Paolo Fresu tromba
Giovanni Sollima violoncello
Past event
09 maggio 2026
Sala Teatro
FS: in viaggio è un’avventura musicale unica, nata dall’incontro tra due straordinari interpreti e compositori, Paolo Fresu e Giovanni Sollima, uniti dalla loro inesauribile curiosità artistica e dalla capacità di superare con naturalezza e originalità i confini tra i generi. La Sardegna e la Sicilia sono i punti di partenza di un viaggio musicale che esplora il jazz e il barocco, la musica contemporanea e quella tradizionale, in un dialogo tra geografie ed epoche diverse.
Autentico virtuoso del violoncello, Giovanni Sollima è un musicista e compositore fuori dal comune: suonare per lui non è un fine, ma un mezzo per comunicare con il mondo. Si esprime attraverso una musica unica nel suo genere, dai ritmi mediterranei e con una vena melodica tipicamente italiana, ma che allo stesso tempo riesce a tenere assieme epoche e generi differenti, dal barocco al metal. Al suo fianco, Paolo Fresu – una delle voci più emblematiche del jazz europeo, la cui tromba unisce la liricità del jazz mediterraneo con l’eleganza della tradizione classica e l’espressività della world music. FS: in viaggio è un’esperienza sonora che fonde i mondi di Sollima e Fresu, creando un dialogo continuo tra improvvisazione e scrittura, jazz e musica colta. Il violoncello e la tromba generano paesaggi sonori di straordinaria profondità emotiva, con sonorità che attraversano culture e tradizioni. Ogni nota diventa un ponte tra luoghi ed epoche distanti, in un concerto unico nel suo genere.
Giovanni Sollima è un violoncellista di fama internazionale e il compositore italiano più eseguito nel mondo.
Collabora con artisti del calibro di Riccardo Muti, Yo-Yo Ma, Ivan Fischer, Viktoria Mullova, Ruggero Raimondi, Mario Brunello, Kathryn Stott, Giuseppe Andaloro, Toni Florio, Yuri Bashmet, Katia e Marielle Labeque, Giovanni Antonini, Ottavio Dantone, Patti Smith, Stefano Bollani, Paolo Fresu e Antonio Albanese e con orchestre tra cui la Chicago Symphony Orchestra, Liverpool Philharmonic, la Royal Concertgebouw Orchestra, i Moscow Soloists, la Berlin Konzerthausorchester, la Australian Chamber Orchestra, Il Giardino Armonico, la Cappella Neapolitana, l’Accademia Bizantina, la Holland Baroque Society e la Budapest Festival Orchestra.
Per il cinema, il teatro, la televisione e la danza ha scritto e interpretato musica per Peter Greenaway, John Turturro, Bob Wilson, Carlos Saura, Marco Tullio Giordana, Peter Stein, Lasse Gjertsen, Anatolij Vasiliev, Karole Armitage e Carolyn Carlson.
Si è esibito in alcune delle più importanti sale in tutto il mondo, tra cui la Alice Tully Hall, la Knitting Factory, la Carnegie Hall (New York), la Wigmore Hall, la Queen Elizabeth Hall (Londra), la Salle Gaveau (Parigi), il Teatro alla Scala (Milano), l’Opera House (Sidney) e la Suntory Hall (Tokyo).
Dal 2010 Sollima insegna presso l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, dove è stato insignito del titolo di Accademico.
Nel 2012 ha fondato, insieme a Enrico Melozzi, i 100 Cellos.
Nel 2015 ha creato a Milano il “logo sonoro” di Expo e inaugurato il nuovo spazio museale della Pietà Rondanini di Michelangelo.
Nel campo della composizione esplora generi diversi avvalendosi di strumenti antichi, orientali, elettrici e di sua invenzione, suonando nel Deserto del Sahara, sott’acqua, o con un violoncello di ghiaccio.
La sua attività discografica inizia nel 1998 con Aquilarco, un CD prodotto da Philip Glass per la Point Music, che è stato seguito da altri dodici album pubblicati da Sony, Egea e Decca.
Ha riportato alla luce le musiche di Giovanni Battista Costanzi, compositore del 18° secolo, del quale ha registrato le Sonate e le Sinfonie per violoncello e basso continuo, pubblicate da Glossa.
Nell’ottobre 2018 ha ricevuto l’Anner Bijlsma Award alla Cello Biennale di Amsterdam.
Nel 2020 hanno debuttato le sue due ultime opere, Il Libro della Giungla e Acqua Profonda.
Nel 2021 è uscito il film documentario N-Ice Cello sul suggestivo viaggio del violoncello di ghiaccio costruito da Tim Linhart.
Giovanni Sollima suona un violoncello Francesco Ruggieri costruito a Cremona nel 1679.
La banda del paese e i maggiori premi internazionali, la campagna sarda e i dischi, la scoperta del jazz e le mille collaborazioni, l'amore per le piccole cose e Parigi. Esiste davvero poca gente capace di mettere insieme un tale abbecedario di elementi e trasformarlo in un'incredibile e veloce crescita stilistica.
Paolo Fresu c'è riuscito proprio in un paese come l'Italia dove - per troppo tempo - la cultura jazz era conosciuta quanto Shakespeare o le tele di Matisse, dove Louis Armstrong è stato poco più che fenomeno da baraccone d’insane vetrine sanremesi e Miles Davis scoperto "nero" e bravo ben dopo gli anni di massima creatività.
La "magia" sta nell'immensa naturalezza di un uomo che, come pochi altri, è riuscito a trasportare il più profondo significato della sua appunto magica terra nella più preziosa e libera delle arti.
A questo punto della sua fortunata e lunga carriera, non serve più enumerare incisioni, premi ed esperienze varie che l’hanno imposto a livello internazionale e che fanno ecumenicamente amare la sua musica: dentro al suono della sua tromba c'è la linfa che ha dato lustro alla nouvelle vague del jazz europeo, la profondità di un pensiero non solo musicale, la generosità che lo vuole nel posto giusto al momento giusto ma, soprattutto, l'inesauribile passione che lo sorregge da sempre.
Il presente di Paolo è – come al solito – turbinoso, degno dell’artista onnivoro e creativo che tutti riconoscono in lui.
Oggi (a parte un affascinante lato letterario che è sfociato nella pubblicazione di alcuni lavori editoriali e l'importante consegne delle Laurea Honoris Causa dell’Università la Bicocca di Milano e della nobile Berklee School of Music newyorkese) è fatto del suo storico quintetto alla boa dei quattro decenni di stima reciproca, ma anche quello del quartetto “Devil” unito da vent’anni oppure del suo nuovo trio con due realtà del jazz contemporaneo quali Dino Rubino e Marco Bardoscia oppure infine del sorprendente “Heroes”, omaggio a David Bowie ove collabora con gli affermati nomi di Petra Magoni e Christian Meyer e con alcuni della più in vista della new wave jazz italiana quali Francesco Diodati, Francesco Ponticelli e Filippo Vignato.
Non sono da dimenticare importanti collaborazioni internazionali quali il fortunato sodalizio in duo con Uri Caine, o i grandi nomi di Carla Bley, Steve Swallow o Ralph Towner che ha fatto da ponte all'ingresso del nome di Paolo nell'entourage della celebrata e nobile etichetta ECM, per la quale sono stati pubblicati altri notevoli lavori discografici.
Il suo presente più attuale lo vede attivo, in ottica più esterofila, in trio con Richard Galliano e il pianista svedese Jan Lundgren (“Mare Nostrum”) e in diverse nuove avventure con importanti nomi dell’entourage jazzistico contemporaneo quali, fra i tanti, Omar Sosa, Jaques Morelenbaum, Trilok Gurtu, Lars Danielsson, Eivind Aarset o Arild Andersen. Interessanti sono poi i progetti con alcuni grandi nomi del mondo letterario e teatrale italiano (Mariangela Gualtieri, Ascanio Celestini, Lella Costa, Stefano Benni, Alessandro Bergonzoni, Giuseppe Battiston), la frequentazione del mondo teatrale stesso quale primo interprete grazie ai lavori prodotti dal Teatro Stabile di Bolzano fra i quali il successo delle pièce “Tempo di Chet”, “Tango Macondo” e “Kind of Miles” oltre, infine, a una nuova serie di piccole ma importanti collaborazioni con la musica “intelligente” delle frange popolari italiane oppure dell’elettronica. Musica per il Cinema e “progetti speciali” come il suo straordinario “a solo” teatrale chiudono il cerchio insieme alla piccola grande e folle avventura che l’ha portato a festeggiare nel 2011 i suoi 50 anni con 50 concerti, in 50 giorni consecutivi, con 50 formazioni e progetti diversi di giorno in giorno in 50 capolavori paesaggistici della sua Sardegna. Non da meno anche il bel progetto dedicato invece al suo importante 60° compleanno, complice la Bologna che è ormai divenuta, al pari di Parigi, uno dei suoi luoghi di riferimento.
Manca all’appello anche l’importante serie di progetti dedicata a diversi aspetti del mondo “classico” tout-court che, grazie a lavori ad hoc, sta riservando belle sorprese con musicisti capaci di "guardare avanti" oppure, infine, il bellissimo nuovo lavoro di promozione cha Paolo sta portando avanti nei confronti di molti giovani leoni dell'entourage jazzistico contemporaneo attraverso le possibilità offerte loro grazie alla sua nuova etichetta Tǔk Music costruita per guardare al futuro e ormai diventata una realtà di riferimento anche a livello internazionale.