Il regista Lello Serao rilegge il capolavoro di Eduardo De Filippo firmando una messinscena non convenzionale che vede un unico attore interagire con sette pupazzi manovrati a vista. Lo spettacolo rievoca le vicende della famiglia Cupiello, aprendo uno squarcio nell’immaginario e nella memoria collettiva degli spettatori.
Un sogno che prende vita attraverso il teatro di figura, in cui l’attore Luca Saccoia si immerge e riemerge come “Tommasino”, dopo aver pronunciato il fatidico “sì” al padre. Da quel momento rivive e fa rivivere il “Natale” che da oltre novant’anni accompagna il pubblico. Si fa così interprete personale di una tradizione, testimone di un rito che attraversa memorie familiari comiche e tragiche, segnando la sua storia e quella di chi assiste alla rappresentazione.
Per dare forma e ripetibilità a questo rito, ricorre ai pupazzi e alle figure che si animano nei suoi sogni e incubi, riaffiorando ogni anno come il presepe e i suoi pastori. In questo continuo ritorno, si lascia ancora sorprendere dalle storie che emergono, vi prende parte, ne restituisce le battute e rinnova il sogno di Eduardo e del suo “Luca Cupiello”: quello di smussare i conflitti attraverso il rituale del presepe.
“Il presepe – si legge nelle note di regia – è l’orizzonte in cui si muove tutta l’opera, sia in senso reale che metaforico. È l’elemento necessario a Luca Cupiello per sperare in un’umanità rinnovata e senza conflitti, ma anche la rappresentazione della nascita e della morte. È il tempo del passaggio dal vecchio al nuovo, la miscela tra passato e presente, un’iconografia consolidata e, al tempo stesso, da destrutturare di continuo. Il presepe si rinnova ogni anno, è ciclico come le stagioni, può piacere o non piacere.”