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Giovedì
9 gennaio
20:30


9–10.01

Date e orari
ore 20:3009.01,
ore 20:3010.01,

Sala Teatro

da William Shakespeare

progetto e regia
Carmelo Rifici

drammaturgia
Angela Demattè e Carmelo Rifici

dramaturg
Simona Gonella

équipe scientifica
Dottore Psicoanalista Giuseppe Lombardi e Dottoressa Psicoanalista Luciana Vigato

con (in ordine alfabetico) 
Alessandro Bandini, Angelo Di Genio, Tindaro Granata, Leda Kreider, Christian La Rosa, Maria Pilar Pérez Aspa, Elena Rivoltini

scene
Paolo Di Benedetto

costumi
Margherita Baldoni

musiche
Zeno Gabaglio

disegno luci
Gianni Staropoli

assistente alla regia
Ugo Fiore 

produzione
LAC Lugano Arte e Cultura

in coproduzione con
Teatro Metastasio di Prato, TPE – Teatro Piemonte Europa, ERT – Emilia Romagna Teatro Fondazione

Sponsor di produzione e coproduzione

Macbeth, le cose nascoste

da William Shakespeare / progetto e regia Carmelo Rifici

Impressioni di realtàLa scena svizzeraLAC FactoryScritture di scena

Dopo Ifigenia, liberata Carmelo Rifici prosegue la sua indagine sugli archetipi dell’inconscio collettivo. Ancora una volta il teatro si fa spazio di condivisione profonda.

Come in Ifigenia, liberata, ma in modo ora dirompente, Rifici cerca nella destrutturazione un nuovo spazio di condivisione tra attori e spettatori per indagare sul rapporto del mondo contemporaneo con la pulsione e il desiderio. Il lavoro guarda negli occhi la dimensione archetipica sottesa al testo shakespeariano e decide di affrontarla chiedendo l’appoggio e la complicità di una coppia di psicanalisti junghiani. Dal confrontarsi con loro e dall’esplorazione ben più che teorica del rapporto psicanalista/ paziente/ oggetto scaturisce una rinnovata lettura del testo e del lavoro con gli attori. Allo stesso modo aleggia l’intuizione che, per questo lavoro, sia necessario costruire una diversa relazione con il pubblico che lo porti a dialogare realmente con quell’aspetto di pulsione e desiderio che è alla base non solo del Macbeth ma delle ragioni per cui il progetto ha avuto inizio.“Thrice to thine, and thrice to mine, and thrice again, to make up nine”. Il numero tre sembra appartenere alla logica di indagine sul materiale testuale ed immaginifico: si pensa a un adattamento del testo per tre personaggi, si ragiona su una tripartizione dell’azione (rapporto con il pubblico, rapporto fra l’attore e il proprio inconscio, relazione/messinscena del testo shakespeariano), si affronta la ricerca e il viaggio verso lo spettacolo con un dialogo fra il regista e l’autore, la drammaturga e il dramaturg.

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Prismatica. Gioare con la luce
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