Dopo il successo de Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini, l’opera lirica torna sul palco del LAC con La traviata di Giuseppe Verdi, qui diretta dal Maestro Markus Poschner, alla guida dell’Orchestra della Svizzera italiana, in un allestimento del regista Carmelo Rifici. Il Maestro Andrea Marchiol dirige il Coro della Radiotelevisione svizzera.

Un allestimento importante in cui Rifici sceglie di farsi affiancare dalla squadra artistica con cui aveva già lavorato ne Il barbiere di Siviglia - lo scenografo Guido Buganza, la costumista Margherita Baldoni, il light designer Alessandro Verazzi e il coreografo Alessio Maria Romano -, collaborando per la prima volta con Nicoletta Garioni e Fabrizio Montecchi di Teatro Gioco Vita, compagnia che da oltre cinquant'anni porta nel mondo l’arte del teatro di figura e del teatro d’ombre.

Tra le opere più celebri del compositore di Busseto, La traviata, scritta su libretto di Francesco Maria Piave, si compone di tre atti ed è tratta dalla pièce teatrale La signora delle camelie di Alexandre Dumas figlio, segnando così l’ingresso del realismo nel melodramma italiano nonché il punto di arrivo che Verdi compie nel segno dell’integrazione tra lirica e prosa.
Il debutto avvenne al Teatro La Fenice di Venezia il 6 marzo 1853; un esordio che, soprattutto a causa degli interpreti di non adeguato livello e alla scabrosità dei temi, fu un clamoroso insuccesso. Riallestita il 15 maggio 1854, ottenne il meritato successo. In questa ripresa Verdi eliminò la consueta ouverture e compose due preludi orchestrali (al primo e al terzo atto) che descrivono in modo accurato e sottile l’atmosfera emozionale che andrà sviluppandosi in tutta l’opera.

Considerata ancora oggi una delle interpretazioni più attuali e accuse più dirette ai mali del conformismo, La traviata mostra quanto possano essere dolci le gioie dell’amore spontaneo tra l’impulsivo Alfredo (“De’ miei bollenti spiriti”) e la sognatrice ma reticente Violetta (“È strano, è strano… Sempre libera”); quanto possano essere implacabili le logiche della morale benpensante che Germont impone a difesa di valori ai quali, alla fine, sembra lui stesso soccombere (“Pura siccome un angelo”); quanto coraggio e quanta dignità possano celarsi anche dietro le fattezze di una ragazza maledettamente bella ma che, destinata a perire di un male che la rode, è determinata nel mantenere puro il suo cuore, incurante di quel che tutti credono di vedere e di sapere (“Addio, del passato bei sogni ridenti”).

Melodramma in tre atti

libretto di
Francesco Maria Piave

tratto dal dramma
La dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio

musica di
Giuseppe Verdi

interpreti
Myrtò Papatanasiu, Violetta Valéry
Airam Hernández, Alfredo Germont
Giovanni Meoni, Giorgio Germont
Sofia Tumanyan, Flora Bervoix
Michela Petrino, Annina
Lorenzo Izzo, Gastone, visconte di Létorières
Davide Fersini, Il barone Douphol
Laurence Meikle, Il marchese d’Obigny
Mattia Denti, Il dottor Grenvil

maestro concertatore e direttore
Markus Poschner

regia
Carmelo Rifici

scene
Guido Buganza

disegno luci
Alessandro Verazzi

costumi
Margherita Baldoni

movimenti coreografici
Alessio Maria Romano

ombre
Teatro Gioco Vita

Orchestra della Svizzera italiana

Coro della Radiotelevisione svizzera

maestro del coro
Andrea Marchiol

Backstage

Trailer

Intervista al regista Carmelo Rifici

Intervista allo scenografo Guido Buganza

Intervista alla costumista Margherita Baldoni

Intervista a Nicoletta Garioni sul linguaggio delle ombre

Rassegna stampa