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Venerdì
1 maggio

20:30

Sala Teatro

coreografia Tabea Martin

assistenza coreografica Melanie Wirz

accompagnamento musicale Donath Weyeneth

scenografia Veronika Mutalova

costumi Mirjam Egli

luci Simon Lichtenberger

drammaturgia Irina Müller, Moos van den Broek

sguardo esterno Sebastian Nübling

coproduzione Steps, Festival della danza del Percento Culturale Migros, Expédition Suisse

Sponsor di produzione e coproduzione
In collaborazione con

Foto: Tabea Martin

Steps: Compagnia Tabea Martin

Nothing Left

La scena svizzeraLAC Factory

Cos’è rimasto? Il teatro-danza, riflesso poetico della nostra natura effimera.

L’arte è preziosa. La danza lo è ancora di più perché, come un respiro, svanisce non appena appare. Ogni movimento è unico, non può essere replicato e scompare non appena eseguito. Per questo il linguaggio della danza si presta alla riflessione su tutto ciò che in noi è effimero e transitorio. La coreografa basilese Tabea Martin dedica una trilogia a questo tema: in This is my last dance ha esplorato l’aspetto deperibile di ogni essere e la trasformazione del proprio corpo; Forever (che ha debuttato nel marzo 2019) guarda alle rappresentazioni della vita dopo la morte, offrendo una riflessione sulla nostalgia dell’immortalità.

Nella terza e ultima coreografia della trilogia, Nothing Left, creata in coproduzione con Steps, il Festival della danza del Percento Culturale Migros, Tabea Martin va oltre, evidenziando le ripercussioni che può avere la morte di una persona cara. Perché se la morte segna la fine di un ciclo per chi muore, per le persone rimaste è l’inizio di un processo di elaborazione del lutto, che prevede diverse fasi, ciascuna accompagnata da molteplici reazioni, sia fisiche che psicologiche.

In Nothing Left, la coreografa attraverso la danza esplora il momento del passaggio dalla vita alla morte, il momento in cui ci si rende conto che il corpo dell’altro non comunica più, non reagisce più, non si interroga più, ma diventa memoria; il momento in cui il dialogo si trasforma gradualmente in un monologo.

È confortante sapere che anche il proprio corpo è mortale e che alla fine la morte non ci separa, perché riguarda tutti noi? Anche la morte di persone che non conosciamo, vittime di guerra, incidenti o altro, ci mette a disagio, perché non sappiamo affrontare la morte. Dobbiamo provare compassione? Si può continuare a vivere come se non fosse successo nulla? Ci ritroviamo a riflettere sulla morte, ancora una volta impotenti di fronte a un fenomeno che tuttavia ci appartiene e fonda la nostra identità. Per quanto possibile, reprimiamo la morte e ci concentriamo sulla nostra vita terrena. Lontano dai soliti tabù, Tabea Martin guarda al momento del trapasso, interrogandosi su come lo viviamo. Capace di affrontare con maestria il grottesco e di denunciare con ironia le nostre inadeguatezze, pur restando sensibile alla vulnerabilità dell’essere umano, Tabea Martin e i suoi otto ballerini in Nothing Left esprimono l’indicibile attraverso il movimento, aprendo un nuovo livello di comunicazione e forse trovando qualcosa di positivo nella nostra essenza effimera.

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