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Un progetto suggerito dall’urgenza del tempo presente, ideato da Carmelo Rifici, direttore artistico del LAC e da Paola Tripoli, direttrice artistica del FIT Festival Internazionale del Teatro e della scena contemporanea.

Lingua Madre - capsule per il futuro è un progetto artistico inedito, che ha coinvolto decine di artisti e intellettuali su altrettanti progetti: 18 progetti inediti, 4 conferenze, 4 lungometraggi; un impegno produttivo importante frutto di un intenso lavoro di gestazione durato cinque mesi.

Ideato da Carmelo Rifici e Paola Tripoli, Lingua Madre ne amplifica, espandendolo, il pensiero artistico che, in questa occasione, trova una efficace sintesi in un manifesto, un vero e proprio decalogo che ne riassume i contenuti. Una dichiarazione d'intenti che gli autori della redazione, Angela Dematté, che accompagna il lavoro di Rifici da tempo, Riccardo Favaro giovane drammaturgo, vincitore del Premio Scenario e finalista al Premio Riccione, Francesca Sangalli autrice di teatro, cinema e televisione, Lorenzo Conti che si occupa di curatele a formazione nel campo della danza contemporanea, hanno fatto propria, ispirandone i contenuti.

La ricerca di Lingua Madre si sviluppa in tre macro aree tematiche: Corpo, Rito, Linguaggio. Il tema del corpo, così duramente colpito dalla crisi pandemica e dall’isolamento forzato che ne è conseguito, verrà analizzato nelle sue potenzialità espressive come nella sua assenza; l’assenza è il tema che suggerisce un approfondimento sul rito e la ritualità anch’essa entrata in una area di crisi, data dalla sua impossibilità. Mai come oggi, soprattutto per la situazione che stiamo vivendo, siamo immersi in un mondo perennemente connesso; è partendo da questa constatazione che si indagherà il ruolo e la potenza della parola, sia grazie all’analisi logica sia nella sua relazione con il corpo, nella gestualità e non solo.

 

Quelli che troverete qui sono frammenti di visioni, un elenco di suggestioni che apre spiragli a campi di ricerca più vasti;
una dichiarazione di intenti.
In quanto artisti che riflettono sul presente, la nostra natura è ambivalente: si affida ai classici per orientarsi sulla complessità del contemporaneo.
Abbiamo dato vita ad una redazione con l’obiettivo di creare tavoli di confronto che diano corpo ai quesiti riportati nell’indice che segue.
Solo accettando il fallimento in cui siamo sprofondati potremo muovere ipotesi di prossime realtà.

 

da un’idea di
Carmelo Rifici, Paola Tripoli

comitato editoriale
Lorenzo Conti, Angela Dematté, Riccardo Favaro, Francesca Sangalli

responsabile redazione
Silvia Pacciarini

capo progetto ricerca
Isabella Lenzo Massei, LAC

collaboratori ricerca scientifica
Benedetta Giorgi Pompilio, MASI
Giada Moratti, LAC
Alice Nicotra, LAC

coordinamento e produzione
Maria Fico, LAC
Massimo Monaci, LAC
celegati di produzione
Vanessa Di Levrano, LAC
Nicola Fiori, LAC
Marzia Montagna, LAC

produzione video
Associazione REC
Adriano Schrade, REC
Olmo Cerri, REC
Anna Domenigoni, LAC
Igor Samperi, LAC

comunicazione
Alessio Manzan, LAC
Alice Croci Torti, LAC

ideazione grafica
Mike Toebbe, LAC

sviluppo web e database
Ivan Pedrini, LAC
Cryms Sagl

contenuti foto/video
Anna Domenigoni, LAC
Irene Masdonati, LAC

ufficio stampa
Anna Poletti, LAC
Silvia Pacciarini

marketing
Gregory Birth, LAC

direzione tecnica
Pierfranco Sofia, LAC

coordinamento tecnica
Sarah Chiarcos, LAC
Igor Samperi, LAC

macchinisti
Serafino Chiommino, LAC
Andrea Borzatta, LAC
Luigi Molteni, LAC

elettricisti
Noray Yildiz, LAC
Giovanni Voegeli, LAC
Mattia Gandini, LAC

fonici
Brian Burgan, LAC
Lorenzo Sedili, LAC

apprendisti
Giulio Bellosi, LAC
Alberto Granata, LAC

realizzazione scene
Matteo Bagutti, LAC

amministrazione
Maria Cristina Bartolone, LAC
Stefano Cimasoni, LAC

una produzione
LAC Lugano Arte e Cultura

 

Si ringraziano

Città di Lugano
Repubblica e Cantone Ticino
Fondo Swisslos
Fondazione Lugano per il Polo Culturale

Partner principali
Crediti Suisse, UBS

Partner di ricerca
Clinica Luganese Moncucco

Partner Conferenze
ticinoscienza.ch, un progetto di IBSA Foundation per la ricerca scientifica

Media partner
Corriere del Ticino

Partner Mobility
Renault Autors SA

AIL

Migros percento culturale

Preludio

Quelli che troverete qui sotto sono frammenti di visioni, un elenco di suggestioni che apre spiragli a campi di ricerca più vasti; una dichiarazione di intenti. In quanto artisti che riflettono sul presente, la nostra natura è ambivalente: si affida ai classici per orientarsi sulla complessità del contemporaneo. Abbiamo dato vita ad una redazione con l’obiettivo di creare tavoli di confronto che diano corpo ai quesiti riportati nell’indice che segue. Solo accettando il fallimento in cui siamo sprofondati potremo muovere ipotesi di prossime realtà.

  1. Per un Processo che non sia un Prodotto

Per una pratica artistica che sia etimologica e non commerciale. Per un’idea di lavoro teatrale la cui forma per il pubblico sia solo un complemento. Per un esercizio della sperimentazione aperto a ogni contraddizione. Siamo parte di una società che tende a semplificare il linguaggio per autolegittimarsi, limitandone il potenziale esplorativo. Questo approccio indifferenziato complica il viaggio verso l’abisso della creazione e impedisce all’artista di far esplodere le forme. Intendiamo perciò ristabilire una dialettica tra le componenti primarie del linguaggio che restituisca dignità e simboli alla complessità che ci attraversa. Per questo parliamo di processo. Non sono le forme gli obiettivi della nostra ricerca, ma la materia che le genera.

  1. Recupero e salvataggio del corpo

Per un superamento della divisione radicale tra corpo biologico e sua rappresentazione. Per un ritorno alla fisiologia elementare. Per un corpo come riserva di cultura e non come immagine o mezzo di idolatria. Il corpo come vincolo per la conoscenza. Il corpo come predicato nominale.

È necessario indagare ancora l’unicità del corpo e quindi della sua fine, la morte. Per la prima volta l’uomo si è trovato ad affrontarla senza rito, senza sacralità di passaggio, senza accompagnamento. Questa astrazione funzionale dell’esistenza è sorretta dalla centralità della tecnologia e della tecnica. Per questo tenteremo di recuperare gli elementi realistici, simbolici, metaforici, linguistici che formano l’identità dell’individuo.

Abbiamo inventato la casa perché abbiamo dei tessuti e degli organi che ci compongono e ci racchiudono. Qualunque invenzione parte dal corpo. Tutto è legato al corpo, anche la parola.

  1. Contro il mercato: legati al prima e al dopo senza riserve

Ogni manifesto si oppone al proprio tempo. La peculiarità del nostro è quella di escludere il passato come riferimento, anche in ottica belligerante. Questo è il risultato dell’esasperazione del commercio nel mondo dell’arte: il mercato dei teatri, dei festival, della letteratura, delle case d’asta. Ha valore solo ciò che è presente, e ciò che è presente è tale perché funziona. Tutto questo è reso possibile dall’iper–comunicazione che anima la rete. La nostra indagine è una forma di resistenza al patto commerciale tra arte e tecnologia. La tecnologia, in quanto linguaggio, ci serve come strumento di conoscenza. Dei suoi giovani apparati siamo già saturi. Proprio per questo abbiamo il compito di cercare quel varco che ci introduca ad una realtà altra, più intima, più ancestrale. Il nostro modo per indagare il presente è starne fuori, fuori da ogni moda. Soltanto la distanza permette allo sguardo di cogliere realmente l’oggetto.

  1. La tecnica che si ipotizza

Un patto con la tecnica deve essere di conoscenza e non di consumo. Pensiamo la tecnica come un dato di fatto, come un ente infinitamente futuribile, come protagonista del processo storico. Ne rispettiamo la prepotenza ma ne rifiutiamo l’egemonia: non è oggetto o soggetto della creazione artistica, la tecnica deve tornare a ciò che è sempre stata. Complemento di mezzo, di modo, di concessione che risponde alle domande: come? In che modo? Nonostante cosa? La tecnica è contraddizione eterna tra mezzo e ostacolo.
Non vogliamo fare come Astolfo che pensa di fuggire sulla luna per evitare l’archibugio. Siamo già al di là della distruzione di massa. Siamo già stati annientati e siamo già stati idealmente sostituiti dalla tecnica. Ci stiamo già immaginando un mondo in cui il nostro corpo non esisterà più. Il computer sarà la nostra memoria. Le appendici tecnologiche fanno già parte del nostro patrimonio genetico. Sentiamo di essere testimoni di una fine: riteniamo necessario che teatro e tecnica restino in dialogo affinché le ritualità funebri vengano indagate in un possibile rinnovamento.
Non sappiamo perché né a cosa servirà, ma sappiamo che dobbiamo farlo. È necessario che ancora qualcuno, nel mondo, si possa muovere fuori dall’utilitarismo. Potrebbe essere necessario ricostruire un ordine letterario come sistema di orientamento.

  1. A nudo l’idea di linguaggio

Spogliare la parola da una ritualità pretestuosa. Dobbiamo ristabilire i sistemi di linguaggio che dominano la pratica teatrale. Svelare la manipolazione che cercano di attuare. Tornare ad uno spirito critico, incoraggiare una vera critica dello spirito. Il sistema di linguaggio come predicato verbale.

Abbiamo pensato che la parola abitasse organicamente il corpo. Non è più così, forse non lo è mai stato. L’unico linguaggio verbale non estraneo al corpo è quello poetico, immaginifico, simbolico. Qual è la nostra lingua madre?

  1. Imbarazzo dello spazio–tempo

Non può essere pensata una rappresentazione fuori dalla crisi della spazialità e della temporalità. La tecnica ci mostra la via: noi ci opponiamo e ne abbracciamo i mezzi. Ciò che viene messo in scena non è più ‘qui ed ora’. È ‘ovunque e sempre’. Valorizziamo l’idea di sincronismo e di olismo. Tutto ciò che pervade lo spazio–tempo, la Storia e le innumerevoli narrazioni, va ripensato con uno sguardo critico ma privo di giudizio. Lo spazio–tempo come complemento di limitazione.

  1.  Analisi logica

La rappresentazione della realtà uccide il significato. Portiamo alle radici della parola scenica la parola anatomica. Declinare l’analisi logica a critica del lògos, come analisi del reale, come organizzazione e come progetto. L’analisi logica è patrimonio linguistico o è frutto di un’imposizione paternalistica della Storia? Portiamo l’indagine verso lo smantellamento delle regole logiche e grammaticali, negli attimi in cui il linguaggio cerca altre vie: nell’errore, nel difetto, nei neologismi.

  1. I dimenticati e la dimenticanza

Un teatro che ponga le narrazioni dei dimenticati in primo piano, senza filtri. Un teatro che non abbia la presunzione di fare proprie le narrazioni altrui, di edulcorarne il linguaggio, di cospargerle di patine politiche. I dimenticati come altri possibili soggetti, come attuatori di narrazioni parallele alle nostre. La dimenticanza come complemento di termine della pratica artistica.

  1. Caos

Ritagliare l’individuo per renderlo compiuto, per renderlo autonomo e critico. Ritagliare l’individuo significa compiere un’autopsia. Dare un nome alle parti della carne e dare carne alle parti del discorso. L’individuo come risultato della contraddizione tra corpo e linguaggio. L’individuo che si muove nel caos genera caos. Caos economico, sociale, artistico. Caos come complemento di luogo e di tempo. Caos come complemento oggetto. Caos come contraddizione. Caos come equilibrio tra individuo e tecnica. Avvertiamo ancora il bisogno di un esercizio di libertà, una libertà da verificare anche laddove la manipolazione non può essere evitata.

  1. Mnemosine

Riscoprire il valore di tutti i sensi e il loro apporto alla nostra facoltà di memorizzare, al di là dello sguardo perpetuo rivolto all’interfaccia. Portare alla luce tutte le conseguenze del predominio del digitale sulla nostra necessità di memoria.

Il digitale ci sta già modificando a livello neurologico data la presunta possibilità di avere facile risposta a tutte le domande e colmare dimenticanze. Il cervello risparmia energie dove può. Quando non è stimolato a mantenere una memoria perché può recuperarla in ogni momento attraverso una semplice ricerca sul web, il cervello perde la capacità cognitiva e con essa la sua capacità di pensare e apprendere. Si disperde l’attenzione inibendo la motivazione personale e si crea scompiglio disfunzionale a livello emotivo. La memoria profonda è quella più connessa con la nostra identità personale perché noi siamo anche i nostri ricordi. Proprio l’archiviazione e la selezione dei ricordi più significativi determinano chi siamo. Attraverso questi parametri che abbiamo costruito con le nostre esperienze nel tempo, leggiamo la realtà che ci circonda e ci muoviamo nel mondo.

Lorenzo Conti
Angela Dematté
Riccardo Favaro
Carmelo Rifici
Francesca Sangalli
Paola Tripoli

Laureato in Lettere, diplomato alla Scuola dello Stabile di Torino, è stato regista collaboratore di Luca Ronconi in Progetto Domani, evento teatrale dei Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006. Affianca Ronconi nelle regie di Fahrenheit 451, Ulisse doppio ritorno, Turandot, Il mercante di Venezia. Come regista firma decine di lavori tra cui Il giro di vite, La tardi ravveduta e La Signorina Julie per il Litta di Milano (2003–06), Lunga giornata verso la notte per il Teatro Filodrammatici di Milano (2006). Napoli Teatro Festival gli commissiona la regia di Chie-Chan e io, dal romanzo di Banana Yoshimoto (2008). Per il Piccolo Teatro di Milano ha firmato le regie de I pretendenti di Jean-Luc Lagarce, Il gatto con gli stivali di Ludwig Tieck (2009) e Nathan il saggio di Ephraim Lessing (2011). Nel 2010 ha firmato Dettagli di Lars Norén al Piccolo e Fedra di Euripide a Siracusa. Ha diretto Buio di Sonia Antinori per Teatro Due Parma, Medea di Luigi Cherubini per il Ponchielli di Cremona, I puritani di Vincenzo Bellini per il Circuito Lirico Lombardo, Giulio Cesare di William Shakespeare e Visita al padre di Roland Schimmelpfennig per il Piccolo di Milano. Dal 2014 è direttore artistico di LuganoInScena dove dirige Gabbiano di Anton Cechov, Ifigenia, liberata, Purgatorio di Ariel Dorfman, l’opera Il barbiere di Siviglia, Avevo un bel pallone rosso, I Cenci su musica e libretto di Giorgio Battistelli che nel 2020 è nel cartellone di Biennale Musica di Venezia e del Festival Aperto di Reggio Emilia, Macbeth, le cose nascoste. Nel 2019 firma la regia di Gianni Schicchi di Puccini e di L’heure espagnole di Ravel al Teatro Grande di Brescia. Nel 2020 diventa direttore artistico del LAC Lugano Arte e Cultura, centro culturale della Città di Lugano. Dal 2015 dirige la Scuola di Teatro Luca Ronconi del Piccolo di Milano. Nel 2005 vince il Premio della Critica come regista emergente, nel 2009 il Premio Eti Olimpici del Teatro come regista dell’anno, il Premio della Critica, il Golden Graal ed è nelle nomination per i Premi Ubu come regista dell’anno. Nel 2015 vince il Premio Enriquez per la stagione teatrale di LuganoInScena, nel 2017 lo vince nuovamente per la regia di Ifigenia, liberata. Nel 2019 vince il premio I nr. Uno conferitogli dalla Camera di Commercio Italiana per la Svizzera (CCIS) per il suo lavoro al LAC. Insieme a Paola Tripoli è ideatore di Lingua Madre – Capsule per il futuro.

Laureata in Lettere e Filosofia con indirizzo Storia del Teatro, negli anni universitari è nel CUT, Centro Teatrale Universitario; si forma alla teoria del teatro con Fabrizio Cruciani, Ferdinando Taviani e incontra nella sua formazione maestri come Eugenio Barba e Leo De Bernardinis. Negli stessi anni partecipa alla redazione della rivista trimestrale L'altro Teatro. Successivamente svolge attività di studio al DAMS di Bologna. Tra le sue esperienze giovanili partecipa a numerosi progetti presso istituti di detenzione minorile. Dal 1985-1989 lavora al Festival Santarcangelo dei Teatri con diverse funzioni. Sempre negli stessi anni è redattore di Libero Cantiere, rivista di poesia, musica, teatro. Nell’87 partecipa attivamente alla sezione dell’ISTA-Salento curata da Eugenio Barba. Ricopre diversi incarichi di ufficio stampa per eventi in Italia. Giornalista, collabora con le pagine di cultura e spettacoli di numerosi quotidiani. Nel 2000 assume l’incarico di collaboratore per il Corriere della Sera / Corriere del Mezzogiorno. Nel 2001 si trasferisce in Svizzera dove lavora come responsabile organizzativo per i progetti nazionali e internazionali del Teatro Pan di Lugano. Nel 2005 è co-direttrice artistica del FIT Festival Internazionale del Teatro e della scena contemporanea e a partire dal 2005 è responsabile artistica e del coordinamento del Festival Incontri Teatrali. Dal 2008 al 2010 cura l'ufficio stampa per l’Ufficio Cultura del Comune di Chiasso e nel 2009 è responsabile dell’ufficio stampa Italia per le GDSC Giornate della Danza Svizzera Contemporanea. È stata redattrice del settimanale Ticinosette e del quotidiano La Regione. È stata membro della giuria esterna del Premio Scenario (Italia) ed è membro della giuria di Premio (Svizzera). Insieme a Rubidori Manshaft nel 2012 fonda a Lugano Officina Orsi, progetto di ricerca artistica che pratica lo spazio possibile tra teatro, arti performative e installazione. Il progetto unisce le sue competenze a quelle di Rubidori Manshaft, legate all'arte figurativa, all'installazione e alla poesia visiva; produce 12 parole 7 pentimenti, percorso sonoro itinerante, e il progetto video installativo Su l'umano sentire che viene presentato in numerose città svizzere e italiane. Nel 2020 inizia un nuovo progetto di ricerca, in corso di produzione, dal titolo Gli ultimi giorni di Pompei. È a capo di TRE60Arti progetto di approfondimento ai linguaggi artistici. Dal 2016 assume la direzione del FIT Festival Internazionale del Teatro e della scena contemporanea di Lugano. Dal 2015 insieme a Carmelo Rifici, direttore artistico del LAC, è ideatrice del progetto editoriale I Quaderni del FIT. È membro di Expedition Suisse, RESO Rete danza svizzera, e di comitato di t.punto. Insieme a Carmelo Rifici è ideatrice di Lingua Madre - Capsule per il futuro.

Lorenzo Conti
Si occupa di curatela artistica, progettazione e attività di formazione nel campo della danza contemporanea e della performance. Dal 2020 è consulente per la programmazione di danza del centro culturale LAC Lugano Arte e Cultura, dal 2019 è curatore artistico della sezione danza del TTV Festival/Premio Riccione Teatro e Spazio Tondelli. È il responsabile della comunicazione per il Centro Nazionale di Produzione della Danza DANCEHAUS più a Milano e dal 2012 collabora con la coreografa Susanna Beltrami alla didattica e ai progetti speciali della sua Accademia come docente di Storia del Teatro e della Danza. Collabora con la rivista teatrale Hystrio, è tra gli autori de Il pubblico in danza. Comunità, memorie e dispositivi (Scalpendi 2019).

 

Angela Dematté
Drammaturga e attrice nata e cresciuta in Trentino, sceglie Milano come sua residenza d’artista. Dopo una laurea in Lettere e un diploma all'Accademia dei Filodrammatici, lavora come attrice finché inizia, nel 2009, la sua attività di autrice: scrive Avevo un bel pallone rosso e vince il Premio Riccione e il Premio Golden Graal. Il lavoro è messo in scena da Carmelo Rifici con il quale inizia una profonda ricerca che produce, tra gli altri: L’officina, Chi resta, Il compromesso, Ifigenia, liberata e Macbeth, le cose nascoste. Negli stessi anni lavora come dramaturg e autrice per i registi Renato Sarti, Sandro Mabellini, Valter Malosti e soprattutto per Andrea Chiodi. Scrive, dirige e interpreta Mad in Europe che vince il Premio Scenario 2015 e il Premio Sonia Bonacina. Nel 2019 la città di Trento le conferisce il Premio Aquila d’Oro per la cultura. Nella sua ricerca indaga le potenzialità e i limiti del linguaggio identitario, argomento su cui ha creato diverse masterclass. Il suo lavoro nell’ultimo anno, a partire dalla collaborazione con ISI Foundation, JRC di Ispra e con Carmelo Rifici al LAC, si concentra sul dialogo con la scienza come necessità di indagine sull’uomo futuro. La pandemia la spinge ad indagare il dialogo tra la scrittura teatrale e nuove forme offerte dal web e da spazi non teatrali. Per il progetto Lingua Madre sta producendo un documentario sperimentale sul tema del rituale. Con Daniele Filosi sta lavorando alla produzione di cinque monologhi teatrali per uno spettatore a partire dall’Antologia di SpoonRiver. I suoi testi sono pubblicati in Italia, Francia, Svizzera, Germania ed Egitto. Lavora con importanti teatri come: LAC di Lugano, Piccolo Teatro di Milano, Théâtre de la Manufacture di Nancy e diversi Teatri Stabili italiani. È madre di tre figli.

 

Riccardo Favaro
Drammaturgo e scrittore. Nato a Treviso nel 1994, dopo gli studi classici si diploma presso la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano dove studia, tra gli altri, con Renata M. Molinari, Renato Gabrielli, Franco Brambilla, Tatiana Olear e Davide Carnevali. Subito dopo inizia a lavorare con Giampiero Solari, curando gli adattamenti dei suoi spettacoli. Nel 2017 è finalista del Premio Riccione – Pier Vittorio Tondelli con il testo Nastro 2. Come autore debutta al Festival del Teatro Greco di Siracusa e alla Biennale di Venezia, dove nel 2018 vince la Menzione Speciale per Saul con la regia di Giovanni Ortoleva. Come autore partecipa a diverse rassegne di drammaturgia contemporanea come Metropolis – Terre Promesse, Tramedautore, Situazione Drammatica e il Drama Lab di Fabulamundi Playwriting Europe. Nel 2019 vince il Premio Scenario con Una Vera Tragedia, di cui è autore e regista insieme ad Alessandro Bandini. Nello stesso anno inizia a collaborare con Carmelo Rifici.

 

Francesca Sangalli
Esordisce molto giovane come drammaturga, vincendo premi e riconoscimenti prestigiosi in ambito teatrale e cinematografico. In seguito è passata alla narrativa ed è pubblicata da DeA Planeta (gruppo De Agostini), Fausto Lupetti Editore, collabora con Salani e Mondadori. Autrice poliedrica, capace di una scrittura che spazia da tematiche di interesse civile e storico a una narrativa tagliente e dai tratti onirici, poetici, fino alla comicità. Per anni ha lavorato anche in cinema e televisione, in particolare per Fulvio Lucisano (IIF), per ITV Movie nella trasmissione Crozza nel paese delle Meraviglie, ed è autrice di sceneggiature di corti e serie d'animazione. Vive e lavora a Milano, dove insegna scrittura alla scuola Bauer.

 

 

 

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