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Certi Comizi è uno studio in cui Tindaro Granata, disegnerà una mappa “umanografica” del territorio ticinese e lo farà facendosi ispirare dalla modalità di intervista che guidò Pier Paolo Pasolini nel suo capolavoro Comizi d’amore, straordinario film d’inchiesta che Pasolini realizzò nel 1965; microfono alla mano, Pasolini scese nelle piazze italiane per realizzare un reportage per capire come era cambiata la morale nel suo Paese, l’Italia.

ispirato all’opera di
Pier Paolo Pasolini

di e regia
Tindaro Granata

assistente alla regia
Monica Ceccardi

montaggio e regia video
Radiana Basso

interlocutori diretti del territorio ticinese
Sofia Aliprandi
Mosè Bächtold
Martina Borghesi
Elisa Butti
Lorenzo Fusco
Luca Huser
Artemisia Liveriero
Lorenzo Quadranti
Emma Soldini

fonico
Lorenzo Sedili, LAC

delegate di produzione
Maria Fico, LAC
Marzia Montagna, LAC

produzione
LAC Lugano Arte e Cultura

Certi Comizi è uno studio di una mappa “umanografica” del territorio ticinese, che farò con tutte le persone che incontrerò sulla strada che mi ha indicato Lingua Madre, avendo come punto di riferimento, come cartello stradale, la modalità di incontro/intervista ideata da Pier Paolo Pasolini nel suo capolavoro Comizi d’amore.  Con Monica Ceccardi abbiamo formato un gruppo di studio di 6 giovanissimi e giovanissime ticinesi, di età compresa tra i 16 e i 20 anni, con i quali ci confronteremo e studieremo le tematiche, i tabù e il pensiero collettivo degli abitanti del Ticino. 
Che sia cambiato il mondo, da quando Pasolini è andato per strada ad intervistare la gente, lo sappiamo; sono cambiati solo i nostri “usi e costumi” oppure siamo cambiati anche noi? Sicuramente è diverso il nostro grado di conoscenza tanto da farci perdere quella genuinità di approccio a qualsiasi forma di relazione con le cose, con le piante, con gli animali, con noi stessi, con gli altri e con Dio. Gli abitanti questo nuovo Eden, siamo noi: serpenti che mangiano la mela; pensiamo di essere i protagonisti assoluti di questo mondo e ci raccontiamo attraverso la rappresentazione del nostro “io”. Certi Comizi studierà il fenomeno della perdita di innocenza del racconto di sé, del rapporto che l’essere umano ha col suo presente e le sue relazioni, l’incapacità di raccontare la storia di una comunità, di un popolo, non riuscire a tramandare esperienza, e dare radici a chi verrà dopo. 
L’esperienza è un insieme di errori che serve per vivere infinitamente nel futuro ricordo che i nostri figli avranno di noi. Con l’aiuto di alcuni allievi della Scuola del Piccolo di Milano, studieremo il mondo dei nuovi social che usa la maggior parte della gente, confrontando il rapporto con la telecamera del cellulare per i social e il rapporto con la telecamera che c’era in Comizi d’amore di Pasolini, proveremo a mettere in corto circuito il racconto che una persona fa di sé attraverso i video social per raccontare una società, forse, incapace di ritrovare il senso del racconto della propria storia.

Siciliano di Tindari, si imbarca ventenne sulla Nave Spica come Meccanico Artigliere; due anni dopo, spinto dal desiderio di diventare attore, si congeda e trasferisce a Roma. Commesso in diversi negozi di scarpe, è cameriere in trattorie e ristoranti. Privo di una formazione accademica artistica, muove i suoi primi passi in teatro grazie a Massimo Ranieri. Dal 2006 inizia un felice sodalizio con Carmelo Rifici da cui è diretto in numerosi spettacoli, tra cui Ifigenia, liberata e Macbeth, le cose nascoste. Serena Sinigaglia lo dirige in Il libro del buio e in 32”.16 Trentadue e sedici secondi; Andrea Chiodi in numerosi progetti teatrali, tra cui La Locandiera La bisbetica domata; Leonardo Lidi lo dirige ne Lo zoo di vetro.Come autore esordisce nel 2011 con Antropolaroid, spettacolo sulla storia della sua famiglia, messo in scena grazie a una rielaborazione originale dell’antica tecnica del “cunto siciliano”. È autore e interprete di Invidiatemi come io ho invidiato voi, storia di un caso di pedofilia ispirato a un fatto di cronaca. Scrive, dirige e interpreta Geppetto e Geppetto, lavoro in cui affronta il tema della “stepchild adoption” che gli vale il premio Ubu come novità drammaturgica (2016). Scrive Farsi Silenzio, pellegrinaggio laico alla ricerca di cosa è sacro oggi, e Dedalo e Icaro, storia di un padre che cerca di comprendere e accettare l’autismo del figlio. È Direttore Artistico di Situazione Drammatica, rassegna di drammaturgia contemporanea e anche di Proxima Res, associazione di produzione teatrale.