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Rivedi l'incontro (Marco Aime da 00:53:00)

Aurelio Musi in dialogo con Ira Rubini
Solitudini antiche e moderni confinamenti


Improvvisamente confinati dentro le nostre quattro mura domestiche, durante il lockdown ci siamo dovuti confrontare con la solitudine. Come naufraghi solitari, prigionieri dei nostri schermi, abbiamo imparato a riconoscere il valore prezioso e insostituibile della vicinanza fisica e del contatto con gli altri, che ci eravamo forse illusi di poter sostituire con fittizie relazioni virtuali. Abbiamo visto naufragare tante certezze: come Robinson sulla sua isola dovremo scoprire nuove risorse da cui ripartire. Ma la solitudine non è solo una condizione negativa, anticamera della malinconia o della depressione, castigo degli dèi. A volte rappresenta una scelta consapevole, come la solitudine dell’eremita, del filosofo, o quella del Narciso, la cui solitudine incarna la smisurata passione di sé. Beata e maledetta, la solitudine si ritrova in epistolari, in letteratura, al cinema e financo nei social media. Infinite sono le fonti che ci permettono di interpretarne il significato nelle diverse epoche e società: dall’austera solitudine degli antichi all’isolamento dell’individuo nella società di massa. Ripercorreremo la storia di una condizione con cui l’animo umano da sempre si confronta, e lo faremo con uno studioso che a questo tema ha dedicato un bel libro.

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Marco Aime in dialogo con Ira Rubini
Il selvaggio Venerdì 


Robinson Crusoe non ci parla solo dell’isola deserta, e della solitudine. Nel romanzo c’è anche l’incontro con il diverso, personificato nel selvaggio Venerdì. Robinson è una sorta di quintessenza del nuovo spirito borghese. La sua vicenda indirettamente ci parla dell’espansione coloniale, poiché contiene la storia del nostro passato imperialista - un’epoca caratterizzata da rapacità, violenze e saccheggi. Molte importanti conquiste della civiltà occidentale sono figlie dello spirito di avventura e dell’antropocentrismo di cui è impregnato il racconto del marinaio Robinson. Uno spirito pragmatico e individualista che ha anche ge-
nerato e alimentato per secoli il razzismo. La relazione tra il naufrago e il suo alter ego Venerdì rimanda direttamente al binomio dominio-sottomissione, al cuore del rapporto di schiavitù. Il primo gesto della costruzione della nostra identità sembra essere quella di tracciare un confine tra “noi” e “gli altri”, classificando come diverso chi va escluso, rifiutato o sottomesso. L’antropologo Marco Aime ci guida alla scoperta della figura iconica di Venerdì e dei tanti significati che questo personaggio incarna.

Il professor Aime interverrà alla serata tramite collegamento Zoom.

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Insegna Antropologia culturale all’Università di Genova. Autore di numerose ricerche e saggi, tra cui: Eccessi di culture (2004), Il primo libro di antropologia (2008), Una bella differenza. Alla scoperta delle diversità nel mondo (2009), L’altro e l’altrove (2012, con D. Papotti), Contro il razzismo (2016, con Guido Barbujani, Clelia Bartoli e Federico Faloppa). Il suo ultimo saggio, dal titolo Classificare, separare, escludere. Razzismo e identità, è uscito nel 2020. Con Adriano Favole e Francesco Remotti ha inoltre pubblicato, sempre nel 2020, il volume Il mondo che avrete. Virus, Antropocene, Rivoluzione.

È stato professore ordinario di storia moderna e preside della Facoltà di Scienze politiche dell’Università degli studi di Salerno. Ha insegnato in varie università americane ed è membro della Real Academia de la Historia di Madrid. Giornalista pubblicista, collabora a quotidiani e periodici ed è editorialista delle pagine di Napoli de La Repubblica. Si occupa prevalentemente della storia dell’Europa moderna e dei rapporti tra storia e psicoanalisi. Tra i suoi libri recenti: L‘impero dei vicere (2013); Il regno di Napoli (2015); Freud e la storia (2016); Storie d’Italia (2018); Masaniello. Il masaniellismo e la degradazione di un mito (2019); Un vivaio di storia (2020); Storia della solitudine (2021); Filippo IV (2021).