martedì 03 dicembre

Sala Teatro
Da 41.- a 59.- CHF

mercoledì 04 dicembre

Sala Teatro
Da 41.- a 59.- CHF

Tra le suggestioni di una favola d’amore crudele e i simboli di un’arte che sovrasta la vita, Fabrizio Monteverde, maestro di uno stile energico e personale, reinventa il più famoso dei balletti di repertorio classico su musica di Čajkovskij, garantendo quell’originalità coreografica e registica unica che da sempre ne caratterizza le creazioni e il successo. 

Capolavoro del balletto, sintesi perfetta di composizione coreografica accademica e notturno romantico, di chiarezza formale e conturbanti simbologie psicoanalitiche, Il lago dei cigni è una favola senza lieto fine in cui i due amanti protagonisti, Siegfried e Odette, pagano con la vita la passione che li lega. Una di quelle “favole d’amore in cui si crede nella giovinezza” avrebbe detto Anton Čechov, scrivendo nell’atto unico Il canto del cigno (1887) di un attore ormai vecchio e malato che ripercorre in modo struggente i mille ruoli di una lunga carriera. 
Con dichiarata derivazione intellettuale dallo scrittore russo, il lavoro del coreografo e regista Fabrizio Monteverde trova ne Il canto del cigno il proprio naturale compimento drammaturgico, e in un percorso struggente di illusioni e memoria porta in scena un gruppo di “anziani” ballerini che, tra le fatiche di una giovinezza svanita e la nevrotica ricerca di un finale felice, ripercorrono gli atti di un ulteriore, “inevitabile” Lago.
Persi tra i ruoli di una lunga carriera, i danzatori stanchi di un’immaginaria compagnia decaduta si aggrappano ad un ultimo Lago, tra il ricordo sofferto di un’arte che travolge la vita e il tentativo estremo di rimandarne il finale. Individualità imprigionate in una coazione a ripetere, sabotatori della propria salvifica presa di coscienza oltre i ruoli di una vita svanita, gli interpreti ripercorreranno la trama di un Lago senza fine, reiterandovi gesti e legami nella speranza straziante di sopravvivere al finale di una replica interminabile. Condannata ad una perenne metamorfosi, donna a metà tra il bene e il male, Odette/Odile sarà cigno e principessa, buona e crudele, amante fedele e rivale beffarda. Metafora di un’arte che non conosce traguardo, cercherà se stessa in un viaggio tormentato d’amore, tradimento, prigionia e liberazione. In un teatro in cui tutto ha inizio e nulla ha mai fine, andrà incontro agli stracci consumati di una vita d’artista con lo spirito bianco di una Venere per sempre giovane.

direzione artistica
Francesca Magnini

liberamente ispirato a
Il lago dei cigni e all’atto unico di Anton Čechov Il canto del cigno

coreografia e regia
Fabrizio Monteverde

musiche
Pëtr Il'ič Čajkovskij

costumi
Santi Rinciari

disegno luci
Emanuele De Maria

costumi realizzati da
Opificio della Moda e del Costume

realizzazione maschere
Crea FX effetti speciali

produzione
Balletto di Roma 

con il sostegno di
Regione Lazio – Fondo Unico Regionale 2023 sullo Spettacolo dal Vivo