Giovanni Falzone, tromba, composizioni e arrangiamenti

Valerio Scrignoli, chitarra elettrica

William Nicastro, basso elettrico

Riccardo Tosi, batteria

Blackstar Suite è l’originale re-work che Giovanni Falzone ha creato ispirandosi al testamento musicale di David Bowie. Il geniale artista britannico ha saputo esorcizzare persino la sua morte, pubblicando qualche giorno prima di andarsene un album che oltre a essere un capolavoro è anche un lascito musicale, un gesto mediatico e spettacolare di un genio assoluto.

Giovanni Falzone con il suo jazz rock elettrico parte da questo testamento così eclettico per rileggere, comporre e decomporre un vero e proprio messaggio musicale, una lettera, universale come la morte, potente come la vita. Il risultato è una una miscela unica di funeral music, jazz/rock ed electric pop che, come una scarica elettrica, saprà far “resuscitare” e tornare di nuovo liberi gli spettatori, proprio come il Lazzaro di Bowie che ha “cicatrici invisibili e una storia che non può essere rubata”. 

«Qualcosa accadde il giorno in cui morì lo spirito si alzò di un metro e si fece da parte mentre qualcun altro prese il suo posto e si mise a gridare: Sono una stella nera».

“Poliglotta. La lingua degli angeli”

Scriveva John Cage negli anni ‘50 che per stare nella contemporaneità ci vogliono più occhi e orecchie di quelle che abbiamo “naturalmente” in dotazione. E aveva ragione. Oggi per parlare ai nostri cuori induriti da oltre un anno di pandemia e di futuri incerti forse, oltre ad aver bisogno di più occhi e più orecchie, necessitiamo anche di più lingue. Più lingue per intercettare e tradurre i messaggi degli angeli e metterci in vibrazione con le lingue del fuoco e dell’energia, le lingue della morte e della resurrezione, le lingue dei numeri e quelle dei sogni, le lingue dell’elettricità e quelle degli abbracci.

Questa sezione del LAC en plein air farà vibrare le lingue: quelle degli angeli nascoste nella forza dei suoni e quelle parlate, dai dialetti locali come il pugliese o il catalano a quelle internazionalmente riconosciute e riconoscibili come il castigliano fino a quelle assolutamente incomprensibili come l’estone o il mongolo. Lingue sconosciute e violini barbari, ninne nanne avvolgenti e beats elettronici, canzoni di speranza e testamenti funebri, amori perduti e stornelli di feste tutto in sole nove tappe.

Saul Beretta, curatore

 

“Sii dolce con me. Sii gentile.
È breve il tempo che resta.
Poi saremo scie luminosissime.
E quanta nostalgia avremo dell’umano.
Come ora ne abbiamo dell’infinità. [...]”
(Mariangela Gualtieri)