25 aprile
– 1 maggio 2020

Sala Teatro virtuale

di
Angela Demattè

regia
Carmelo Rifici

con
Andrea Castelli e Francesca Porrini

scene e costumi
Paolo Di Benedetto

musiche
Zeno Gabaglio

luci
Pamela Cantatore

video
Roberto Mucchiut 

regista assistente
Alan Alpenfelt 

produzione
LAC Lugano Arte e Cultura

in coproduzione con
TPE Teatro Piemonte Europa, CTB Centro Teatrale Bresciano
 
presentato all’interno del
FIT Festival Internazionale del Teatro

Sponsor di produzione e coproduzione

video

STREAMING - Avevo un bel pallone rosso

di Angela Demattè, regia Carmelo Rifici

#LACdacasaTeatro

Testo vincitore del Premio Riccione 2009 e del Premio Golden Graal 2010

Un padre, sua figlia e il legame di amore assoluto che li unisce. Lei è Margherita Cagol, ragazza cattolica nata in una città di montagna, che, divenuta adulta, abbraccia la lotta armata, fondando le Brigate Rosse, tra i più longevi gruppi terroristici europei del dopoguerra. Lui è suo padre, che la ama di un amore assoluto e disperato. A quasi dieci anni dal suo primo allestimento, Carmelo Rifici decide di riallestire il bel testo di Angela Demattè e lo fa dirigendo Andrea Castelli qui nel pieno della sua maturità d’interprete, e Francesca Porrini che si cala nei panni della giovane terrorista, ruolo che fu interpretato dalla sua autrice.

«…Avevo un bel pallone rosso e blu, ch’era la gioia e la delizia mia. S’è rotto il filo e m’è scappato via, in alto, in alto, su sempre più su. Son fortunati in cielo i bimbi buoni, volan tutti lassù quei bei palloni». 

Così scriveva Margherita Cagol nei suoi quaderni di bambina, a Trento, prima di diventare Mara, la brigatista rossa, moglie di Renato Curcio, uccisa in uno scontro a fuoco con la polizia. Dopo essere stato applaudito in Francia, Lussemburgo e Belgio per quattro stagioni consecutive nella sua versione francese, Avevo un bel pallone rosso torna in scena nel 2018, alla 27° edizione del FIT Festival Internazionale del Teatro e della scena contemporanea. 

"La storia delle Brigate Rosse – ha dichiarato Carmelo Rifici – è un pretesto usato dall’autrice per addentrarsi in un terreno più fecondo e misterioso: quello delle relazioni umane profonde, e dell’impossibilità di quella relazione".


Dalla stampa

Il terrorista nel privé
Parrocchia e Brigate Rosse. Avevo un bel pallone rosso indaga nella vita privata (e farneticante) di Mara Cagol. Con una lezione.

Il titolo serve per alleggerire il tema, così come gli spensierati racconti iniziali, tra vita in parrocchia e passione per la chitarra. Presto però Avevo un bel pallone rosso (da una filastrocca che la protagonista aveva segnato nel diario) cambia registro, entra nel sentiero più buio della vita di Margherita Cagol, una ragazza come tante della media borghesia trentina, intelligente e con tante ambizioni che si perde nella lotta armata diventando “il comandante Mara”, una delle colonne delle Brigate Rosse (perfino questa denominazione sembra sia sua). Il bel testo di Angela Demattè percorre dieci anni dal ’69 al ’75 della vita di una protagonista del terrorismo italiano: l’università di Trento, la nascita di Sociologia dove incontra Renato Curcio, futuro marito con cui lavora nella rivista “Lavoro Politico”, la nascita del movimento armato, il rapimento del giudice Sossi, prima, poi il sequestro dell’industriale Vittorio Vallarino Gancia fino allo scontro con le forze dell’ordine nella Cascina Spiotta dove il 5 giugno 1975 la Cagol resta uccisa. Il punto interessante non è però la cronaca storica, lasciata sullo sfondo anche dalla regia di Carmelo Rifici (…) ma il rapporto/confronto con tra Margherita e il padre, perché dal contrasto tra quella dimensione privata, domestica – la scena è lo spaccato di un tinello della casa di famiglia e poi di quella della clandestinità – e quella pubblica, tra la voce paterna del buon senso e le farneticazioni ideologiche di Mara emerge un altro lato dell’orrenda aberrazione morale e umana delle Br. E Sono bravi i due interpreti a restare in equilibrio tra naturalismo e epicità, Francesca Porrini e Andrea Castelli, amorevolissimo papà. Lo spettacolo gira da parecchio tempo per i teatri (questa versione si è vista al FIT di Lugano), ed è giusto che continui a farlo: è utile come un vaccino.

Anna Bandettini, Robinson - la Repubblica, 28.10.2018


Avevo un bel pallone rosso
Così Margherita diventò Mara Cagol

Gli anni tra il 1960 e il 70 sono stati dolorosi, tragici, violenti, feroci, confusi, si ricordano concitati e scuri, carichi di voglia di cambiamento, di disillusioni e di errori terribili. Anni che evoca Avevo un bel pallone rosso, di Angela Demattè, testo nitido e inquietante per capacità narrativa, con la regia di Carmelo Rifici. In scena un padre e una figlia che parlano in dialetto trentino, Margherita Cagol, poi conosciuta come Mara, moglie di Renato Curcio, i fondatori delle brigate rosse, morta in un conflitto a fuoco. Brechtianamente date e scritte proiettate sulla scena riportano al tempo e allo svolgersi dei fatti. Il passaggio di Margherita a Mara è sottolineato da una freddezza che le cala addosso e la porta ad imboccare la strada definitiva della lotta armata. La regia è molto attenta nel non far perdere l’orientamento, nel tenere una narrazione che non è mai emotiva, ma di lucida consapevolezza e conoscenza. Bravi Francesca Porrini, che disegna col bel tratto la parabola da discola ingenua a determinata e impietosa brigatista, e Andrea Castelli, un padre che ha sempre seguito la figlia, dalla clandestinità alla morte, impotente, ferito e frastornato.

Magda Poli, Corriere della Sera, 22.11.2018