mercoledì 10 febbraio

Teatro foce

20:30

"Come ho potuto scrivere questa cosa a cui ancora non so dare un nome, e che mi spaventa quando la rileggo? Il dolore è fra le cose più importanti della mia vita".

Nel breve Diario di Marguerite Duras, scritto nell'aprile del 1945 in una Parigi da tempo liberata in cui si attende soltanto l'imminente resa del regime nazista, si respirano i suoni, i sentimenti e i colori senza luce di un’attesa speranzosa e disperata: il ritorno a casa di suo marito Robert L. (lo scrittore francese Robert Antelme) deportato a Buchenwald e poi a Dachau. "La pura normalità. Non farne io qualcosa di straordinario. Straordinario è quello che non ci si aspetta. Bisogna che sia ragionevole: aspetto Robert L. che deve tornare".

Ma di normale c’è poco nel racconto minuzioso di una testimone di guerra. Non la sua attesa, non il dolore che "è radicato nella speranza". Cosa vuol dire attendere? Si può vivere il presente attendendo il futuro? Spesso l’attesa ci porta a una proiezione del futuro. Un futuro che non sempre risponde alla nostra immaginazione.

È la scrittura stessa di Duras a descrivere i suoni, le voci e i rumori che scandiscono ogni giornata. Dalla piccola stanza in cui si protrae la sua attesa viene composta una partitura musicale dell’attesa e del dolore che "soffoca e abbisogna di spazio".

Leggi di più

di
Marguerite Duras 

traduzione di
Laura Guarino e Giovanni Mariotti, ed. Feltrinelli 

con
Margherita Saltamacchia, Raissa Avilés (voce), Rocco Schira (violino e loopstation) 

riduzione, adattamento e regia
Margherita Saltamacchia 

musiche originali
Raissa Avilés e Rocco Schira 

disegno luci
Alexander Budd 

foto di scena
Paolo Battaglia

produttore
Gianfranco Helbling 

produzione
Teatro Sociale Bellinzona - Bellinzona Teatro, 2020