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Sala Teatro

di e regia Lucia Calamaro

con Daria Deflorian, Federica Santoro e Daniela Piperno

luci Gianni Staropoli

scene Marina Haas

aiuto regia Francesca Blancato

produzione 369gradi - PAV

in collaborazione con FIT Festival Internazionale del Teatro e della scena contemporanea/ LuganoInScena/ LAC – Lugano Arte e Cultura

LuganoInScena 
2015/2016

video

L’origine del mondo, ritratto di un interno

LuganoInScenaTeatro

PREMIO UBU 2012 Nuovo testo italiano o ricerca drammaturgica a Lucia Calamaro; PREMIO UBU 2012 Miglior attrice a Daria Deflorian; PREMIO UBU 2012 EX AEQUO Miglior attrice non protagonista a Federica Santoro

Composto da 3 atti (“Donna melanconica al frigorifero”, “Certe domeniche in pigiama”, “Il silenzio dell’analista”), lo spettacolo mette in scena la crisi individuale che travolge un gruppo familiare, nella fattispecie la crisi di una madre, Daria, che fagocita la figlia, Federica.
Daria non esce più: dalla sua “tana” constata di conoscere realmente un solo umano, il quale convive nello stesso corpo e, a volte, si distrae anche da lui, se lo perde, non lo capisce. Questa relazione fluttuante e disattenta spesso fa sì che si ritrovi a non essere contemporanea neanche di se stessa. Questo convivente è suo malgrado familiarizzato con l’umano di Daria, visto che ne dipende affettivamente, la richiama a lei e al tempo: la figlia. È lei, Federica, che mantiene il mondo; è lei il suo Atlante domestico, tanto che, a volte, uno si chiede chi abbia messo al mondo chi in questa faccenda. Nella casa in cui Daria si muove con sua figlia, temporaneamente rinchiuse in cerca di un senso ritrovato, appaiono “figure della soglia”, abitanti del dentro-fuori, che irrompono e agiscono. Figure, queste, tutte animate dalla stessa volontà: tirarla fuori. Ispirandosi a “La Commedia umana” di Balzac, Lucia Calamaro indaga la coscienza di una Madre, esplora gli stati d’animo mortificati di una Figlia “adultizzata”, la sua assenza di modelli, la sua tenacia; tratteggia l’indifferenza, la rabbia e l’impotenza di tutti gli altri, quelli che si ritrovano a gestire una persona depressa, senza sapere come.

Ecco cosa si occupa idealmente di proiettare drammaturgicamente, forse anno ad anno, per ora pezzo a pezzo, come un puzzle, questo lavoro: una vita. […]

Certo è che vissuta sempre in balia di tutto quello che non ero io, non avrei mai pensato, fino ad oggi, che la mia vita si sarebbe trasformata nella mia opera.” (Dalle note di regia di Lucia Calamaro) 

LAC Lugano Arte e Cultura
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