martedì 30 marzo

Sala Teatro

20:30

Dopo il successo di Fare un’anima, Giacomo Poretti torna a teatro per raccontare una storia che nasce dalla sua esperienza personale, per sorridere delle sue memorie di corsia e tentare di rispondere insieme al pubblico all’annosa questione “E adesso chi lo svuota il pappagallo?”

In ospedale si entra solo per tre motivi: se uno è ammalato, se si va a trovare un ammalato, oppure, se sei particolarmente sfortunato, se ci devi lavorare.

Il protagonista di questo monologo aveva immaginato per sé un avvenire radioso come calciatore, astronauta o avvocato di grido; ma la sorte è a volte sorprendente, talvolta bizzarra, e quasi sempre misteriosa, e così, mentre sta per ricevere il pallone d’oro, aprendo gli occhi si ritrova nelle proprie mani una scopa di saggina.

Partito dai bagni finirà sulla scrivania del Capo sala, dopo un vorticoso viaggio per tutti i reparti dell’ospedale, attraverso letti da rifare, suore, dottori, malati veri e immaginari, speranze di guarigione e diagnosi che spengono i sorrisi, sempre con due amici fidati: la scopa di saggina e il pappagallo.

Il pappagallo è lo strumento detestato da tutti in ospedale, chi lo deve usare, chi lo deve pulire, il Primario non lo vuole vedere, i parenti lo vogliono occultare. Ma attraverso il pappagallo passa tutta l’umanità, tutta la delicatezza, tutta la vergogna e il rispetto di quando si ha bisogno d’aiuto e di qualcuno che tenga compagnia alla nostra fragilità.

"Infermiere e attore comico non sono proprio due mestieri affini – dice Giacomo – eppure hanno qualcosa in comune. Chiaramente non basta ridere per risolvere tutti problemi, ma anche un infermiere serissimo, che non ride, riesce a farti percepire vicinanza, solidarietà e magari quel poco di positività che serve per sentirti meglio».

«Si tratta di un mestiere molto complesso – prosegue – L’infermiere deve trovare quel giusto equilibrio non sempre facile da raggiungere, considerando che deve quotidianamente interfacciarsi con pazienti molto diversi fra loro, soprattutto dal punto di vista psicologico. C’è il paziente che esaspera un sintomo, quello che invece sopporta dolori strazianti, insomma, l’infermiere deve trovare il giusto mezzo. E lo stesso equilibrio lo deve trovare anche nel rapporto con il medico: quante se ne potrebbero raccontare sulla dialettica infermiere-medico sempre un pochino sul filo dell’asprezza! Intanto bisogna dirlo fuori da ogni retorica: uno senza l’altro non potrebbero far nulla"

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di e con
Giacomo Poretti

regia
Andrea Chiodi

scene e costumi
Matteo Patrucco

disegno luci
Luna Mariotti

audio
Marco Broggiato

produzione
Agidi