sabato 07 febbraio

Sala refettorio
Gratuito

Il Ricamo come Narrazione è l’ottavo capitolo del progetto Embroiderers of Actuality, ideato da Abdelaziz Zerrou, artista transdisciplinare, e Aglaia Haritz, artista e mediatrice culturale per l’inclusione e l’accessibilità. Un percorso che intreccia le vite di donne e uomini rifugiati residenti in Ticino con quelle delle persone del territorio, dando forma a un dialogo paziente e profondo, cucito punto dopo punto.

Il progetto si sviluppa come il tessuto condiviso, dove ogni incontro è un gesto di ascolto e ogni filo porta con sé una storia. L’ultimo incontro si apre al pubblico come una soglia da attraversare: diventa l’ultimo punto del ricamo, quello in cui l’ago viene portato sul retro del lavoro e il filo viene fissato sotto ai punti già eseguiti. È un gesto discreto, quasi invisibile, ma necessario affinché il ricamo non si disfi. Allo stesso modo, chi lo desidera potrà recarsi nel retro delle storie, immergendosi nelle trame che le sostengono. Questo nodo assicura la tenuta del lavoro, così come lo scambio umano custodisce la memoria degli incontri, permettendo che ciò che è stato condiviso resti tra le persone e possa continuare ad esistere.

Chi vorrà potrà unirsi al ricamo avviato nei precedenti appuntamenti, proseguendo un gesto collettivo già iniziato, oppure semplicemente sostare, ascoltare, lasciarsi raggiungere dai racconti spontanei dei partecipanti e del progetto stesso, narrato dai suoi ideatori. Il senso più profondo di questo percorso è proprio questo: intessere una rete, come si fa con il filo e l’ago, creando legami, scambi e riconoscimenti tra persone con un passato migratorio e persone del luogo.

In sala saranno presenti le opere realizzate dai partecipanti durante il percorso, svoltosi al LAC tra novembre e gennaio in nove incontri. Opere nate dalla condivisione delle esperienze, dall’ascolto reciproco e da un processo creativo capace di trasformare un insieme di individui in una comunità temporanea ma intensa.

Il Ricamo come Narrazione desidera aprire spazi condivisi di narrazione, riconoscimento e creatività: luoghi sicuri in cui le persone siano accolte come portatrici di storie, culture e competenze. Attraverso il ricamo — e grazie all’arte intesa come ponte per conoscere, avvicinare, rammendare — i partecipanti trasformano le proprie storie personali di esilio, identità e viaggio in metafore visive, affidando al filo il compito di dire ciò che spesso le parole non riescono a trattenere.


Il Ricamo come Narrazione è uno dei progetti vincitori del Bando Partecipazione Culturale 2025-2026 “Cultura forte. Progetti da voci diverse", un’iniziativa interdipartimentale congiunta promossa dall’Ufficio del sostegno alla cultura e dall’Ufficio fondi Swisslos del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, e dal Servizio per l’integrazione degli stranieri del Dipartimento delle istituzioni.

Nato nel 1982 a Casablanca, l'artista transdisciplinare svizzero-marocchino Zerrou si è diplomato all'Istituto Nazionale di Belle Arti di Tetouan e attualmente vive e lavora tra Casablanca e Vira Gambarogno. 
La sua pratica artistica spazia dal video all'installazione, dalla scultura al disegno, concentrandosi su figure simboliche universali, sulle loro rappresentazioni grafiche e sull'interazione tra linguaggio, storia e cultura visiva. Zerrou si impegna con le comunità locali per affrontare questioni contemporanee sia globali che locali. Il suo fascino per il potere dei simboli, delle parole e della memoria collettiva è alla base di una pratica artistica che decostruisce e reinterpreta l'immaginario che plasma la nostra coscienza collettiva, sfidando le percezioni e invitando alla riflessione critica. 
Esplorando temi come l'identità, le strutture politiche e le narrazioni culturali, il suo lavoro ricontestualizza simboli familiari all'interno di nuovi discorsi estetici. Utilizzando tecniche miste, gioca con gli strati di significato, evocando tensioni tra visibilità e invisibilità, passato e presente, potere e vulnerabilità. 
Zerrou ha esposto in sedi quali il Museo Mohammed VI di Arte Moderna e Contemporanea di Rabat, il Museo della Fotografia e delle Arti Visive di Marrakech, il New Art Exchange di Nottingham, in Inghilterra, e La Regionale a Villa Ciani a Lugano. 
Ha ottenuto importanti residenze, tra cui la Dar Al Ma'mûn Foundation di Marrakech, la Capitale Europea della Cultura a La Valletta, Malta, la Cité Internationale des Arts di Parigi e l'HYam Prize di Hydra. 

Cresciuta a Vira Gambarogno, Aglaia Haritz è diplomata alla scuola d’arte ENSA di Limoges. Ha vissuto a Berlino e Zurigo come artista e ha condotto il progetto artistico-sociale “Embroiderers of Actuality” spostandosi spesso nei paesi attorno al Mediterraneo. 
Dal 2006 ha lavorato per diverse associazioni che si occupano di persone con diversità in Svizzera (PluSport, Procap, Inclusione handicap Ticino) e in Germania (Lebenshilfe) e dal 2010 era responsabile dei gruppi vacanze. 
Ha seguito la formazione di arteterapia all’istituto per l’arteterapia umanistica (IHK) di Zurigo, dal metodo di Bettina Egger. Nel 2018 ha ottenuto il diploma LOM (pittura orientata alla soluzione) e nel 2016 il certificato POM (pittura orientata alla persona). 
Dal 2017 lavora in qualità di referente per l’accessibilità e l’inclusione presso LAC Lugano Arte e Cultura, collaborando in particolare con il Museo d’Arte della Svizzera italiana (MASI). 

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