Dopo la lettura scenica presentata nell’ambito della Vetrina Prismi 2025, il testo dell’autrice argoviese Julia Haenni torna in scena in un allestimento firmato dalla regista Giulia Rumasuglia. Attraverso un lavoro sul linguaggio e la creazione di neologismi, lo spettacolo esplora il sessismo con cui la medicina tratta il corpo femminile.
La donna si cura (kills the party)
Julia Haenni / Giulia Rumasuglia
Prelazione
spettacolo in allestimento
Prelazione membri LAC+ dall’1 dicembre.
Vendita aperta a tutti dall’8 dicembre.
La donna si cura (kills the party)
Julia Haenni / Giulia Rumasuglia
Prelazione
spettacolo in allestimento
Prelazione membri LAC+ dall’1 dicembre.
Vendita aperta a tutti dall’8 dicembre.
Una donna ha dolore e va dal medico, dal primo, dal secondo, dal terzo. Nessuno di questi camici bianchi ha una soluzione per i suoi dolori al basso ventre. Né tanto meno li considera sul serio.
La donna si cura (kills the party) mette in scena la storia secolare dello sguardo patriarcale sul corpo femminile e, con essa, la storia della medicina occidentale, che fino a poco tempo fa non mostrava interesse – e ancor meno finanziamenti per la ricerca – per malattie che non riguardassero corpi di genere maschile. Con umorismo e intelligenza, il testo smaschera miti scientifici nella loro persistenza ostinata e ne rivela l’assurdità.
Tra seriosità e burlesque, lo spettacolo dà voce a una polifonia di voci costruita dalle tre attrici in scena, che tentano – con più o meno successo – di ascoltarsi, comprendersi, consolarsi; e anche di danzare. Alla fine, cercano le parole che potrebbero descrivere il domani. Partono dai loro corpi per approdare a una domanda universale: come inventare una vita che sia davvero la nostra?
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di
Julia Haenni
traduzione dal
tedesco Michela Bianchi
regia
Giulia Rumasuglia
con
Anahi Traversi, Marta Malvestiti, Silvia di Cesare
scene e costumi
Margherita Platé
musica
Simone Bernardoni
care coach e assistente alla regia
Noemi Ferrari
produzione
Alan Alpenfelt/ Luminanza
con il sostegno di
DECS Repubblica e Cantone Ticino – Fondo Swisslos