La musicista e performer Federica Rosellini porta in scena Ivan e i cani della drammaturga inglese Hattie Naylor, testo candidato all’Olivier Award nella categoria “Outstanding Achievement”. Un ‘a solo’ dolce e disperato, un canto d’anima intimo e personale, ma capace di raccontare l’infanzia di tutti noi.
Mosca, anni Novanta. La Russia di Boris Eltsin è un Paese allo stremo, dove la povertà svuota le case e incrina i legami familiari. Ivan ha quattro anni e vive con una madre fragile e un uomo violento che, accecato dalla vodka, vorrebbe liberarsi di lui. Un giorno il bambino indossa il suo cappotto pesante, infila in tasca due pacchetti di patatine e scappa nel gelo della città.
Comincia così un’odissea feroce e commovente, raccontata come una fiaba nera: tra strade ostili, fame e solitudine, Ivan trova rifugio in una muta di cani randagi che lo accoglie come uno di loro. In quella comunità improvvisata il bambino scopre una nuova possibilità di sopravvivenza, ma anche una forma inattesa di amore e appartenenza.
Sola in scena con la sua strumentazione elettronica, Federica Rosellini trasforma il racconto in un’esperienza sonora e fisica. La voce registrata in russo di sua madre si intreccia a melodie, nenie e pulsazioni ritmiche, mentre corpo e parola disegnano una partitura emotiva intensa e visionaria.