mercoledì 02 settembre

Hall
Gratuito

Un incontro con Felice Varini, protagonista della scena artistica contemporanea, per scoprire come nasce un’opera capace di trasformare lo spazio e il modo di guardarlo. Un dialogo sulla percezione e sul rapporto tra arte e spazio.

Barbara Paltenghi Malacrida - curatrice della mostra monografica dedicata a Felice Varini al Museo d’Arte di Mendrisio -  e Marco Franciolli - curatore della mostra L’occhio dinamico. Traiettorie della percezione, in corso al Museo Casa Rusca di Locarno - incontrano Felice Varini per ripercorrere la sua straordinaria esperienza artistica e la ricerca che, dagli anni Ottanta, ha profondamente rinnovato il rapporto tra pittura, architettura e spettatore. Al centro della conversazione saranno le opere site-specific, il processo creativo e i meccanismi della visione che caratterizzano il suo lavoro, raccontati direttamente dalla voce dell'artista. 

Attraverso cerchi, ellissi, quadrati, poligoni e altre forme e composizioni geometriche, Varini interviene sugli spazi architettonici trasformandoli in vere e proprie superfici pittoriche tridimensionali. Da un preciso punto di osservazione, gli elementi si ricompongono in un’immagine compiuta, coinvolgendo lo spettatore come parte integrante dell’opera. Con Varini l’architettura diventa una superficie pittorica tridimensionale e lo sguardo uno strumento attraverso il quale l’immagine prende forma. La geometria, con il suo rigore, si apre così a una dimensione percettiva e corporea, coinvolgendo chi osserva in un’esperienza che si costruisce passo dopo passo.

Un’occasione per entrare nel laboratorio creativo dell’artista e comprendere come geometria, spazio e movimento possano modificare il nostro modo di guardare e vivere l’ambiente che ci circonda.

L’espace architectural, et tout ce qui le constitue, est mon terrain d’action. Ces espaces sont et demeurent les supports premiers de ma peinture. J’interviens in situ dans un lieu à chaque fois différent et mon travail évolue en relation avec les espaces que je suis amené à rencontrer.

En général je parcours le lieu en relevant son architecture, ses matériaux, son histoire et sa fonction. À partir de ses différentes données spatiales et en référence à la dernière pièce que j’ai réalisée, je définis un point de vue autour duquel mon intervention prend forme.

J’appelle point de vue, un point de l’espace que je choisis avec précision : il est généralement situé à hauteur de mes yeux et localisé de préférence sur un passage obligé, par exemple une ouverture entre une pièce et une autre, un palier, etc. Je n’en fais cependant pas une règle car tous les espaces n’ont pas systématiquement un parcours évident. Le choix est souvent arbitraire.

Le point de vue va fonctionner comme un point de lecture, c’est-à-dire comme un point de départ possible à l’approche de la peinture et de l’espace. La forme peinte est cohérente quand le spectateur se trouve à cet endroit. Lorsque celui-ci sort du point de vue, le travail rencontre l’espace qui engendre une infinité de points de vue sur la forme. Ce n’est donc pas à travers ce premier point que je vois le travail effectué ; celui-ci se tient dans l’ensemble des points de vue que le spectateur peut avoir sur lui.

Si j’établis un rapport particulier avec des caractéristiques architecturales qui influent sur la forme de l’installation, mon travail garde toutefois son indépendance quelles que soient les architectures que je rencontre.

Je pars d’une situation réelle pour construire ma peinture. Cette réalité n’est jamais altérée, effacée ou modifiée, elle m’intéresse et elle m’attire dans toute sa complexité. Ma pratique est de travailler « ici et maintenant ». - Felice Varini

Comincia la sua carriera negli anni Settanta, anni in cui il Minimalismo si consolidava come una delle correnti più importanti del secolo, la Land Art iniziava ad apparire sulle terre d’America e l’Optical Art lasciava attoniti gli osservatori. Oggi l’idea di Felice Varini, che reca con se quegli anni e quel fermento, lo ha reso uno degli artisti più affermati al mondo. La sua è una grande intuizione: concepire gli spazi tridimensionali che ci circondano come se fossero una superfice unica e piatta sulla quale applicare forme geometriche bidimensionali. Solo da un precisa angolazione l’osservatore riesce a montare visivamente la composizione e da vita all’opera. Spazi urbani, ambienti interni, paesaggi naturali reali diventano, per Varini, un foglio sul quale incollare e comporre forme geometriche.

Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Pavia, la nuova direttrice vanta una grande esperienza sia nell’organizzazione espositiva (dal 1995 al 2005 è stata collaboratrice scientifica presso il Museo d’Arte Moderna di Lugano, Villa Malpensata) sia nella gestione di complesse iniziative culturali in ambito pubblico. Da 7 anni ricopriva il ruolo di collaboratrice scientifica per il Museo d’arte di Mendrisio – Dicastero Museo e Cultura. In questo periodo ha ulteriormente approfondito i suoi ambiti di competenza nell’organizzazione delle mostre e delle relative pubblicazioni, nella valorizzazione di Casa Pessina con esposizioni fotografiche periodiche, attraverso la partecipazione attiva alla Rete dei Musei d’arte del Mendrisiotto, nella collaborazione alla stesura del dossier Unesco relativamente al patrimonio dei Trasparenti e consolidando i rapporti con le associazioni culturali del territorio.

Marco Franciolli ha diretto dal 2000 il Museo Cantonale d’Arte e nel 2010 ha assunto anche la direzione del Museo d’arte di Lugano, con l’incarico di sviluppare il progetto di museo unico che ha condotto nel 2015 all’apertura del MASI, museo d’arte della Svizzera italiana. In ambito museale ha curato esposizioni e pubblicazioni prevalentemente dedicate a temi di arte moderna e contemporanea. Membro di numerose associazioni, fondazioni e commissioni, tiene regolarmente conferenze e corsi su temi di storia dell’arte e museologia in Svizzera e all’estero. Dal 2018, svolge attività di consulente artistico e curatore indipendente.

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