Il festival

Lugano Dance Project nasce con l’importante obiettivo di produrre ogni anno tre nuovi spettacoli di danza, ideati da tre affermati talenti della scena contemporanea internazionale, grazie alla collaborazione con altre importanti realtà internazionali.
La prima edizione pone le basi per costruire un ideale ponte di confronto e pensiero tra Svizzera, Europa e Nord America, al fine di creare un focus sulla relazione tra arte, corpo e movimento, intuizione nata in Ticino grazie all’esperienza del Monte Verità e diffusa in tutto il mondo attraverso le pratiche di Rudolf Laban.
La svizzera Lea Moro, l’angloamericana Annie Hanauer, la canadese Virginie Brunelle e le loro creazioni coreografiche inedite, Another Breath, A space for all our tomorrows e Fables, costituiscono il palinsesto produttivo del festival.
Arricchiscono la programmazione una serata Tanzfaktor dedicata alla giovane scena coreografica svizzera, performance, installazioni video, atelier d’artista, incontri e tavole rotonde, documentari, cui parteciperanno artisti di fama internazionale, giovani talenti svizzeri e studiosi.

Consapevoli di aver raggiunto un efficace punto tra equilibrio e forza, insieme a Carmelo Rifici, abbiamo immaginato un grande festival internazionale di danza contemporanea. In un arco temporale brevissimo, poco più di un lustro, il LAC ha realizzato un importante lavoro sul territorio, sia dal punto di vista artistico sia di audience engagement, e lo ha fatto anche e soprattutto grazie ad una vivace attività produttiva. Lugano Dance Project sancisce la maturità del LAC, tracciando un segno forte e chiaro nella linea editoriale del centro culturale, sempre più orientato al contemporaneo.
Con Lugano Dance Project il LAC intende compiere un passo ulteriore, presentandosi a pubblico e  professionisti di tutto il mondo, proseguendo nel percorso di posizionamento e visibilità del polo culturale di una città al centro dell’Europa come Lugano. Il festival ambisce a gettare le basi di un possibile scambio e confronto tra il vecchio continente e le Americhe, offrendo un focus su Canada e Nord America, terra di grandi festival, e mia terra natale. Mi auguro che questa sia la prima di molte altre edizioni, e che nei giorni del festival Lugano diventi la città della danza, luogo di incontro e dialogo tra i grandi professionisti di tutto il mondo.
Abbiamo deciso di investire sulla danza in quanto disciplina universale che riassume l’insieme delle arti, tra arte, gesto e movimento, esprimendo profonda corrispondenza con la missione del LAC; un festival che sento particolarmente ‘mio’ e vivo come ‘sintesi’ della mia vita professionale.
Una sfida importante in cui ci siamo fatti ispirare dall’esperienza del Monte Verità, fiorita nel Canton Ticino all’alba del ventesimo secolo, luogo in cui le indagini spirituali e la scoperta del corpo esprimevano l’urgente desiderio utopico di un gruppo di persone in cerca di una fuga possibile dalle guerre mondiali.
Mi auguro che il nostro progetto, che scommette su artiste che ritengo essere sulla soglia di una possibile ‘svolta’ professionale - Virginie Brunelle, Annie Hanauer, Lea Moro - possa rappresentare l'occasione per introdurle a pieno titolo nel mondo delle arti: ricevere la commissione di un festival internazionale aumenta la visibilità degli artisti, favorendone crescita professionale, tournée internazionali e il sostegno finanziario degli enti statali nei loro Paesi, migliorandone potenzialità e la sostenibilità economica.
Accompagna il festival, arricchendolo, Dancing Free documentario di Elettra Fiumi che racconta il making of del festival, lavoro che parteciperà a grandi rassegne cinematografiche internazionali.
Un festival di qualità che si avvale della fondamentale collaborazione di Franklin University Switzerland, della Fondazione Lugano per il Polo Culturale e del generoso contributo di Manitou Fund, mecenate che colgo l'occasione di ringraziare, certo che il nostro progetto possa rappresentare una buona pratica, utile ad incoraggiare un nuovo possibile e fertile scambio tra mecenatismo e cultura, pratica ancora poco consueta in Europa.
Concludo ringraziando la Città di Lugano che sette anni fa ha dato vita al centro culturale della città: senza la sua visione progettuale tutto questo non sarebbe stato possibile.

 

La prima edizione di un festival di danza contemporanea porta sempre a scelte difficili e importanti, a volte anche degli azzardi, o meglio dei tentativi. La danza contemporanea è un universo poliedrico e multiforme molto complesso da sintetizzare o da spiegare; eppure sono profondamente convinto che uno dei principi fondanti del  mio mandato di direzione artistica dell’ente culturale della città sia lo sperimentare, tentare nuove strade, esplorare l'inesplorato, leggere il contemporaneo, mettere al centro il fare, tutte azioni che, per loro natura, comportano un rischio.
Fin dalla sua nascita, il LAC ha espresso una naturale vocazione alla danza, sia ospitando grandi ensemble, sia producendo artisti di fama internazionale. Un festival totalmente inedito come Lugano Dance Project ritengo possa rappresentare un ulteriore, non più prescindibile affondo sul contemporaneo, tema che accompagna, attraversandola, l’attività di LAC Lugano Arte e Cultura.
Un festival che pone al centro della sua attenzione il corpo umano e, con esso, tutta la sua fragilità  -  ancora più drammaticamente attuale prima della pandemia e oggi dal conflitto scatenato in Ucraina- necessità di essere innanzitutto affidato a personalità sensibili e intelligenti che possano respirare il tempo presente e manifestarlo con “cura” nei corpi delle proprie e dei propri performer. Sono certo che la scelta della canadese Virginie Brunelle, dell’angloamericana Annie Hanauer, della svizzera Lea Moro, madri di altrettante creazioni coreografiche prodotte dal LAC, sia una scelta saggia e coraggiosa. Tre artiste che hanno accettato il nostro invito a farsi ispirare dal nostro presente ricco di trasformazioni e mutamenti, così lontano e così vicino ai tempi complessi in cui nacque la comunità utopica del Monte Verità, insediatasi in una collina non distante da Ascona, esperienza che suscitò l’interesse e la curiosità di alcuni dei più grandi artisti e dei più lucidi intellettuali del primo Novecento.
Credo, come altri prima di me, che un’arte realmente contemporanea non stia nella mera attualizzazione di ogni forma d’arte, ma nello sguardo verso la contemporaneità. Stare nel presente significa innanzitutto saper guardare alle sue ombre e raccontarle con linguaggi complessi, come quello della danza.
Un festival espanso che diffonderà la sua azione nei luoghi e negli spazi del LAC e della città, alcuni dei quali si aprono per la prima volta allo spettacolo dal vivo, svelando potenzialità finora inesplorate. Sarà una settimana intensa, ricca di momenti di spettacolo e approfondimento, che mi auguro possa suscitare la curiosità e l’attenzione di operatori del settore ma anche e soprattutto del pubblico: cinque giorni in cui, grazie a Tanzfaktor, vedremo il meglio della nuova scena coreografica svizzera, entreremo negli spazi museali del LAC con Cristina Kristal Rizzo, avremo accesso ai cantieri della Società Navigazione del Lago di Lugano grazie a Cindy Van Acker, avremo l’occasione di bere un caffè con le protagoniste del festival al Lido  Riva Caccia, di giorno ci divertiremo allo Skatepark, la sera festeggeremo ballando in Piazza Luini insieme a Muhammed Kaltuk.
Sono certo che questo festival sia una vera occasione per tutto il territorio: occasione di scoperta, di conoscenza. Tutto il programma è stato scelto, grazie all’attenta consulenza di Lorenzo Conti, affinché corpi e voci femminili possano ricordarci, ancora oggi, che utopia, cura dell’altro e respiro, restano, in un mondo che sembra essere ripiombato nella follia, gli unici antidoti alla ferocia.

 

Nell’immaginare la prima edizione di Lugano Dance Project abbiamo da subito ritenuto imprescindibile curare la creazione di uno spazio privilegiato per il dialogo e l’approfondimento culturale attorno ai temi portanti del programma artistico e alle questioni più urgenti del presente; abbiamo desiderato un festival che offrisse a persone provenienti da tutto il mondo l’opportunità unica di riunirsi assieme alle comunità locali di artisti, operatori e cittadini per condividere pratiche, aspirazioni e sguardi verso altri mondi possibili. A guidarci è lo stesso spirito e la stessa spregiudicatezza che accompagnarono quasi un secolo fa i pionieri e le pioniere del Monte Verità nel Canton Ticino alla ricerca del rifugio di tutti coloro che avevano nella mente nuovi progetti - come scrisse il dadaista Hugo Ball - nuovi paradigmi di vita improntati su una cura e una cultura del corpo e delle sue esperienze, lontano dai modelli e dai sistemi tradizionali e lontano anche dalla guerra. Ci è sembrato allora naturale inaugurare questa edizione con uno spazio di riflessione (a cui ne seguiranno molti altri nel corso del Festival) dedicato a un argomento che da diverso tempo occupa il cuore di molti tavoli di lavoro a livello internazionale, e che il momento storico carico di incertezza e vulnerabilità ha riportato in primissimo piano: quello del “pubblico”, e più specificamente del “pubblico della danza” in relazione al tema della cura e della curatela.
Da oltre un ventennio le espressioni audience engagement, audience development e audience participation sono entrate nel vocabolario della progettazione culturale come potenti mantra da seguire e ripetere, complici le linee guida dei molti programmi nazionali e internazionali di finanziamento alla cultura, ma anche, e soprattutto, complici le profonde trasformazioni sociali, politiche ed economiche che hanno investito le società in cui viviamo. Il mondo della danza contemporanea, estendendo il suo raggio d’azione a tutti i corpi, e non solo a quelli forgiati dalla tecnica, ha saputo per primo elaborare una serie di riflessioni e pratiche, democratiche e inclusive, al fine di creare nuovi spazi di relazione tra artista e ‘pubblico’ e scalfire ogni forma di pregiudizio e stereotipo. Spazi di ricerca e di formazione reciproca, di cura e di co-creazione, oltre la scatola ottica del teatro, oltre lo ‘spettacolo’, pensati all’interno di una drammaturgia più ampia in cui si collocano orizzontalmente gli sguardi e le posture dell’artista-cittadino e dello spettatore-cittadino. Da un’idea di pubblico, inteso come comunità di spettatori che si riunisce nel luogo normato di una sala teatrale per fruire uno spettacolo si passa allora a un’idea di pubblico inteso come comunità di cittadini in cui è la dimensione esistenziale dell’essere umano a occupare il cuore di ogni discorso e l’unico ‘pubblico’ che può esistere è lo spazio che le persone attraversano nella vita di ogni giorno. Lo spazio dove si incontrano i desideri, i bisogni, gli interessi, ciò che ci muove: il senso di appartenenza a un gruppo, a una visione o a un luogo, così come la ricerca del benessere o dell’esperienza, dello sconfinamento verso l’altro e l’altrove, tre pulsioni, interne e diverse, che trovano nel corpo il comune denominatore.
Alcune realtà nate con questa vocazione già nel proprio DNA, come le Case Europee della Danza (EDN Network) o i numerosi centri di residenza artistica sparsi in tutto il mondo, hanno potuto così espandere spontaneamente una progettualità curata da equipe multidisciplinari e improntata sull’idea che l’arte della danza possa contribuire in maniera cruciale al benessere delle persone, con particolare riguardo ai corpi dei giovanissimi come degli anziani, e a tutti quei corpi socialmente emarginati e oppressi. È questo il caso fortunato di progetti internazionali come Migrant Bodies o del case study italiano Dance well – movement research for Parkinson, una pratica di danza contemporanea che si rivolge principalmente ma non esclusivamente a persone affette dal morbo di Parkinson e che trova spazio in ambienti museali e artistici. In poco tempo la danza, e quindi il corpo, si rivela essere il potente motore di cambiamento capace di trasferire alle persone, attraverso l’incorporazione di pratiche artistiche, informazioni e strumenti fondamentali per affrontare la propria esistenza in termini di risorse personali, relazionali e di soft-skills. Le stesse che consentiranno di migliorare e amplificare anche l’esperienza puramente spettatoriale, a teatro, come in tutti quei luoghi ‘non convenzionali’ (spazi urbani, periferie, musei, scuole) che il gesto dell’artista impara ad abitare e rigenerare.
Con questo primo incontro dal titolo, Auditores, Spectatores, Communitas: la cura delle persone nel mondo della danza, Lugano Dance Project grazie all’importante collaborazione con RESO – Rete della Danza Svizzera, intende gettare un primo seme avendo cura di farlo germogliare e crescere nelle stagioni che si susseguiranno, consapevoli della necessità di individuare sempre più spazi, o meglio, margini altri: dell’errore, dell’utopia, della collaborazione. Quella capacità di fare qualcosa con gli altri, di agire insieme per uno scopo e un bene comune, e che l’emergenza pandemica sembra aver reso l’unico ‘fare’ possibile, invitandoci a ripensare ogni giorno alle nostre strutture e modelli in maniera più empatica, porosa e collaborativa.

 

 

Chi siamo
 

Michel Gagnon, Direzione generale

Carmelo Rifici, Direzione artistica

Lorenzo Conti, Curatela

Maurizio Corradini, Produzione

Massimo Monaci, Distribuzione

Maria Fico, Organizzazione

Alessio Manzan, Comunicazione

Silvia Pacciarini, Ufficio stampa
Anna Poletti, Ufficio stampa

Gregory Birth, Marketing

Valentina Del Fante, Guest Management
Giuditta Lombardi, Guest Management


Partners e Collaborazioni

Lugano Dance Project rappresenta l’occasione per la nascita di nuove collaborazioni con altre istituzioni culturali e formative, sia sul piano interazionale e nazionale che territoriale.

Prosegue, intensificandosi, la fattiva collaborazione con la Divisione Cultura della città di Lugano, grazie a cui il festival si è esteso in luoghi solitamente non deputati allo spettacolo, consentendo al LAC di proporre lavori fuori formato. Al fine di accogliere la performance di Cindy Van Acker, ad esempio, la Società Navigazione del Lago di Lugano ha messo a disposizione i propri spazi per garantire uno scenario inedito alle esigenze artistiche.

Franklin University Switzerland, università internazionale presente sul territorio da oltre cinquant’anni, non sarà solo la residenza degli artisti invitati: il festival sarà anche l’occasione per gli studenti di tre corsi universitari di approfondire gli aspetti artistici e storici legati al Monte Verità (Master of Arts in Responsible Arts Management and Cultural Heritage), quelli manageriali sviluppando un modello di Social Impact Report (Business e Management) e quelli creativi della comunicazione video (Communication), in collaborazione con il LAC e la Divisione Cultura della città di Lugano. Infine, anche gli studenti del Master of Arts in Art Management and Cultural Heritage saranno coinvolti nel curare e gestire il soggiorno degli artisti sul campus della Franklin.

Ancora: Lugano Dance Project tiene a battesimo la nascita di una nuova importante relazione con Manitou Fund, fondazione americana dedicata anche al mondo delle arti e dell’educazione; il generoso contributo della fondazione ha fatto sì che il progetto diventasse realtà. La Fondazione Lugano per il Polo Culturale conferma il sostegno al progetto, rafforzandolo.

LAC Lugano Arte e Cultura

LAC Lugano Arte e Cultura esprime l’identità di Lugano quale crocevia culturale tra il nord e il sud dell’Europa. All’interno della suggestiva struttura architettonica affacciata sul lago, trova spazio una ricca programmazione di mostre ed eventi, stagioni musicali, rassegne di teatro e danza, insieme a una varietà di iniziative culturali e un folto programma di attività per i giovani e le famiglie. La trasversalità e la qualità dell’offerta fanno del LAC un luogo dove vivere al meglio l’arte in ogni sua forma.

La direzione artistica è responsabile della programmazione delle arti sceniche e performative. Propone un cartellone che comprende sia proposte di teatro tradizionale che contemporaneo, grandi compagnie di danza e musical di successo; una stagione che ospita i grandi interpreti e crea virtuose collaborazioni con gli artisti del territorio. La rassegna esprime un’offerta culturale che vuole rivolgersi a un pubblico il più ampio possibile, coniugando sperimentazione e tradizione. Dalla sua apertura si misura con l’impegno produttivo dando vita a creazioni sia di prosa sia di danza che effettuano tournée nazionali e non solo.