre settimane dalla prima, a rinunciare all’ambientazione moderna per retrodatare la vicenda all’epoca di Luigi XIV: questo salto a ritroso di due secoli poteva camuffare – ma non eludere – l’urgenza di problemi etici nuovi. Problemi posti in evidenza dalla rappresentazione di un mondo intimamente borghese, le cui volgarità e ipocrisie venivano denunciate nell’affrontare tematiche scottanti come la sessualità e il denaro. Ed è significativo che al centro della partitura resti la forma musicale del valzer (ballo che assumeva un ruolo importante nelle dinamiche sociali dell’epoca) come pure l’abbandono del titolo originale Amore e morte, presto sostituito dal meno romantico, ma più potente e accusatorio, La traviata.

 

Markus Poschner
Direttore

Il direttore di Monaco di Baviera Markus Poschner ha assunto il ruolo di direttore principale dell’Orchestra della Svizzera italiana nella Stagione 2015/16: grazie a questa collaborazione, l’Orchestra si è sempre più sviluppata fino a diventare un’orchestra altamente specializzata in tutta Europa. Una visione condivisa, volta a percorrere vie inusuali nell’interpretazione e nella programmazione, ha fruttato all’OSI e a Markus Poschner numerosi premi internazionali, tra cui uno dei più importanti riconoscimenti per la musica classica, l’ICMA 2018, per i DVD pubblicati da Sony con l’integrale delle Sinfonie di Brahms.
Dall’assegnazione del Deutscher Dirigenten Preis nel 2004, Markus Poschner è stato invitato da Orchestre quali: Staatskapelle Dresden, Bamberger Symphoniker, Münchner Philharmoniker, Dresdner Philharmoniker, Konzerthausorchester Berlin, Rundfunk-Sinfonieorchester Berlin, Radio-Symphonieorchester Wien, Wiener Symphoniker, Orchestre National de France, Netherlands Philharmonic e NHK Tokyo. Inoltre è stato ospite della Staatsoper Berlin, Hamburgische Staatsoper, Oper Frankfurt, Staatsoper Stuttgart e all‘Opernhaus di Zurigo.
Con l’Orchestre National de France, nel 2020 Poschner ha vinto il prestigioso Preis der Deutschen Schallplattenkritik per la registrazione del Maître Péronilla di Jacques Offenbach.
Dalla Stagione 2017/18 è direttore principale della Bruckner Orchester Linz, dove per i suoi successi nella riproposizione delle opere di Bruckner è stato proclamato in Austria “Direttore dell’anno” nel 2020 e la sua orchestra “Orchestra dell’anno” 2020.
Dopo gli studi a Monaco e come assistente di Sir Roger Norrington e Sir Colin Davis, Markus Poschner è stato primo Kapellmeister della Komische Oper Berlin. Dal 2007 al 2017 ha assunto il ruolo di Generalmusikdirektor dei Bremer Philharmoniker.
È Professore onorario all’Università di Brema dal luglio 2010, e dal 2020 all’Università “Anton Bruckner” di Linz.
Nel 2019 Poschner ha debuttato con la Bayreuther Festspielorchester nelle Walküre di Richard Wagner, in una fulminante esecuzione ad Abu Dhabi.


Carmelo Rifici
Regista

Dopo la laurea in Lettere, e il diploma alla Scuola dello Stabile di Torino, è regista collaboratore di Luca Ronconi in Progetto Domani, evento teatrale dei Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006. Affianca Ronconi nelle regie di Fahrenheit 451, Ulisse doppio ritorno, Turandot, Il mercante di Venezia. Come regista firma decine di lavori. Napoli Teatro Festival gli commissiona la regia di Chie-Chan e io, dal romanzo di Banana Yoshimoto (2008). Per il Piccolo Teatro di Milano firma le regie de I pretendenti di Jean-Luc Lagarce, Il gatto con gli stivali di Ludwig Tieck (2009) e Nathan il saggio di Ephraim Lessing (2011). Nel 2010 mette in scena Dettagli di Lars Norén al Piccolo e Fedra di Euripide a Siracusa. Dirige Buio di Sonia Antinori per Teatro Due Parma, Medea di Luigi Cherubini per il Ponchielli di Cremona, I puritani di Vincenzo Bellini per il Circuito Lirico Lombardo, Giulio Cesare di William Shakespeare e Visita al padre di Roland Schimmelpfennig per il Piccolo di Milano. Dal 2014 è direttore artistico di LuganoInScena per cui  dirige Gabbiano di Anton Cechov, Ifigenia, liberata di Rifici-Dematté, Purgatorio di Ariel Dorfman, l’opera Il barbiere di Siviglia, Avevo un bel pallone rosso di Angela Dematté, I Cenci su musica e libretto di Giorgio Battistelli – che nel 2020 è nel cartellone di Biennale Musica di Venezia e del Festival Aperto di Reggio Emilia –, Macbeth, le cose nascoste di Rifici-Dematté. Nel 2019 firma la regia di Gianni Schicchi di Puccini e de L’heure espagnole di Ravel al Teatro Grande di Brescia. Nel 2020 diventa direttore artistico di LAC Lugano Arte e Cultura, centro culturale della Città di Lugano. Dal 2015 dirige la Scuola di Teatro “Luca Ronconi” del Piccolo Teatro di Milano. Nel 2005 vince il Premio della Critica come regista emergente, nel 2009 il Premio Eti Olimpici del Teatro come regista dell’anno, il Premio della Critica, il Golden Graal ed è nelle nomination dei Premi Ubu come regista dell’anno. Nel 2015 vince il Premio Enriquez per la stagione teatrale di LuganoInScena, nel 2017 lo vince nuovamente per la regia di Ifigenia, liberata. Nel 2019 vince il Premio I nr. Uno conferitogli dalla Camera di Commercio Italiana per la Svizzera (CCIS) per il suo lavoro al LAC. Nel luglio 2021 viene insignito del titolo di Maestro dal Premio Radicondoli per il teatro. Nell’autunno dello stesso anno riceve il Premio Hystrio Digital Stage e il Premio speciale Ubu per il progetto digitale Lingua Madre.Capsule per il futuro, ideato insieme a Paola Tripoli.


Guido Buganza
Scenografo

Scenografo, pittore e incisore. Diplomato in scenografia all’Accademia di Brera, intraprende una carriera teatrale internazionale che svolge parallelamente alla sua vocazione pittorico/incisoria. Ha all’attivo circa ottanta produzioni teatrali; firma le scenografie di opere di prosa, opera, balletto e cinema, mostre e installazioni. È stato tre volte finalista ai Premi Ubu. Per il LAC firma le scene de Il barbiere di Siviglia di Rossini, suggellando un sodalizio artistico con Carmelo Rifici che prosegue da venti anni, e di Sogno di una notte di mezza estate per la regia di Andrea Chiodi. Collabora con Monica Conti, Piero Maccarinelli, Andrée Ruth Shammah, Claudio Beccari, Peter Greenaway, Andrea Chiodi, Jacopo Gassmann, Massimo Navone. Ha curato l’allestimento di Arti liberali rassegna realizzata al LAC in collaborazione con RSI Radiotelevisione svizzera.


Alessandro Verazzi
Disegno luci

Dal 2000 lavora come light designer per diversi teatri tra cui Teatro alla Scala di Milano, Teatro La Fenice di Venezia, Teatro Massimo di Palermo, Teatro Regio di Parma, Teatro Sferisterio di Macerata, Rossini Opera Festival Pesaro, Teatro Regio di Torino, Teatro Piccolo di Milano, Teatro del Maggio Fiorentino, Teatro dell'Opera di Roma, Teatro San Carlo Napoli, Teatro Lirico di Cagliari, Teatro Petruzzelli di Bari, Teatro Dell'Opera di Montecarlo, Teatro dell’Opera di Malmo Svezia, Teatro dell’Opera National de Lorraine a Nancy, Teatro dell’Opera di Bilbao, Greek National Opera di Atene, Teatro Pergolesi Jesi, Teatro Sociale di Como e molti altri. Ha collaborato con diversi registi tra cui Leo Muscato, Serena Sinigaglia, Francesco Micheli, Federico Grazini, Alessandro Talevi, Carmelo Rifici, Onofrio Colucci, Davide Garattini, Daniela Zedda, Emanuele Gamba e Manuel Renga.
Dal 2016 illumina Le Cirque with the World’s Top Performers con i migliori acrobati e performers di ogni specialità del “nouveau cirque”; dal 2010 al 2016 le sfilate dello stilista inglese David Fielden.
Dal 2014 è docente di lighting designer alla Nuova Accademia di Belle Arti NABA di Milano. Nel 2010 ha insegnato lighting design presso l’Accademia delle Belle Arti di Brera a Milano, dove da 2007 al 2010 ha tenuto il corso di illuminotecnica.
Dal 2019 collabora come lighting designer con il service ACUSON di Torino per la progettazione di eventi.
Tra il 2000 e il 2009 è stato direttore tecnico e degli allestimenti della compagnia teatrale A.T.I.R. di Milano, tra il 2006 e il 1009  del teatro Ringhiera sempre a Milano.
Progetta e coordina la realizzazione dell'impianto illuminotecnico del teatro delle Ali di Breno.
È stato assistente alla fotografia di Franco Buso dal 1993 al 1999 per numerosi filmati pubblicitari in pellicola 35/16mm.


Alessio Maria Romano
Coreografie

Artista che all’attività di pedagogo alterna uno studio costante di danza contemporanea, recitazione, movimento e una personale ricerca coreografica, Alessio Maria Romano è al contempo analista del Movimento Laban/Bartenieff (C.M.A.) e docente di training fisico e movimento scenico presso la scuola “L. Ronconi” del Piccolo Teatro di Milano di cui è coordinatore didattico. Per la preparazione fisica degli attori e i movimenti coreografici, ha collaborato con registi come Luca Ronconi, Carmelo Rifici, Valter Malosti, Andrea De Rosa, Jacopo Gassmann, Declan Donnellan. Collabora con il Nuovo Balletto di Toscana firmando le coreografie di Fernando Cortez con la regia di Cecilia Ligorio al Maggio Fiorentino. Dal 2016 firma l’ideazione di Dispersi, Choròs. Avida Dollars e di Bye Bye produzione LAC e Torinodanza che debutta alla Biennale Teatro di Venezia 2020. È tra i maestri invitati da Antonio Latella al College della Biennale Teatro nel 2018 e nel 2020. Torna in scena come performer ne L’isola dei pappagalli con Bonaventura prigioniero degli antropofagi per la regia di Antonio Latella. Il progetto Choròs è ospite del festival Oriente Occidente 2022.
Nel 2015 vince il Premio nazionale della critica (ANCT) come pedagogo e coreografo teatrale.
Nel 2020 riceve il Leone d’Argento alla Biennale Teatro.


Teatro Gioco Vita
Ombre

Fondato nel 1971, tra le prime realtà in Italia a essere protagonista del movimento dell’animazione teatrale, capace di dare un contributo originale alla nascita del teatro ragazzi, con il suo modo peculiare di fare, intendere vivere il teatro, i rapporti, la ricerca e la cultura che lo caratterizza fin dalle prime esperienze, Teatro Gioco Vita incontra il teatro d’ombre alla fine degli anni Settanta. Dal suo operare con coerenza e coscienza professionale, e anche grazie al contributo di collaboratori esterni, ha maturato un’esperienza unica nel suo genere che gli è valsa riconoscimenti e prestigiose collaborazioni in ogni parte del mondo, con teatri stabili ed enti lirici come Teatro La Fenice di Venezia, Royal Opera House Covent Garden di Londra, Teatro alla Scala di Milano, Arena di Verona, Ater, Emilia Romagna Teatro, Teatro dell’Opera di Roma, Teatro Regio di Torino e Piccolo Teatro di Milano.
Riconosciuto da Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dalla Regione Emilia Romagna come Centro di produzione teatrale, sotto la direzione artistica di Diego Maj si compone di diverse realtà. La Compagnia d'ombre, con Fabrizio Montecchi regista principale e Nicoletta Garioni coordinatrice artistica, è impegnata oltre che nella produzione di spettacoli anche in attività di laboratorio con le scuole e i giovani e di formazione professionale. L’Officina delle Ombre è luogo delle produzioni e della ricerca di Teatro Gioco Vita. I teatri a Piacenza (Teatro Filodrammatici, Teatro Municipale e Teatro Gioia) sono una grande casa in cui si sperimenta e si organizzano rassegne teatrali, ospitalità, scambi culturali, luoghi in cui realizzare percorsi artistici e culturali per la ricerca della Compagnia e il lavoro sul territorio. I progetti creativi che vanno oltre il linguaggio delle ombre si inseriscono nell’idea di aprire a nuovi orizzonti produttivi nella scena per i ragazzi e i giovani come pure nella ricerca e nella danza. Teatro Gioco Vita affianca l’attività sul territorio di Piacenza e provincia (direzione artistica e organizzativa della Stagione di Prosa del Teatro Municipale di Piacenza, organizzazione di rassegne teatrali e altri eventi culturali, ospitalità, laboratori, formazione) ad una dimensione sempre più internazionale che ha portato i suoi spettacoli di teatro d’ombre ad essere rappresentati, oltre che in Europa, negli Stati Uniti, in Brasile, Messico, Canada, Giappone, Cina, Israele, Taiwan, Turchia, Giordania, Senegal, Emirati Arabi.


Myrtò Papatanasiu, Violetta Valéry
Soprano

Myrtò Papatanasiu si è imposta all’attenzione del pubblico internazionale grazie alle sue qualità vocali e all’intensità dell’interpretazione scenica. È regolare ospite dei palcoscenici di alcuni fra i più grandi teatri e festival del mondo, fra i quali Wiener Staatsoper, Mostly Mozart Festival di New York, Theater an der Wien, Staatsoper di Berlino, Bayerische Staatsoper, Opernhaus di Zurigo, Théâtre Royal de la Monnaie di Bruxelles, De Nederlandse Opera di Amsterdam, Edinburgh International Festival, Opéra di Montecarlo, Megaron di Atene, Nuovo Teatro Nazionale di Tokyo, Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, Teatro dell’Opera di Roma, Comunale di Bologna, Teatro Carlo Felice di Genova, Teatro Filarmonico di Verona, Teatro Regio di Torino, collaborando con direttori quali Roberto Abbado, Fabrizio Maria Carminati, Adam Fischer, Ivan Fischer, Gianluigi Gelmetti, Alberto Zedda e registi quali Daniele Abbado, Henning Brockhaus, Robert Carsen, Pier Luigi Pizzi e Franco Zeffirelli.


Airam Hernández, Alfredo Germont
Tenore

Si è subito imposto come uno dei più promettenti tenori della sua generazione. Ex–cornista, già membro dell’Internationales Opernstudio e dell’Ensemble dei solisti all’Opernhaus di Zurigo, dove ha partecipato alle produzioni dell’Idomeneo di Mozart, dell’Orest di Manfred Trojahn, della Juliette di Martinů e Die Frau ohne Schatten di R. Strauss. Ha interpretato Alfredo in La traviata al Teatro la Fenice a Venezia, all’Opera di Perm in Russia, al Théâtre du Capitole a Tolosa, a Lussemburgo, Dortmund e Amburgo. Fa sua una grande diversità di ruoli tra cui Pollione (Norma), Faust (Faust), Edgardo (Lucia di Lammermoor), Fenton (Falstaff), Tamino (Il flauto magico), Don Ottavio (Don Giovanni), Ulysse (Pénélope), Apollo / Dionysos (Orest). È protagonista delle prime mondiali dell'opera Sardanapalo di Liszt, recentemente recuperata, e di Caruso a Cuba di Micha Hamel, per la quale vince il Premio Schaunard per la migliore interpretazione individuale del 2019 nei Paesi Bassi. Ha cantato all’Opera di Dallas, al Théâtre du Capitole a Tolosa, al Teatro Real di Madrid, all’Opéra de Lausanne, all’ElbPhilharmonie di Amburgo, al teatro La Fenice di Venezia, al Regio di Parma e alla Weimar Halle, diretto tra gli altri da Gustavo Dudamel, Teodor Currentzis, Fabio Luisi, Karel Chichon, Nicola Luisotti, Giovanni Antonini, Nello Santi, James Conlon, Riccardo Frizza, Ivor Bolton e Víctor Pablo Pérez. Tra i registi, ha lavorato con Barrie Kosky, Bob Wilson, David Pountney, Laurent Pelly, Anne Delbée e Robert Carsen.
Si è esibito in Gala lirici con Plácido Domingo, Vesselina Kasarova e Jessica Pratt, solo per citarne alcuni, mentre in recital ha cantato in Spagna, Portogallo, Germania, Svizzera, Francia, Italia, Cina e Giappone. I suoi prossimi impegni includono il debutto nei ruoli di Arcadio (Florencia en el Amazonas), Ismaele (Nabucco), Grigoriy (Boris Godunov), oltre a nuove esibizioni come Pollione e Alfredo.


Giovanni Meoni, Giorgio Germont
Baritono

Interprete importante della tradizione operistica italiana, la sua carriera di baritono lo vede protagonista nei maggiori teatri del mondo: Metropolitan Opera e Carnegie Hall a New York, Wiener Staatsoper, Nuovo Teatro Nazionale di Tokyo, Bayerische Staatsoper, Liceu Opera di Barcellona, Centro Nazionale per le Arti dello Spettacolo a Pechino, Teatro Bol’šoj a Mosca, Comunale di Bologna, Regio di Torino e di Parma, Teatro La Fenice di Venezia, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, Sferisterio di Macerata, Opera e Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma, Teatro San Carlo di Napoli, Massimo di Palermo, Petruzzelli di Bari e Arena di Verona. Collabora con importanti direttori: Fabio Biondi, Riccardo Muti, Zubin Mehta, Chung Myung–Whun, Daniele Gatti, Daniel Oren, Gianluigi Gelmetti, Gabriele Ferro, Pinchas Steinberg, Nello Santi, Donato Renzetti e registi quali Franco Zeffirelli, Hugo De Ana, Pier Luigi Pizzi, Robert Carsen, Giuliano Montaldo, Jonathan Miller, Beni Montresor, Ferzan Özpetek. È protagonista in Rigoletto e Attila a New York con Muti; Aida a Bruxelles, Napoli, Parma, Verona (Arena); Rigoletto a Roma, Vienna, Taormina; Macbeth a Varsavia; Un ballo in maschera a Barcellona e Lussemburgo; La traviata a Vienna, Napoli, Roma, Tokyo; Il trovatore e Macbeth a Tolone; Tosca a Roma e in Giappone; Nabucco a Nancy, Napoli, Palermo, Montpellier; Simon Boccanegra a Barcellona e Montpellier; Madama Butterfly a Palermo e Torre del Lago; Guglielmo Tell a Pechino; Attila a Liegi; Otello a Palermo; Don Carlo a Las Palmas; La traviata a Lubiana in tournée con il Teatro Regio di Torino, Attila a Cagliari.


Sofia Tumanyan, Flora Bervoix
Mezzosoprano

Il mezzosoprano nasce a Erevan in Armenia. Al Conservatorio di Stato Komitas della sua città si diploma in pianoforte e, sotto la guida di Gegham Grigoryan, in canto lirico con lode. Dal 2016 si perfeziona sotto la guida di Antonio Lemmo. Solista del Teatro Nazionale accademico armeno dell'Opera e del Balletto, tra i suoi vari ruoli è Azucena ne Il trovatore di Verdi (2015), Adalgisa nella Norma di Bellini (2016), mentre nel 2017 interpreta il ruolo di Marè nell’opera David of Sasun di Haro Stepanyan, oltre a esibirsi in vari concerti al 43esimo Festival della Valle d’Itria a Martina Franca (Puglia). Per la straordinaria espressione drammatica riceve il Premio speciale dell’Aram Khachaturian International Competition da Richard Rodzinski. Nel 2018 è solista in concerto alla Croatian Music Hall di Zagabria, al Mozarteum di Salisburgo e al Musikverein di Vienna, vincendo il secondo premio al Concorso internazionale di Canto Angelo Affinita. In dicembre interpreta il ruolo di Glaša in Káťa Kabanová di Janáček al Teatro San Carlo di Napoli. Nel 2019 è solista a Lugano nella Nona di Beethoven con l’Orchestra della Svizzera italiana, nel Requiem di Mozart al Festival Suoni dal Golfo a Lerici e al Teatro Nazionale Armeno, mentre al San Carlo di Napoli è Masha ne La dama di picche di Čajkovskij. Nel 2021 si esibisce in vari concerti nel suo paese con l’Orchestra sinfonica armena, l’Orchestra nazionale da camera (Requiem di Mozart) e l’Orchestra filarmonica nazionale armena (Nona di Beethoven e ruolo di Orfeo in Orfeo ed Euridice di Gluck).


Michela Petrino, Annina
Soprano

Inizia giovanissima lo studio del canto con Antonio Lemmo, diplomandosi con lode presso il Conservatorio di Campobasso. L’Ottavio Ziino 2016 è il più recente dei numerosi concorsi lirici internazionali vinti.  Studentessa, debutta al Rossini Opera Festival di Pesaro ne Il viaggio a Reims. Da qui inizia la sua carriera nei principali teatri e festival italiani, tra cui il San Carlo di Napoli, il Carlo Felice di Genova, La Fenice di Venezia, il Festival della Valle d’Itria di Martina Franca, interpretando sia opere di repertorio sia prime mondiali e prime in tempi moderni. Fra i tanti titoli: Orlando furioso (Vivaldi), L’Ambizione delusa e L’Olimpiade (Leo), La serva padrona (Pergolesi), Orfeo e Euridice (Gluck), Bastiano e Bastiana, Le nozze di Figaro e Die Zauberflöte (Mozart), Il barbiere di Siviglia e L’italiana in Algeri (Rossini), L’elisir d’amore (Donizetti), Don Carlo, Rigoletto e Falstaff (Verdi), Les Contes d’Hoffmann e Coscoletto (Offenbach), La bohème (Puccini), La Medium (Menotti). Si è esibita in prestigiosi contesti collaborando con i più rinomati direttori d’orchestra e registi. Alla Fenice di Venezia canta in Griselda (2021) Dido and Aeneas e in Ottone in villa (2020), nel Requiem di Mozart e in Pinocchio (2019) e nelle Metamorfosi di Pasquale di Spontini (2018). Ha all’attivo anche un’ampia discografia, di cui l’ultimo esempio è la prima incisione mondiale della cantata rossiniana La Riconoscenza con l’Orchestra della Svizzera italiana diretta da Markus Poschner, in cui interpreta il ruolo di Argene.


Lorenzo Izzo, Gastone, Visconte di Létorières
Tenore

Nato a Pescara nel 199, intraprende giovanissimo lo studio del canto con Nunzio Fazzini. Si diploma al Conservatorio Luisa D’Annunzio di Pescara e debutta come solista nel dicembre 2014 al Teatro Marrucino di Chieti nel ruolo di Gherardo in Gianni Schicchi di Puccini. Si esibisce in diverse realtà abruzzesi, sia in concerto sia in opere come Il signor Bruschino di Rossini e Lucrezia Borgia di Donizetti. Dal 2016 è nella stagione lirica dell’Arena di Verona per Turandot e per La traviata (nel ruolo di Gastone che ricoprirà anche al Palau de la Música di Barcellona e a più riprese fino al 2020 al Teatro San Carlo a Napoli); debutta a Napoli in Lucia di Lammermoor (Normanno) e al 43esimo Festival della Valle d’Itria in Margherita d’Anjou di Meyerbeer (Bellapunta); è Isepo in La Gioconda di Ponchielli nei teatri di Piacenza, Modena e Reggio Emilia. Nel 2019 torna a Napoli sia per il Ballo in maschera, sia al Festival della Valle d’Itria nel ruolo di Antiloco in Ecuba di Manfroce. Per Otello (Cassio) si esibisce nel Gala Verdi per il Teatro di Piacenza; per Madama Butterfly (Goro) al Teatro Sociale di Rovigo. A marzo 2020 è "Un Incredibile" in Andrea Chenier. Nel 2021 torna al San Carlo di Napoli sempre in Traviata, e nelle produzioni della stessa a Rovigo, Pisa, Lucca, Livorno e Ferrara.


Davide Fersini, Il barone Douphol
Baritono

Milanese, si laurea in psicologia ed inizia lo studio del canto all’Accademia Internazionale della Musica di Milano con Roberto Coviello e privatamente con Bianca Maria Casoni e Luisa Castellani. Si perfeziona con Francisco Araiza, Dennis O’ Neill ed Ernesto Palacio. Tra il 2007 e il 2012 è membro prima dell’Internationales Opernstudio e poi dell’Ensemble dell’Opernhaus Zürich dove debutta, tra gli altri, nei ruoli di Don Alfonso nel Così fan tutte e Aristone ne La grotta di Trofonio. Nel frattempo interpreta Don Alvaro ne Il viaggio a Reims presso l’Accademia del Rossini Opera Festival di Pesaro e Malatesta in Don Pasquale al Teatro Real di Madrid. Dopo il debutto ai Salzburger Festspiele del 2012 in La Bohème diretta da Daniele Gatti, inizia una carriera internazionale che lo porta a cantare Blansac in La scala di seta diretta da Riccardo Frizza a Zurigo, Pistola in Falstaff a Salisburgo diretto da Zubin Mehta, Dancairo in Carmen al Seoul Arts Center e all’Arena di Verona, Don Giovanni al Teatro Massimo Bellini di Catania, Barone di Kelbar in Un giorno di regno agli Opernfestspiele Heidenheim, Dandini in La Cenerentola a Berna, Belcore in L’elisir d’amore a Cagliari, Jake Wallace in La fanciulla del West diretta da Riccardo Chailly e con la regia di Graham Vick e Konrad Nachtigall nei Meistersinger con Daniele Gatti e Harry Kupfer al Teatro alla Scala.


Laurence Meikle, Il marchese d’Obigny
Basso-baritono

Il basso-baritono australiano inizia la sua carriera a 22 anni alla Sydney Opera House, con Opera Australia. Prosegue il percorso artistico nei principali teatri australiani prima di approfondire i suoi studi alla Royal Academy of Music di Londra. Nel Regno Unito, Laurence collabora con Opera Holland Park, Grange Park Opera, London Händel Festival, e poi con il Deutsches Nationaltheater und Staatskapelle Weimar in Germania, debuttando in 27 ruoli. È stato diretto, tra gli altri, da Sir Charles Mackerras, Fabio Luisi, Richard Bonynge, Daniel Oren, Diego Fasolis e Richard Hickox. Fra i tanti ruoli principali debuttati: Don Giovanni, Colline in La bohème, Basilio in Il barbiere di Siviglia, Angelotti in Tosca, Martino in L’occasione fa il ladro di Rossini, Elmiro in Otello di Rossini, Escamillo in Carmen, Osmin in Die Entführung aus dem Serail e Figaro in Le nozze di Figaro. In concerto è apparso alla Wigmore Hall, Royal Albert Hall e Cadogan Hall a Londra, alla Sydney Opera House e al Mozarteum di Salisburgo, cantando il repertorio da basso di Händel, Bach, Schubert, Mozart, ma non solo. Nella stagione 2019-2020 è stato protagonista di Don Giovanni al Teatro Sociale di Rovigo, con debutti in seguito ?? al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, al Teatro Municipale di Piacenza, al Teatro Verdi di Padova, al Teatro Comunale di Ferrara, al Teatro Verdi di Pisa, al Teatro Goldoni di Livorno e al Teatro del Giglio di Lucca.


Mattia Denti, Il dottor Grenvil
Basso

Nato a Piacenza, ha studiato con Gabriella Ravazzi e ha debuttato nel 2001 in Falstaff al Laboratorio lirico Spazio Musica di Genova. Si è perfezionato con i M° Vaglieri e Macripò. Nel 2004 ha fatto il suo debutto internazionale interpretando Il Viaggio a Reims e La Vestale a Wexford. Si è esibito, fra gli altri, al Teatro alla Scala di Milano ne La Traviata, ne Il Giocatore di Prokof’ev (diretto da D. Barenboim) e in Anna Bolena. Frequenti le sue presenze al Teatro La Fenice di Venezia, dove ha cantato in Otello (sotto la bacchetta di M.W. Chung, registrato anche in DVD), Il Barbiere di Siviglia (Basilio), Rigoletto (Sparafucile) e Aida (Il Re). Si è esibito anche al Comunale di Bologna, al Teatro Verdi di Trieste, al Teatro Lirico di Cagliari, al Teatro Regio di Torino,  al Teatro Verdi di Salerno, al Teatro Regio di Parma, al Teatro Filarmonico di Verona e recentemente al Teatro San Carlo di Napoli. È stato più volte ospite del Teatro Municipale di Piacenza (Nabucco, Simon Boccanegra...) dove ritornerà come in Rigoletto. Fra i suoi prossimi impegni, Adriana Lecouvreur a Liegi.


Orchestra della Svizzera italiana
L’OSI, Orchestra residente al LAC Lugano Arte e Cultura (Ticino, Svizzera), prosegue il suo cammino di successo guidata da Markus Poschner, direttore principale dal 2015, fra accoglienze entusiastiche di pubblico e critica nei maggiori teatri e sale di tutta Europa: dalla Sala dorata del Musikverein di Vienna alla Philharmonie di Berlino, dal Grosses Festspielhaus di Salisburgo alla Kölner Philharmonie di Colonia.
Due le rassegne principali di cui è regolarmente protagonista l’Orchestra a Lugano: “OSI al LAC” da autunno a primavera nella Sala Teatro LAC e “OSI in Auditorio” a gennaio e febbraio nella sede storica dell’Orchestra, l’Auditorio Stelio Molo RSI a Lugano Besso.
Oltre che con Poschner, con cui nel 2018 ha ricevuto l’importante premio discografico internazionale ICMA (per l’Integrale delle Sinfonie di Brahms / SONY Classical), l’Orchestra collabora con diversi altri direttori e solisti di fama internazionale: fra questi la violoncellista Sol Gabetta, per un nuovo festival musicale pluriennale che prenderà pienamente avvionel l 2022, nel periodo di Pentecoste al LAC.
Open air, cine-concerti e numerosi festival - tra cui la Via Lattea e il Locarno Film Festival - completano la programmazione, coinvolgendo un pubblico sempre più ampio. Straordinario infine l’impegno per i più giovani: oltre 11'000 bambini seguono ogni anno al LAC i concerti-spettacolo ideati per loro nel mese di maggio.
L’OSI ringrazia tutti i suoi finanziatori e gli altri sponsor, in particolare la Repubblica e Cantone Ticino – Fondo Swisslos, la Città di Lugano, l’Associazione degli Amici dell’OSI e lo sponsor principale BancaStato. L’OSI è inoltre riconoscente alla SSR/RSI per il costante sostegno e la regolare diffusione radiofonica.


Coro della Radiotelevisione svizzera
Fondato nel 1936 da Edwin Loehrer, ha raggiunto rinomanza mondiale con registrazioni radiofoniche e discografiche relative al repertorio italiano tra Cinque e Ottocento. Dopo Edwin Loehrer, Francis Travis e André Ducret, nel 1993 il Coro è stato affidato a Diego Fasolis che ha sviluppato una ricca attività concertistica e discografica e lo ha portato a essere riconosciuto come uno dei migliori complessi vocali da camera europei.
Grand Prix du Disque, Diapason d’Or, Disco d’Oro, Stella di Fonoforum, Nomination Grammy Award, Echo Classic, ICMA, sono alcuni dei riconoscimenti assegnati al Coro dalla stampa specializzata per le produzioni pubblicate con le case Arts, Chandos, Decca, Deutsche Grammophon, EMI, Naxos, Warner Classics.
Claudio Abbado, Michel Corboz, Ton Koopman, Gustav Leonhardt, Michael Radulescu sono tra i direttori che hanno lodato le qualità musicali del Coro.
Il Coro si esibisce regolarmente nei grandi Festival da Bruges a Salisburgo, da New York a Roma. Da qualche anno partecipa a produzioni operistiche (Salisburgo, Monaco, Parigi, Baden-Baden, Edimburgo) mostrando flessibilità e abilità scenica.
Il suo repertorio spazia dal Rinascimento alla Musica contemporanea con particolare impegno per la Musica Sacra italiana, a Bach e con il monumentale progetto di esecuzione Integrale delle opere di Palestrina. Dal 2018 la gestione è affidata, sempre sotto la direzione di Fasolis all’Associazione “I Barocchisti”. La lunghissima collaborazione con l’OSI prosegue regolarmente con il tradizionale Concerto Spirituale del Venerdì Santo e con nuovi progetti dedicati a Rossini.
All’inizio del 2020, sotto la guida di Diego Fasolis, ha partecipato alla prima produzione operistica del nuovo Auditorium della Royal Opera House di Muscat in Oman (regia di Davide Livermore).