Le artiste svizzere Melanie Durrer e Alina Immoos sono le protagoniste di una performance che si interroga sulle ragioni di certe sparizioni: uomini che scompaiono, capitani che non vogliono affrontare il naufragio, padri emotivamente assenti che sfuggono alle proprie responsabilità e svaniscono senza una parola.
Un bambino aspetta sul canotto pieghevole del padre. Il tempo è bello, l’aria sa di crema solare e plastica consumata, il sole brucia sulla pelle. Ma l’attesa dura quasi due decenni: un padre che non si assume la responsabilità, che rimanda, che scompare.
Quasi vent’anni fa, la Costa Concordia si è inclinata e inabissata a causa di una manovra azzardata del comandante Schettino. “Il capitano è l’ultimo ad abbandonare la nave”, dice una legge non scritta del mare. Una lunga tradizione, una questione d’onore – come molte cose nel patriarcato. Schettino, invece, è il primo a lasciare la nave e non torna indietro.
Due imbarcazioni, due capitani, e uno stesso schema che si ripete. Get [the fuck] on board attraversa queste immagini per raccontare uomini che svaniscono proprio quando la situazione si fa critica: padri emotivamente assenti, figure che si sottraggono, responsabilità disertate senza una parola.
In scena, le due performer si mettono alla ricerca del perché di queste sparizioni. Si interrogano su ciò che di questi padri resta dentro di loro, e se sia possibile spezzare i modelli ereditati per immaginare nuove forme di cura. E, alla fine, una domanda semplice e disarmante: quando arriverà finalmente qualcuno a metterci la crema solare sul viso?