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Cosa ci guadagniamo a essere testimoni della perdita di altri? Con felicità o tristezza, ci sono momenti nella vita in cui bisogna dire addio: combinando lettura e danza, Goodbye dell’artista giapponese Michikazu Matsune racconta storie di relazioni personali, amore e complicazioni, lette tra le righe di alcune lettere d’addio.

Goodbye è pieno di parole d'addio, raccontate principalmente attraverso lettere d'addio da tutto il mondo. Alcune sono scritte con rabbia, altre emergono da un luogo di profonda tristezza, e molte di esse esprimono con profondità pensieri sulle nostre relazioni con gli altri, luoghi e oggetti nel mondo attraverso il semplice atto di dire addio.
Tutte queste parole di addio sono lette da Matsune che, seduto a una scrivania contenente solo una pila di lettere e un orologio, riesce a costruire una performance avvincente a partire da un atto affascinante e semplice: il lento taglio della busta, il secco stropicciare della carta che viene dispiegata, e il rapido, cortese schiarimento della gola servono come un brillante ingresso a ogni storia.
Lettere d'addio, scritte da varie persone per motivi diversi, tra cui quelle dell’imperatrice Maria Teresa a sua figlia Maria Antonietta date il giorno della sua partenza per la Francia, quella di un cieco al suo cane guida deceduto, quella di un pilota Kamikaze ai suoi figli prima della sua missione, e la lettera d'addio del cantante Kurt Cobain

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performance
Michikazu Matsune

testo
Dave Mann/ The Centre for The Less Good Idea, Johannesburg

assistente artistico
Andrea Gunnlaugsdóttir

assistente alla ricerca
Almud Krejza

con il supporto residenze
The Cultural Department of the City of Vienna apap - Performing Europe 2020