Per la sua prima regia al LAC, Stefano Cordella sceglie di misurarsi con Improvvisamente l’estate scorsa di Tennessee Williams, uno dei testi più sorprendenti e personali dell’autore americano. Un dramma carico di simboli e visioni che si sviluppa come una sorta di thriller psicologico in un vortice claustrofobico di tensione e violenza.
Improvvisamente l’estate scorsa
Tennessee Williams / Stefano Cordella / Laura Marinoni
© LAC Lugano Arte e Cultura – Foto Luca Del Pia
1h 45'
Prima assoluta
28.04.2025
LAC Lugano Arte e Cultura
Tournée
02–04.04.2027
Teatro Fraschini – Pavia, Italia
31.03.2027
Piemonte dal Vivo / Teatro Sociale – Pinerolo (TO), Italia
30.03.2027
Piemonte dal Vivo / Teatro Alfieri – Asti
23–24.03.2027
Teatro Civico – La Spezia, Italia
16–21.03.2027
Teatro Elfo Puccini – Milano, Italia
06–14.03.2027
Teatro Donizetti - Bergamo, Italia
03–04.03.2027
FTS/Teatro degli Animosi - Carrara (MS), Italia
26.03.2026
Teatro Giuditta Pasta, Saronno, Italia
25.03.2026
Teatro Comunale, Lonigo (VI), Italia
24.03.2026
Teatro Asioli, Correggio (RE), Italia
17–22.03.2026
Sala Umberto, Roma, Italia
12–15.03.2026
Teatro Storchi, Modena, Italia
10.03.2026
Teatro Nuovo G. Menotti, Spoleto, Italia
04–07.03.2026
Teatro Astra, Torino, Italia
27.02–01.03.2026
Teatro Ivo Chiesa, Genova, Italia
26.02.2026
Teatro Magnani, Fidenza (PR), Italia
07–11.05.2025
Teatro Carcano, Milano
28–29.04.2025
LAC Lugano Arte e Cultura
Improvvisamente l’estate scorsa
Tennessee Williams / Stefano Cordella / Laura Marinoni
© LAC Lugano Arte e Cultura – Foto Luca Del Pia
1h 45'
Prima assoluta
28.04.2025
LAC Lugano Arte e Cultura
Tournée
02–04.04.2027
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31.03.2027
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28–29.04.2025
LAC Lugano Arte e Cultura
Nel 1943, Rose, sorella di Tennessee Williams, subisce un intervento di lobotomia con il consenso della madre. Questa vicenda segna indelebilmente la vita del drammaturgo statunitense al punto da ispirarne la scrittura di Improvvisamente l’estate scorsa, una delle opere più autobiografiche di Williams.
Il motore narrativo del testo è il mistero che ruota attorno all’improvvisa morte di Sebastian ed è giocato sulle versioni contrapposte delle due donne protagoniste: Violet, la madre di Sebastian, e Catherine, la cugina che ha trascorso con lui l’ultima estate a Cabeza de Lobo. Al dottor Sugar, lo psichiatra incaricato di operare di lobotomia la giovane Catherine, spetta il compito di indagare la verità. Miss Violet è disposta a tutto pur di far tacere la nipote che ha assistito alla morte del figlio e difendere la reputazione di Sebastian e della famiglia.
Come spesso accade nei testi di Williams, il conflitto tra apparenza e verità diventa centrale nello sviluppo della storia ma qui assume contorni ancora più inquietanti e ancestrali, a partire dall’ambientazione: un giardino/giungla tropicale davanti alla villa di famiglia dove Sebastian, aspirante poeta, trascorreva la maggior parte del tempo a comporre le sue opere, tra piante carnivore e uccelli predatori.
Improvvisamente l’estate scorsa è una disturbante discesa agli inferi animata da personaggi che sono vittime e carnefici allo stesso tempo. I gesti d’affetto diventano strumenti di manipolazione per ottenere soldi, sesso o per nascondere la verità. Il mondo che Williams descrive è desolante, crudo, a un passo dalla pazzia; anche i concetti di arte e fede sembrano svuotarsi pian piano di senso.
Tanti elementi del testo rimandano alla “creazione” (artistica, biblica, biologica) ma è come se l’autore vedesse nella distruzione l’unica opzione possibile per raggiungere la catarsi. La scena diventa così lo spazio della memoria, in cui ricordi e traumi si confondono in un una sovrapposizione di simboli che rimanda al meccanismo dei sogni.
Contenuti multimediali
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00:01:18
Improvvisamente l'estate scorsa
Trailer
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00:28:12
Intervista a Laura Marinoni
Improvvisamente l'estate scorsa
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00:11:04
Stefano Cordella racconta lo spettacolo
Improvvisamente l'estate scorsa
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Improvvisamente l’estate scorsa
Foto di scena
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Improvvisamente l’estate scorsa
Prove di regia
Partner di produzione
Williams considera Improvvisamente l’estate scorsa la sua opera più poetica, “una favola morale dei nostri tempi difficili”. Quando ha visto la versione cinematografica di Mankiewicz è rimasto profondamente deluso dalla scelta di rappresentare realisticamente la morte di Sebastian (per non parlare della censura sull’omosessualità). È un testo carico di simboli e metafore fin dalla descrizione iniziale dello spazio scenico: “La scenografia potrà allontanarsi dal realismo quanto l’ambientazione di un balletto drammatico. L’interno si fonde con un magnifico giardino che sembra più una giungla tropicale, una foresta dell’era preistorica delle foreste di felci giganti, quando le creature viventi avevano pinne che si trasformavano in arti e squame che diventavano pelle. È un giardino-giungla di colori violenti, soprattutto ora che trasuda vapore per il calore che segue alla pioggia. Sugli alberi ci sono fiori enormi che fanno pensare agli organi di un corpo, estirpati, ancora luccicanti di sangue fresco. Ci sono strida acute, fruscii sibilanti e rumori sferzanti nel giardino, come se fosse abitato da bestie, serpenti e uccelli, tutti di natura selvaggia…”.
Tanti elementi del testo rimandano alla creazione (artistica, biblica, biologica) e alla pulsione di morte. L’esperienza della psicoanalisi e l’avvicinamento alla religione cattolica hanno sicuramente avuto un grande impatto in quegli anni sulla scrittura di Williams, che lui definisce “emotivamente autobiografica”. I personaggi sono ispirati ai suoi famigliari e ad alcuni eventi significativi della sua vita: la malattia della sorella Rose, il rapporto simbiotico con la madre, l’esaurimento nervoso, i viaggi “spirituali”, la sessualità. Approfondire i dettagli della biografia dell’autore, scoprirne i tormenti e le fragilità, mi ha permesso di mettere meglio a fuoco quella sensazione da cui sono stato attraversato la prima volta che ho letto il testo: un grande atto di espiazione e purificazione dal dolore. C’è qualcosa di catartico nella violenza, nella brutalità che Williams sprigiona nel racconto finale di Catharine.
Per poter evocare le “visioni” presenti nel testo, abbiamo immaginato un impianto scenico che mescolasse piani temporali e spaziali: il giardino-giungla diventa l’inconscio dell’autore Williams e, allo stesso tempo, del poeta Sebastian. Ricordi e visioni si confondono in una sovrapposizione di simboli che rimanda al meccanismo dei sogni. È solo in questa dimensione onirica che il desiderio di essere pienamente se stessi può essere appagato, andando oltre le apparenze imposte da una società sempre più misera e spietata.
di
Tennessee Williams
traduzione
Monica Capuani
regia
Stefano Cordella
con (in ordine alfabetico)
Elena Callegari, Ion Donà, Leda Kreider, Laura Marinoni, Edoardo Ribatto
scene
Guido Buganza
costumi
Ilaria Ariemme
disegno luci
Marzio Picchetti
progetto sonoro e musiche originali
Gianluca Agostini
aiuto regia
Noemi Radice
produzione
LAC Lugano Arte e Cultura
in coproduzione con
Teatro Carcano Milano
“Improvvisamente l’estate scorsa” viene presentato per gentile concessione della University of the South, Sewanee, Tennessee.