LAC Lugano Arte e Cultura è un centro culturale dalla forte vocazione internazionale, attento alla propria comunità, dove le vere protagoniste sono le arti sceniche, la musica e le arti visive.
LAC Lugano Arte e Cultura è un centro culturale dalla forte vocazione internazionale, attento alla propria comunità, dove le vere protagoniste sono le arti sceniche, la musica e le arti visive.
FAULT. Renato Palazzi centro di ricerca per la composizione scenica contemporanea è un nuovo progetto quinquennale (2027–2031), reso possibile dalla proficua collaborazione tra LAC e Fondazione c.Lab di Castel San Pietro.
FAULT, acronimo di Field for Artistic Unmastery and Living Transmission, nasce dalla volontà di Renato Palazzi, studioso, pedagogo e critico teatrale che ha accompagnato con rigore e passione le trasformazioni della scena teatrale, riconoscendo e sostenendo le ricerche più audaci.
Grazie alla volontà di Rossella Tansini di dare continuità al lavoro di Renato Palazzi sulle forme del contemporaneo, e al rapporto di stima e fiducia reciproca che legava Palazzi a Carmelo Rifici, è stato affidato a quest’ultimo il compito di dare vita a una realtà solida e dalla forte vocazione internazionale: una residenza di quattro settimane in cui artisti e collettivi possano sviluppare le proprie pratiche e mettere in circolo saperi e processi di creazione, lavorando fianco a fianco con artiste, artisti, teoriche e teorici, le cui ricerche sono un riferimento nella scena internazionale.
Un legame, quello tra Palazzi e Rifici, alimentato negli anni da un dialogo fertile e costante sul teatro contemporaneo, maturato anche attraverso la condivisione di progetti e percorsi artistici comuni.
Un’eredità morale importante, una nuova tappa nel percorso professionale che Rifici condivide con Piersandra Di Matteo, studiosa, dramaturg e curatrice attiva in ambito internazionale, con la quale sono stati elaborati l’impianto del progetto e le linee di ricerca.
Ogni anno FAULT individuerà un tema attorno al quale riunire i Guest Artist, scelti per la loro capacità di tradurre domande critiche in processi di creazione e di condividerne strumenti e metodi. Gli artisti lavoreranno al fianco dei partecipanti, mettendo in gioco anche i propri percorsi.
Director
Carmelo Rifici
Curator-at-Large
Piersandra Di Matteo
La residenza di FAULT
La residenza si svolgerà nel mese di luglio 2027.
La call internazionale sarà lanciata nel mese di gennaio 2027 e selezionerà quindici domande di artisti e collettivi.
Il percorso professionale e umano di Renato Palazzi (1947–2021) ha guidato il principio orientativo dell’intero progetto; la critica non come esercizio di giudizio bensì come forma di ascolto e attenzione verso ciò che emerge al di là del teatro istituzionale. Una pratica che rappresenta un riferimento svelando una potente attualità. Il lavoro e la penna di Palazzi hanno mostrato quanto il pensiero critico possa rendere visibili processi in formazione, sostenere la ricerca artistica accompagnandola, creare le condizioni affinché nuove estetiche trovino spazi di esistenza e possibilità di sviluppo.
Si laurea in Lettere all’Università degli Studi di Milano e si iscrive al corso operatori teatrali della Civica Scuola d’Arte Drammatica senza concludere il ciclo formativo per collaborare con Paolo Grassi al Piccolo Teatro di Milano. Parallelamente inizia l’attività di critico teatrale che, negli anni, esercita su numerosi quotidiani: l’Avanti!, Corriere della sera e domenica del Sole24 Ore. Dal 1986 al 1995 dirige la Scuola d’Arte Drammatica Piccolo Teatro a cui darà il nome di Paolo Grassi. È docente di Cleac Corso di laurea in Economia dell’Arte e della Cultura dell’Università Bocconi. Nel 2016, dà vita a quaderni del FIT, progetto nato dalla volontà di Carmelo Rifici (direttore LAC) e Paola Tripoli (direttrice del Festival internazionale del teatro e della scena contemporanea di Lugano). Insieme alle giovani critiche Maddalena Giovannelli e Francesca Serrazanetti, Palazzi dà vita a cinque pubblicazioni dedicate all’indagine della scena contemporanea internazionale.
Il titolo FAULT nasce da una duplice suggestione. Richiama la faglia geologica (fault line) che attraversa il territorio di Mendrisio e delle Gole della Breggia: una linea di contatto tra forze eterogenee, il luogo in cui la materia registra tensioni, spostamenti e trasformazioni. La faglia non è semplicemente una frattura. È una condizione dinamica di instabilità che rende visibili processi normalmente invisibili e produce nuove configurazioni (del paesaggio). In questo senso, offre una potente immagine per pensare la composizione scenica contemporanea: non come applicazione di un sapere stabile, ma come pratica che emerge dall’incontro/contatto/attrito tra elementi differenti.
Allo stesso tempo, il termine fault rimanda all’errore, allo scarto rispetto alla norma, alla possibilità di deviare da un percorso già dato, invitando a ripensare i processi di formazione artistica oltre i paradigmi della padronanza, dell’autorità e dell’acquisizione lineare delle competenze.
Il concetto di “unmastery”, mutuato dal lavoro teorico di Julietta Singh, non indica una rinuncia alla competenza né una celebrazione dell’improvvisazione. Designa, piuttosto, la capacità di sospendere temporaneamente le proprie certezze per lasciare spazio a ciò che ancora non si conosce. Singh mostra come l’idea di mastery attraversi profondamente la modernità occidentale: padroneggiare e possedere un sapere, una tecnica, una disciplina, un corpo. L’unmastery apre invece all’interdipendenza nella creazione, al confronto con l’altro e alla trasformazione come condizioni stesse della conoscenza.
In questa prospettiva, la composizione scenica non procede esclusivamente per accumulazione di competenze, ma attraverso deviazioni, inciampi, intuizioni inattese e incontri capaci di mettere in crisi il sapere acquisito. L’errore non rappresenta il contrario della conoscenza: ne costituisce una delle condizioni generative per le innovazioni (Paolo Virno).
Jack Halberstam in L’arte queer del fallimento (Minimum Fax) ha mostrato come il fallimento, sottratto alla logica della prestazione e del successo, può diventare uno spazio di possibilità critica. Fallire significa talvolta interrompere i modelli dominanti di eccellenza, efficienza e produttività per rendere immaginabili altre forme di sapere, di relazione e di vita.
In questo quadro ad essere ripensata è la posizione magistrale nei processi pedagogici. Non si tratta di rivendicare un’abusata orizzontalità, né di fare dell'esperienza l'unico fondamento del sapere. Al contrario, FAULT riconosce il ruolo fondamentale di artisti, registe, coreografi e studiose nel promuovere pratiche consolidate in quanto “attivatori di saperi” che possano circolare, essere interrogati e reinventati.
Nel quadro di FAULT, la trasmissione viene intesa come un processo incarnato e situato. Non un patrimonio che discende verticalmente da una generazione all’altra, ma una pratica che si produce attraverso incontri concreti tra corpi, esperienze, discipline, territori e temporalità differenti. Per questa ragione FAULT non si configura come una scuola per attori e registi che abbiamo conosciuto. Si propone piuttosto come un ambiente temporaneo di ricerca, convivenza e composizione, in cui artisti, studiosi e partecipanti condividono processi, domande e strumenti, facendo della trasmissione stessa una pratica creativa.
Il centro di ricerca abiterà gli spazi della ex Diantus, fabbrica di orologi che svolse la sua attività a Castel San Pietro, comune limitrofo a Mendrisio, luogo che rinasce a nuova vita grazie alla Fondazione c.LAB. Per decenni in quella fabbrica sono stati prodotti i meccanismi degli orologi Swatch, creando lavoro per centinaia di operaie e operai; oggi nello stesso spazio si stanno creando le premesse di scolpire un tempo nuovo dedicato alla ricerca.