Antonio Rezza e Flavia Mastrella – Leoni d’Oro alla carriera alla Biennale di Venezia 2018 – tornano in scena con la loro nuova creazione: un viaggio visionario che, tra surreale ironia e crudele comicità, affronta il rischio costante dell’abisso e l’illusione di una possibile salvezza, indagando l’essenza dell’umanità attraverso l’epopea paradossale di un pentagono transformer-navicella spaziale, un ammiraglio e un equipaggio alla deriva.
Al centro della scena, un ammiraglio vestito di blu elettrico tenta di salvare la sua nave, mentre l’equipaggio che lo circonda è accecato da logiche di mercato e interessi individuali. Nessuno è colpevole, eppure il divario nei loro modi di stare al mondo risulta insanabile.
“L’ammutinamento è sempre auspicabile in un organismo sano – si legge nelle note di regia – e qui, tra visioni difformi, si consuma l’ennesimo espatrio, che non è la migrazione di un popolo, ma l’allontanamento inesorabile dalla propria volontà. E vissero tutti relitti e portenti. […] Tornare alla dimensione naturale e selvaggia è impossibile. Viviamo una nuova preistoria in cui la mansione umana è mortificata, confusa e inadeguata. Nello spazio virtuale fatto materia, un eco-pentagono provoca il vuoto, personaggi invisibili fiancheggiano l’egocentrico edificio: non sono fantasmi ma sollecitazioni induttive e, nonostante tutto, la realtà non è mai uniforme, scombina sempre i programmi prestabiliti e nutre in modo imprevedibile la funzione della fantasia. La crudeltà tecnologica permea l’essere vivente. È la scomparsa dell’eroe.”