4 – 10 april 2020

Virtual Sala Teatro


adattamento e regia

Carmelo Rifici

con (in ordine alfabetico) 
Antonio Ballerio, Giovanni Crippa, Ruggero Dondi, Zegno Gabaglio, Mariangela Granelli, Igor Horvat, Emiliano Masala, Maria Pilar Pérez Aspa, Fausto Russo Alesi, Giorgia Senesi, Anahì Traversi

scene 
Margherita Palli

costumi 
Margherita Baldoni

scenografie, oggetti di scena e costumi realizzati da
Laboratori del Piccolo Teatro

musiche 
Zeno Gabaglio

disegno luci 
Jean-Luc Chanonat

assistente alla regia
Agostino Riola

aiuto regia 
Francesco Leschiera

assistente scenografa 
Giulia Klimciuk

assistente costumista 
Eleonora Rossi

produzione 
LAC Lugano Arte e Cultura

in coproduzione con 
Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa e Teatro Sociale di Bellinzona

Production and co-production Sponsor

video

STREAMING - Gabbiano (ITA)

di Anton Čechov, regia Carmelo Rifici

#LACdacasaTheater

Un giovane teatrante pieno di dubbi sulla necessità del fare teatro oggi, un famoso scrittore che si interroga sulla necessità o meno di scrivere, una giovane ambiziosa che sogna il successo, una donna di successo che non sogna, un’umanità che desidera essere personaggio, personaggi che si specchiano in un lago che mostra la loro misera umanità.

“Perché Gabbiano?”, si chiede per primo Carmelo Rifici. “Intanto è un Classico e questo mi permette di lavorare sulla memoria di un testo che ho sempre amato. In secondo luogo mi viene da dire che Il Gabbiano parla di cose che tutti sanno: di rapporti familiari, di conflitti e di delusioni, senza averne consapevolezza. ‘Čechov è talmente semplice che fa paura’, diceva Gor’kij. In Gabbiano tutti si rappresentano, anzi sono tutti ossessionati dalla rappresentazione. Si impegnano a vivere una vita che non è la loro e tentano di eternarla, di renderla un presente continuo. Non sarà perché tentano disperatamente di fermare la vita e bloccare dentro di loro il sinistro desiderio di voler uscire, di volare via per fare parte di qualcosa di più grande? Teatro e mistero, verità e sogno. Non a caso i protagonisti sono attori, scrittori, registi, e l’umanità che gira intorno a loro, fatta di contadini, di lavoratori, non sogna altro che essere attori e scrittori. Ossessione della rappresentazione di sé. I personaggi recitano su un palcoscenico che si specchia in un lago che mostra a sua volta la loro misera umanità e l’incapacità di volare in alto. Il lago li attrae verso il basso. Il lago: l’etimologia della parola viene dal latino Lacus e significa cavità, spaccatura, incavo riempito d’acqua, che lega anche con Lakkós, il baratro. Se la parola fosse presa nel suo significato simbolico, potremmo dire che chi vive vicino ad un lago vive su una spaccatura, su un baratro. Il lago, quindi, condiziona le vite di chi lo abita. L’incavo è però riempito d’acqua dolce, piatta, che fa da specchio. Per questo, spesso, il Lago diventa anche sinonimo di occhio, è l’occhio (profondo) dentro il quale ci si specchia. Il teatro è il grande specchio del mondo. Non potrebbe essere che il lago e il teatro in Čechov siano la stessa cosa? Non potrebbe essere che sia la rappresentazione a spingere l’uomo verso il baratro e a impedirgli di spiccare il volo verso l’alto?”

Lo spettacolo nasce nel 2015 dopo la nomina di Carmelo Rifici a direttore artistico di LuganoInScena: egli si trova nella straordinaria condizione di inaugurare il nostro nuovo teatro che si specchia nel lago della città, proprio come Kostantin che inizia la sua avventura di scrittore costruendo un teatrino sulla riva del lago di casa. Il teatro si chiama LAC, che in francese significa lago.

LAC Lugano Arte e Cultura
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