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Rivedi l'incontro (Dario Olivero e discussione finale dei relatori a partire da 00:47)

Gilles Marchand in dialogo con Roberto Antonini 
Dario Olivero in dialogo con Natascha Fioretti
Isole di cultura per salvarci dai nostri naufragi 

Il giornalismo culturale è attraversato da una crisi senza precedenti. Lo conferma anche un recente studio dell’Università di Zurigo sulla qualità dei media svizzeri. La difficoltà economica del settore si è inasprita con la pandemia e si è sommata alla concentrazione delle testate, portando a un accorpamento delle redazioni, con tagli alle risorse e ai programmi. Sono diminuiti gli spazi per la cultura, e diminuisce la qualità. Riflessioni e approfondimenti cedono il passo a softnews e intrattenimento. Un discorso chevale sia per il privato sia per il servizio pubblico, e che preoccupa: basti ricordare il dibattito creatosi di recente attorno al futuro di Rete Due. Dove va, dunque, il giornalismo culturale? E quale ruolo riveste la cultura nella programmazione del servizio pubblico? Privandoci di manifestazioni, concerti e spettacoli, la pandemia ci ha ampiamente dimostrato l’importanza delle pagine culturali dei quotidiani e delle trasmissioni a carattere culturale: perché sono le isole di cultura che ci salvano dai naufragi quotidiani.
Ne parleremo con Gilles Marchand, direttore generale della SSR SRG, e concluderemo con Dario Olivero, responsabile delle pagine culturali della Repubblica e dell’inserto settimanale Robinson.

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Per questo (tutti) ci chiamiamo Robinson 

« Tra il naufragio titanico negli abissi dell’inconscio di Moby Dick e lo sbarco epifanico nei cieli di Utopia di Gulliver, esiste un modo più umano di andar per mare: sopravvivere. Con gli strumenti della ragione, dell’intuito e dell’intelligenza (...). Questo fa Robinson Crusoe: resta vivo. E rinasce. Lui, figlio della borghesia inglese del Settecento, inquieto, cinico e materialista come richiedeva lo spirito dei tempi, scopre che restare vivi è una cosa naturale come lo è passare dalla disperazione di un naufragio su un’isola deserta alla felicità di essere riuscito finalmente a costruirsi ciò che più gli mancava per sentirsi intero (...). Perché Robinson impara che quando tutto sembra svanire qualcos’altro cresce. Che quando sembra esserci solo mare può spuntare un’isola. Che quando si tocca il punto più basso della disperazione e si è smisuratamente soli, si incontra qualcuno. Che quando sembra non si salvi nulla dalla furia, dalla violenza, dall’ignoranza la bellezza è ancora lì, generosa con i suoi devoti, gratuita e alla portata di tutti. Democratica. Il sogno di un’isola dove trovare pace per la nostra buona ma spesso frustrata volontà è un sogno comune. Il sogno di un’isola dove il nostro onesto ma spesso umiliato lavoro quotidiano sia appagante è un’aspirazione comune. Il sogno di un’isola dove radunare tutte le isole che si sentono solitarie, depresse, disperse è la nostra idea di cultura comune » - Dario Olivero

È caporedattore della Cultura del quotidiano La Repubblica. Nato a Vercelli nel 1971, laureato in filosofia, specializzazione all’Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino. Ha lavorato al Diario e nelle redazioni di Repubblica di Palermo, a Repubblica.it, e a La Domenica di Repubblica.

Direttore generale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR, è alla guida dell’azienda dal 2017. In precedenza ha ricoperto il ruolo di direttore della Télévision Suisse Romande (dal 2010 Radiotélévision Suisse RTS). Sociologo di formazione (master conseguito all’Università di Ginevra), dal 1988 al 1990 ha lavorato alla Tribune de Genève. Passato al gruppo mediatico Ringier Romandie, ha dapprima diretto il Dipartimento Ricerca, marketing e comunicazione per poi assumere, nel 1998, la direzione dell’azienda. È membro del consiglio d’amministrazione di varie istituzioni, tra cui: TV5 Monde (membro del consiglio d’amministrazione), Unione europea di radiodiffusione UER (membro Comitato del personale), Università di Ginevra (membro del Consiglio di orientamento strategico).

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