Ucraina: il genocidio, 1932-33
Carlo Ossola a proposito di Ulas Samchuk, Maria. Cronaca di una vita, 1934

Il critico letterario, accademico e umanista Carlo Ossola presenta il romanzo, inedito in italiano, di uno dei più grandi scrittori ucraini del Novecento: Ulas Samchuk. Una cronaca straziante del genocidio ucraino perpetrato da Stalin nel 1932-33. Un classico che torna prepotentemente attuale e spiega molto dell’odierna guerra tra Russia e Ucraina.

Il primo romanzo che racconta i fatti terribili dello sterminio ucraino (l’Holodomor) del 1932-1933, provocato dalla carestia e dalle sistematiche persecuzioni e deportazioni ordinate da Stalin. Pubblicato per la prima volta nel 1934 a Leopoli, venne subito censurato dal regime sovietico e soltanto dopo il 1991 quest’opera è potuta arrivare ai lettori ucraini. In Italia giunge ora, nel 2022, mentre si rinnovano ancora una volta il genocidio e l’esodo del popolo ucraino. Samchuk innesta la sua straziante narrazione sullo sfondo politico dell’Unione Sovietica di Stalin, con l’industrializzazione forzata, la collettivizzazione delle proprietà agricole, i gulag, le misure coercitive, la carestia e la fame, e il romanzo segue questa vertigine di annientamento con tragica asciuttezza.

Il Professor Carlo Ossola dialoga con Rachele Bianchi Porro. Sarà presente la traduttrice del romanzo, Mariia Semegen.

Ulas Samchuk (Derman’ 1905 - Toronto 1987) è stato uno dei più grandi scrittori ucraini del Novecento. Appartiene alla tradizione letteraria della diaspora, avendo trascorso la maggior parte della sua vita lontano dal proprio Paese. Fuggito in Germania nel 1927, vive poi a Praga e ritorna in Ucraina nel 1933, dove scrive Maria. Cronaca di una vita, per raccontare il genocidio del suo popolo. Tornato poi a Praga, diventa un attivista per i diritti degli ucraini. Nel 1948 si trasferisce in Canada, dove per tutta la vita coordina gli scrittori in esilio e dove morirà nel 1987. Tra le sue opere: Su vecchi sentieri (1926), la trilogia Volyn’ (I-III, 1932-1937), Kulak (1932), I monti parlano (1934), Ost (1948) e Buio (1957). Le memorie Dodici e cinque (1954) e Sul cavallo bianco (1956) sono prevalentemente dedicate alle vicende della Seconda guerra mondiale.

Carlo Ossola, già fondatore e direttore dell’ISI, Istituto di Studi Italiani dell’Università della Svizzera italiana, è professore onorario al Collège de France, cattedra di “Letterature moderne dell’Europa neolatina”. Socio nazionale dell’Accademia Nazionale dei Lincei; membro dell’American Academy of Arts and Sciences; fellow della British Academy. Membro del Consiglio scientifico dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, e condirettore delle Riviste “Lettere Italiane” e “Rivista di Storia e Letteratura Religiosa”.

Tra le sue opere recenti: Europa ritrovata. Geografie e miti del vecchio continente (2017), “Nel vivaio delle comete”. Figure di un’Europa a venire (2018); Trattato delle piccole virtù. Breviario di civiltà (2019); Dopo la gloria. I secoli del credere in Occidente (2019); Per domani ancora. Vie d’uscita dal confino (2020); Les cent mots de Baudelaire (2021) Noeuds. Figures de l’essentiel, 2021; Introduzione alla Divina Commedia (2021), Personaggi della Divina Commedia (2021). Ha curato l’edizione bilingue della Divina Commedia per la «Pléiade» Gallimard (2021), un profilo di Dante (PUF, «Que sais-je?», 2021) e il commento alla Divina Commedia, Marsilio 2021.

Laureata in psicologia della comunicazione con specializzazione in scienze editoriali a Milano, Rachele Bianchi Porro ha vissuto e studiato a Parigi per poi cominiciare, a vent'anni, la sua carriera di giornalista nella redazione di Mendrisio del Giornale del Popolo. A seguito dell'esperienza al GdP, passa alla Radiotelevisione svizzera di lingua italiana. Per la RSI ha realizzato diversi documentari e oggi conduce il programma Storie