Past event

01 marzo 2026

Sala Teatro

17:00

Nella nuova creazione dell’Akram Khan Company, una delle compagnie di danza più innovative al mondo, passato e presente si intrecciano in un viaggio attraverso la tradizione per rendere omaggio agli antenati, attingendo alla forza ancestrale dei rituali.

Immaginato come un raduno annuale, lo spettacolo mette in scena una tribù di donne che, per una sola notte, si riunisce per risvegliare lo spirito di chi le ha precedute. Attraverso cerimonie e memorie condivise, il tempo si sospende e si ricompone in un gesto profondo di rinnovamento.
Il coreografo anglo-bengalese Akram Khan – vincitore del Laurence Olivier Award per l’eccellenza nella danza (2019) – trae ispirazione dalle molteplici culture del mondo che ancora oggi custodiscono e praticano questi riti sacri. La scenografia e i costumi portano la firma della pluripremiata artista saudita Manal AlDowayan e accompagnano una riflessione sulle risonanze di un passato segnato dalla colonizzazione.
Grazie a un cast internazionale tutto al femminile, tra danza contemporanea e Bharatanatyam (una delle forme di danza classica indiana più antiche e rinomate), Thikra intesse una narrazione al tempo stesso universale e profondamente intima. Attraverso questa potente alleanza creativa, lo spettacolo ci invita a riflettere sulle nostre radici e sui rituali che hanno modellato l’umanità che condividiamo.

regia e coreografia 
Akram Khan   

regia visiva, scene e costumi 
Manal AlDowayan   

concetto narrativo 
Manal AlDowayan 
Akram Khan   

collaboratore creativo e coach 
Mavin Khoo   

composizione e disegno paesaggio sonoro 
Aditya Prakash   

disegno sonoro 
Gareth Fry   

disegno luci 
Zeynep Kepekli   

lighting designer associato 
Imogen Clarke 

dramaturg 
Blue Pieta   

direttrice delle prove 
Angela Towler 

danzatrici  
Pallavi Anand 
Laura Bufano 
Ching-Ying Chien 
Shreya Kannan 
Azusa Seyama Prioville 
Nikita Rao 
Divya Ravi 
Joy Alpuerto Ritter 
Rohini Shetty 
Elpida Skourou 
Mei Fei Soo 

direttore di produzione 
Farooq Chaudhry 

direttore esecutivo  
Isabel Tamen 

direttore tecnico 
Michael Cunningham 

produzione della direzione visiva 
Carla Giachello 

company manager 
Emma Cameron 

touring production manager 
Michael Cunningham 

direttore di scena 
Harry Abbott 

tecnico del suono  
Matt Armstrong 

supervisore luci 
Stephane Dejours 

supervisore guardaroba 
Anne-Marie Bigby 

realizzazione costumi  
Peggy Housset 

realizzazione scene 
Tin Shed Scenery 

musicisti (nella composizione registrata) 
Aditya Prakash, Ananya Ashok, Loulwa Al Sharif, Melanie Pappenheim, Sohini Alam, Zafer Tawil, Sumesh Narayanan, Layth Sidiq, Megan Shung, Jay Julio, Naseem Alatrash, Guhan Venkataraman, Doyeon Kim, Dimitris Menexopoulos, Isaac Alderson, Sushma Soma, Praveen Sparsh, V. Prakash Ilayaraja, N Deepan, N Vijay, M Rajendran, Chris Votek 

brani musicali della colonna sonora 
Gyura Beli Belo Platno di London Bulgarian Choir, diretto da Dessislava Stefanova 
The Elephant’s Funeral di Sushma Soma con Aditya Prakash 

commissionato da 
Wadi AlFann, Valley of the Arts, AlUla   

partner primario di coproduzione 
Bagri Foundation   

supportato da 
Arts Council England 

La Matriarca, anziana e guida della comunità, ritorna per una notte di scambio e condivisione. Conosce la forza di tutti gli elementi che la compongono. Accanto a lei, due sorelle – una che evoca e una che si offre come vaso rituale – conducono la tribù nell’invocazione dello spirito ancestrale dalla Roccia della Conoscenza.
La Matriarca incarna il passato, le rovine e la memoria delle generazioni che hanno attraversato le cicliche fragilità dell’umanità. Ritorna al suo popolo per una notte di trasmissione.
Questa notte diventa un tempo di riflessione sul passato collettivo. Attraverso la memoria della propria storia e di un passato segnato dalla colonizzazione, la tribù trova uno spazio di guarigione e di trascendimento, abbandonandosi al rituale della vita e della morte.
In questa riconnessione si compie una liberazione. E solo allora lo spirito ancestrale può tornare al suo riposo, fino all’anno successivo.

Se il tempo è come un fiume, allora l’orologio non è che un pretendente meccanico. Accogliamo dunque questa sensazione di sospensione che mi attraversa mentre mi trovo al centro della vastità magnifica di AlUla, come un’occasione per ricordarci che, forse, lungo il corso di questo fiume del tempo abbiamo smarrito la rotta. Proviamo allora a trovare nuovi modi – o forse a riscoprire modi antichi – per tornare a muoverci, soli e insieme, affinché non diventiamo semplici imitazioni meccaniche dell’essere umano. 
Ho sempre sentito che il modo in cui pensiamo al futuro porta con sé un passato. Nella storia della civiltà umana, ogni cultura ha elaborato una propria idea di futuro. Così, mentre resto in ascolto, quasi sopraffatto dall’immensità di questo deserto epico che è AlUla, avverto il desiderio di riportare alla luce le molte culture che hanno attraversato questi luoghi. Posso soltanto immaginare la cacofonia di voci, la moltitudine di lingue, la pluralità dei movimenti e la varietà di profumi che sono passati di qui, contribuendo a rendere unico questo spazio. 
Desidero esplorare un movimento attraversato dalle voci di molte danzatrici, per celebrare la forza della natura che abita questo ambiente e, al tempo stesso, riconoscere le qualità materne delle nostre civiltà in continua trasformazione, che hanno plasmato il passato e continueranno a modellare il nostro futuro. 

Trailer

Lorenzo Conti introduce lo spettacolo

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