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Intervista a Lorena Dozio

Di Lorenzo Conti

Che cosa significa essere una “coreografa donna” oggi?

Lorena Dozio

Lorena Dozio

Per me essere coreografa significa proporre un’esperienza percettiva e visuale attraverso il corpo e attraverso lo spazio. Inevitabilmente quello che sono, come percepisco il mondo e il mio genere determinano la mia proposta. E in questo senso penso che il mio lavoro sia “al femminile”: nel modo in cui il mio sguardo abbraccia l’esterno, nella postura che assume il mio il corpo sulla scena.

Pensi che nel mondo della danza ci siano più opportunità per artisti uomini?

Lorena Dozio

Da sempre il mondo della danza è frequentato in prevalenza da donne (nelle scuole come nelle compagnie) mentre i posti ai vertici del mondo coreografico sono in maggioranza occupati da uomini. Fortunatamente le cose stanno cambiando, ci si interroga di più sui posti di potere, sulla ridistribuzione del lavoro, c’è una rivoluzione che sta avvenendo, sotterranea e con forme diverse, e una riflessione globale sta toccando tutta la società. Il lavoro da compiere è ancora molto perché ci sia un’eguaglianza sociale e professionale tra donna e uomo.

Che cosa ti incoraggia a entrare in sala prove ogni giorno, che cosa motiva la tua ricerca?

Lorena Dozio

Vorrei rispondere citando una breve affermazione del filosofo Paul B. Preciado, che ho letto in una recente intervista rilasciata su un quotidiano francese durante il periodo di lockdown e recita in questo modo: Perché l’arte é sempre una strategia della gioia. Da sempre mi piace considerare la danza come una forma di resistenza. Resistenza alla nostalgia, alla tristezza, all’inazione attraverso la forza della creazione e il bisogno di andare in sala e creare, oppure di sdraiarsi per terra e lasciare correre il pensiero fino a che un’idea sorga, prenda spazio dentro e fuori di noi. E poi a partire da questa piccola idea, ancora in uno stato di semplice intuizione, scavare e sviluppare un concetto dandogli corpo. Questa è una gioia, una strategia, una resistenza, il senso ultimo del mio entrare ogni giorno in sala prove.

Luminanza

Dietro le quinte di Rame, 2020

Quale figura ti ha ispirata all’inizio della tua carriera come coreografa?

Lorena Dozio

Non una ma tante e quasi tutte donne che mi hanno aperto gli occhi su questa strada come una possibilità concreta e mi hanno incoraggiata a mettermi in cammino. Donne come le italiane Anna Redi e Simona Bertozzi con le quali ho studiato e lavorato mentre frequentavo l'Università a Bologna. Prima ancora vorrei però menzionare l’incontro con Natalia Lepori con la quale ho studiato recitazione negli anni del Liceo. E ancora l’incontro in Francia con coreografe e coreografi come Emmanuelle Huynh, Trisha Brown, Boris Charmatz.. E poi la più lontana nel tempo, senza averla mai incontrata di persona: Pina Bausch.

Luminanza

Dietro le quinte di Rame, 2020

Come affronti le tematiche di genere all’interno dei tuoi lavori?

Lorena Dozio

Nel mio lavoro artistico la questione del genere non é quasi mai affrontata esplicitamente. Penso però che ci sia una parte spiccatamente “femminile” che entra nei miei spettacoli, prendendo sembianze diverse, cristallizandosi in fasi e stati diversi, come nella vita.

Per fare un esempio, nel mio ultimo spettacolo, Rame, ho voluto che il genere fosse presente e definito scegliendo di mettere in scena tre donne. Mi interessava trattare il femminile nella sua molteplicità e allo stesso tempo nel suo doppio, nella sua capacità di trasformazione, nella sua bellezza e potenza. Penso anche che i miei lavori abbiamo una componente maschile importante, e mi riferisco a livello energetico. Per me é infatti essenziale che ci siano le due energie, femminile e maschile, che dialoghino, si compensino, che lottino e si incontrino sulla scena.

Lorena Dozio Nata e cresciuta in Svizzera, nel Cantone Ticino, ha studiato le arti performative presso l’Università di Lettere e Filosofia di Bologna, prima di completare la formazione in coreografia al Centre National de Danse Contemporaine (CNDC) di Angers, sotto la direzione di Emmanuelle Huynh. In questo contesto ha cominciato a creare le sue prime coreografie per poi collaborare con il coreografo e danzatore brasiliano Fernando Cabral. Nel 2012 alla formazione Transforme all’Abbaye de Royaumont diretta da Myriam Gourfink incontra i compositori Carlo Ciceri e Daniel Zea e insieme fonda l’associazione Crile a Lugano. Nel 2016 ha creato il quartetto Otolithes coprodotto da LuganoInScena e sostenuto dal RESO – Fondo dei Programmatori che ha debuttato al FIT Festival di Lugano. Nel triennio 2016-2018 Lorena Dozio è sostenuta da Pro Helvetia nel quadro del programma YAA! – Young Associated Artist, in partenariato con LAC Lugano Arte e Cultura.

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