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Frédéric Pajak in dialogo con Sebastiano Marvin
Manifesto incerto per il XXI secolo

Focus Schweiz, Suisse, Svizra

La letteratura contemporanea ha un compito antico: mostrarci quello che abbiamo sotto gli occhi. E non possiamo comprendere ciò che abbiamo sotto gli occhi se non teniamo conto della storia e della letteratura che ci hanno preceduto. In un moto di assoluta libertà lo scrittore, nato nell’Île-de-France nel 1955, di nazionalità francese e svizzera, nel suo romanzo grafico Manifeste incertain, capolavoro che gli è valso il Gran Premio svizzero di letteratura, spazia dal memoir alla biografia, dal saggio fino al racconto per immagini. Nel farlo ci dice che la storia non è una cosa che si impara, ma un sentimento che la società intera deve provare se non vuole estinguersi. La sua storia inizia dall’infanzia nella Strasburgo del dopoguerra con la nonna Poulette per poi mescolarsi a quella del sognatore Walter Benjamin e di altri esuli, come Joyce o Beckett. Dal malessere di Benjamin alla poetica della disperazione di Isidore Ducasse passando per la follia di Vincent van Gogh, l’autore manifesta tutte le sfumature della malinconia, senza tralasciare la propria.

Nato in Francia nel 1955, a sedici anni viene ammesso all’Accademia delle Belle Arti, ma vi resta solo un semestre, oppresso dalla rigidità dell’ambiente. È l’inizio di un lungo valzer di mestieri che lo porterà negli anni successivi a lavorare come operaio, grafico, cuccettista sui treni notturni, inserviente in un macello industriale. In questi anni conosce la povertà più disperata e una solitudine cui riesce a sfuggire soltanto grazie alla scrittura, alla poesia e al disegno. I libri della serie Manifesto incerto, l’impresa letteraria di una vita, intessono esistenze, parole e immagini di grandi figure dell’arte e del pensiero del XIX e del XX secolo. Tradotti in oltre dieci Paesi, hanno ottenuto prestigiosi riconoscimenti come il Prix Médicis per il saggio, nel 2014 e il Premio Goncourt per la biografia 2019.

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