martedì 26 marzo

Sala Teatro
da 27.- a 39.- CHF

mercoledì 27 marzo

Sala Teatro
da 27.- a 39.- CHF

Tratto dall’omonimo romanzo di Nicola Lagioia, vincitore nel 2015 del Premio Strega e del Premio Mondello, La Ferocia mette in scena il trionfo e la rovina dell’occidente. Lo fa raccontando la storia della famiglia Salvemini, una saga familiare in cui le colpe dei padri si specchiano nelle debolezze dei figli. Un bestiario che descrive la nostra incapacità di sopprimere l’istinto di prevaricazione e il nostro essere perennemente incatenati alle leggi della natura.

Vittorio Salvemini è venuto dal nulla e, come da copione, vuole tutto. Costruttore pugliese arrivato a Bari poco più che trentenne, dagli anni ‘70 in poi ha inanellato una serie di successi professionali che l’hanno portato a essere proprietario di cantieri edili su cui non tramonta mai il sole, da Bari a Phuket, passando per Parigi e Istanbul. Solo le contraddizioni di qualunque ascesa sfrenata riusciranno a mandare in frantumi le sue sicurezze. A queste è legata la morte della figlia Clara, trovata nuda e ricoperta di sangue sulla provinciale che collega Bari a Taranto.
“Secondo alcuni la disciplina che meglio spiega il nuovo secolo è l’etologia. Metti una volpe affamata davanti a un branco di conigli e li vedrai correre. Corri in una piazza piena di colombi e li vedrai volare. Trova il colombo che non vola.”
La vicenda dei Salvemini ha il calore di una tragedia contemporanea, particolare e universale allo stesso tempo, e si nutre delle parole nate dalla penna di un grande romanziere, nato e cresciuto in un Sud da sempre attraversato da grandi narrazioni.
 

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dal romanzo di
Nicola Lagioia 

ideazione
VicoQuartoMazzini

regia
Michele Altamura
Gabriele Paolocà

adattamento
Linda Dalisi

con (in ordine alfabetico)
Roberto Alinghieri
Michele Altamura
Leonardo Capuano
Enrico Casale
Gaetano Colella
Francesca Mazza
Gabriele Paolocà
Andrea Volpetti

scene
Daniele Spanò

costumi
Lilian Indraccolo

disegno luci
Giulia Pastore

musiche
Pino Basile

aiuto regia
Jonathan Lazzini

realizzazione scenografie
Officina Scenotecnica Gli Scarti

direttore di scena
Daniele Corsetti

progetto audio
Niccolò Menegazzo

datore luci
Marco Piazze

consulenza artistica
Gioia Salvatori

produzione
Scarti Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione,
Elsinor Centro di Produzione Teatrale,
LAC Lugano Arte e Cultura,
Romaeuropa Festival,
Tric Teatri di Bari,
Teatro Nazionale di Genova

Nata dall'incontro tra Michele Altamura e Gabriele Paolocà, VicoQuartoMazzini – Premio Hystrio 2021 come miglior compagnia emergente – attraversa scritture originali e rivisitazioni di grandi classici del teatro e della letteratura. L’intento del suo lavoro è quello di rivelare le grandi storie capaci di indagare le impellenze del nostro tempo e raccontarle attraverso le infinite possibilità dell’arte scenica e performativa.

Nel pensare la regia dello spettacolo abbiamo scelto di mettere al centro, nella sua assordante assenza, il corpo di Clara, chiuso nello sguardo di tutti quelli che hanno creduto di poterlo possedere. Intorno, l'abissale e cruenta vanità del potere rappresentata dagli altri membri della famiglia e da tutti coloro che sono coinvolti nei loro affari. A fare da contraltare un figliastro tornato come un Oreste contemporaneo a gridare vendetta e un giornalista ossessionato da una frenetica fame di verità e da un amore sconfinato per la terra in cui è nato.
Con La Ferocia ci concediamo la possibilità di raccontare il Sud non come un’eccezione ma come la regola. E di conseguenza ci chiediamo: il Sud può essere una sineddoche? Può assurgere al ruolo di protagonista del dramma di un mondo fuor di squadra, dove il crollo economico dell’occidente e l’incomunicabilità tra sostenibilità ambientale e progresso siano soltanto alcuni dei sottotesti che ci rifiutiamo di interpretare? In fondo il Sud conosce bene questa parte, l’ha imparata a memoria molti secoli fa, ripetendola sottovoce, e ora è pronta a rivelarla a un’umanità che ha smesso di allungare i suoi tentacoli per avvinghiarsi attorno a narrazioni di sistemi economici, sociali e politici stantii, incapaci ormai di tradurre i cambiamenti del presente.

“Una musica entra nei paesi e raccoglie il dolore di ogni singolo per disperderlo di nuovo tra le rocce e gli uliveti, simile alle ceneri delle generazioni morte, in modo che su ognuno gravi la stessa pace. In questo è l’infelicità del Sud, il suo intoccato privilegio.”

Trailer

Foto di scena