Attraverso una collaborazione artistica e produttiva unica nel panorama teatrale odierno, Andrea De Rosa e Carmelo Rifici costruiscono uno spettacolo che ruota intorno ai problemi scientifici e ai grandi misteri del nostro tempo.

La vita e l’opera di Galileo rappresentano senza dubbio uno spartiacque per la nostra cultura, una chiave di volta della modernità occidentale. Tanto il suo contributo scientifico quanto la sua abiura hanno dato vita ad un’onda lunga che arriva fino a noi: un big bang la cui espansione si mostra oggi nella sua forma più realizzata e problematica.
Con Galileo, infatti, la tecnologia entra nel cuore della modernità, il progredire dell’apparato tecnico-scientifico s’identifica con il progresso tout-court, diventando il destino di tutto l’Occidente. Cos’è, in fondo, il sogno contemporaneo dell’intelligenza artificiale, della singolarità tecnologica, dell’automatizzazione universale, se non l’estrema affermazione della volontà di potenza galileiana – il cannocchiale che non guarda più verso il mare, ma verso il cielo? Intorno a questo interrogativo Fabrizio Sinisi sviluppa una parabola in versi sul tema di una generazione – e di una polis – che ha legato indissolubilmente il proprio destino a quello delle sue tecnologie. Galileo non è più un individuo ma una macchina, un dispositivo di trasformazione del mondo con cui l’uomo prova a fondare una nuova, diversa nozione del divino.
Ma Galileo è anche colui che spezza definitivamente i cieli aristotelici, rompendo un modello di rappresentazione del mondo che per secoli aveva rincuorato l’uomo. Scienza e teologia, rappresentazione e verità si dividono definitivamente: una rottura i cui effetti arrivano fino ad oggi. Il testo di Angela Dematté vede in scena una donna di oggi, che è madre ma anche intellettuale, chiamata a raccontare per una rivista divulgativa il nuovo paradigma (il cambio di percezione del reale) che la scienza sta ponendo oggi. Il lutto famigliare che la donna sta elaborando, però, provoca un corto-circuito con i dialoghi che persegue con uno scienziato, con un collega e con alcuni giovani allievi, e la costringe ad intraprendere un viaggio più vasto, che mette in discussione tutta la sua visione del mondo. Lo scienziato diventa per lei padre complesso, mentre cerca di trovare una visione olistica che le permetta di ritrovare una pace che pare ormai impossibile da ritrovare.  Quali sono le conseguenze di un cambio di paradigma per la società? Scienza e conoscenza hanno il diritto di procedere in modo incondizionato? O hanno il dovere di fermarsi ad un certo punto?

L’opera teatrale presenterà un triplo orizzonte prospettico: tre diversi piani problematici e temporali. A legare i due testi sopra descritti ci sarà infatti il processo a Galileo del 1633, con i suoi personaggi (i cardinali al potere, gli allievi e la figlia dello scienziato) e il suo linguaggio che si prefigurerà per il pubblico come matrice e seme dei dilemmi giocati nei due testi: il rapporto tra scienza e coscienza e tra scienza e potere.
C’è dunque un passato storico, dove avviene l’abiura; un presente, dove una donna indaga, partendo dalla figura di Galileo, i drammi e le visioni della scienza contemporanea; e un futuro, dove ad una tecnologia ormai elevata a nuova divinità, una generazione di figli prova ad opporre un’eroica quanto disperata resistenza. Tre sequenze che corrispondono ad altrettanti processi, che – con diversi linguaggi e modalità espressive – indagano i destini e gli interrogativi del mondo contemporaneo e di quella che oggi chiamiamo “modernità”.

scritto da
Angela Dematté
Fabrizio Sinisi

dramaturg
Simona Gonella

regia di
Andrea De Rosa
Carmelo Rifici

con
cast in via di definizione

una coproduzione
LAC Lugano Arte e Cultura
TPE - Teatro Piemonte Europa
ERT / Teatro Nazionale