Cartoline tra passato e presente

Come muta una città nel tempo? Divertitevi a confrontare fotografie del passato e a ritrovare gli stessi luoghi così come sono oggi passeggiando per le vie della città e fotografando il cambiamento. Fissate su carta i cambiamenti che notate creando una cartolina. Mescolate elementi del passato e del presente in un collage tutto nuovo. Nascerà così la vostra personale città!

Per prendere qualche spunto potete anche ammirare le fotografie di Vincenzo Vicari, il quale fissa su carta i cambiamenti avvenuti nel tempo alla città di Lugano. Tra i suoi scatti presenti al Museo d'Arte della Svizzera d'italiana è possibile riconoscere luoghi famigliari (ma oggi completamente mutati) del territorio. 

Età

Dai 4 ai 10 anni, accompagnati
(attività per famiglie)

Durata

45 minuti circa

Ingredienti

  • Colla
  • Forbici
  • Pennarelli e matite colorate
  • Cartoncini bianchi (o chiari) 10x15 cm da trasformare in una vera a propria cartolina postale personalizzando anche il retro
  • Fotocopie a colori o in bianco e nero di una città a vostra scelta (se possibile, foto del passato e del presente per poter fare un confronto)
  • Se non possiedi vecchie foto di una città, puoi stamparle cliccando qui

1

Preparare tutto il materiale necessario

Vicari

2

Ritaglia dalle fotografie degli elementi che ti piacciono e crea la tua composizione

Vicari

3

Incolla il tutto sulla cartolina e completa le fotografie con dei disegni

Vicari

4

Scrivi l’indirizzo, un pensiero, metti il francobollo e... spediscila!necessario

Vicari
  • Trascorrere del tempo in famiglia, sperimentando la propria creatività e condividendo l’esperienza, attraverso gli spunti forniti dall’arte
  • Esplorazione del proprio territorio e conoscenza della sua trasformazione tra passato e presenze
  • Sviluppo delle capacità di manualità e di osservazione

Vincenzo Vicari nasce il 19 aprile 1911 a Lugano. Nella casa di famiglia in Viale Carlo Cattaneo 9,  proprio in quegli anni, si susseguono ben quattro studi fotografici: l’atelier Elios di Alois G. Grill (1910-11), lo studio dei fratelli Arnaboldi (1911-15), Fotografia Iris di Fausto Bernasconi (1915-20) e infine lo studio di Otto Albeck e Herbert Rüedi. Vicari cresce dunque accanto ai fotografi e sviluppa una certa familiarità con il mondo della fotografia. Da Frieda Rüedi, moglie di Herbert, nel 1936 Vicari rileva lo studio fotografico dove aveva svolto il periodo di apprendistato, prima di perfezionarsi a Interlaken (da Josef Stump), a Zurigo (da Ernst Gugger) e a Locarno, dove lavora tre anni per la Photo-House Steinemann. Ottenuto il diploma di maestro fotografo al Politecnico federale di Zurigo nel 1939, entra nel servizio attivo come sergente fotografo nella Compagnia aviazione 10. Durante la guerra scatta le prime vedute aeree di Lugano e gira numerosi film documentaristici premiati. Insegnante alla scuola per apprendisti fotografi di Trevano tra il 1945 e il 1962, allo storico studio di Viale Carlo Cattaneo, nel 1954 ne affianca un secondo in Via Massimiliano Magatti, dotato dal 1958 di un reparto di ottica. Nel 1978 apre un ulteriore negozio di fotografia e ottica presso l’autosilo di Via Serafino Balestra. 
Nove anni dopo, nel 1987 cessa ufficialmente l’attività fotografica. Muore il 23 marzo 2007 a Viganello.

Vincenzo Vicari è stato un fotografo, attivo a Lugano dal 1936 al 1987. Il percorso espositivo della mostra al Museo d’arte della Svizzera italiana è cronologico con una selezione di stampe originali e riproduzioni da negativi per un totale di oltre 100 scatti in bianco e nero e a colori che documentano la trasformazione del territorio ticinese e dei suoi abitanti tra il primo Dopoguerra, ancora rurale e l’urbanizzazione degli anni Ottanta. Vicari legge e documenta il Ticino senza censure: dai soggetti “da cartolina” a quelli più inaspettati, il suo sguardo non è né celebrativo né estetizzante, ma documenta con sicurezza la realtà che lo circonda. L’importanza dell’opera di Vicari risiede proprio nella sua capacità di restituire e sintetizzare in maniera mai banale la complessità di un territorio alla ricerca della sua identità in tutte le sue sfaccettature. 
La mostra si inserisce in un progetto di valorizzazione più ampio ed evoca un viaggio nel tempo che guida lo spettatore alla scoperta della poliedricità del Ticino del XX secolo e dell’intera carriera di Vicari. 
Gli anni Trenta segnano il punto di partenza del viaggio di Vicari. Passando attraverso vedute di valli alpine e dei nuovi mezzi di trasporto, lo spettatore esplora il nascente mondo della radio - fondamentale istituzione per la definizione di un’identità in bilico tra italianità ed elvetismo - e quello delle industrie, le cui immagini si rivolgono alla Confederazione per rivendicare maggiori riconoscimenti economici. Gli anni Quaranta sono inevitabilmente legati al Seconda Guerra Mondiale, che detta il ritmo dei cambiamenti del decennio seppur senza frenare la trasformazione urbana del Ticino. In questo periodo, anche la carriera di Vicari subisce una svolta: subentra nella sua produzione la fotografia aerea. Una passione a cui si avvicina grazie al servizio militare che lo porterà a realizzare in un decennio oltre 1200 vedute del Cantone dall’alto. Sono le immagini che raccontano in modo più immediato la trasformazione che gradualmente cambia il volto del territorio. Lo spettatore entra così negli anni Cinquanta e, dal cielo, si scorge ancora meglio il processo di urbanizzazione che invade le vie delle città: nuovi edifici e architetture, indice di una forte crescita demografica ed economica, che proprio in questi anni segna la transizione definitiva del Ticino da un cantone prevalentemente agricolo ad un cantone industriale. Un decennio caratterizzato da un forte dinamismo e da grandi contrasti. Si passa poi alle imprese titaniche del settore idroelettrico, attraverso le fotografie che raccontano la costruzione delle dighe del Luzzone e della Verzasca. Insomma, Vicari non si lascia sfuggire nessuno dei momenti determinanti nella storia Cantone, tantomeno lo sviluppo del settore dei servizi, le nuove autostrade, e lo sviluppo del settore bancario e parabancario che caratterizzano il contesto ticinese a partire dagli anni Settanta. Alla fine, lo spettatore è immerso in un Ticino quasi irriconoscibile rispetto all’inizio del suo viaggio, se non per le ultime espressioni del suo volto rurale, che invece è rimasto immutato. L’esposizione si conclude con una cornice contenente estratti di documentari e video realizzati con la cinepresa, per mostrare ancora una volta l’approccio poliedrico e innovativo di Vincenzo Vicari rispetto al suo - e nostro- Ticino, di cui ha saputo cogliere il cuore, l’essenza e la verità lontano da occhi stereotipati.

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