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Mercoledì
18 marzo

20:30

Teatro FOCE

regia e drammaturgia Eugenio Barba, Lorenzo Gleijeses, Julia Varley

con Lorenzo Gleijeses

suono e luci Mirto Baliani

consulenza drammaturgica Chiara Lagani

spazio scenico Roberto Crea

voci off Eugenio Barba, Geppy Gleijeses, Maria Alberta Navello , Julia Varley

gli oggetti coreografici di questo spettacolo sono frutto di una serie di incontri con il coreografo Michele Di Stefano nell’ambito del progetto58° Parallelo Nord

produzione Fondazione TPE, NordiskTeaterLaboratorium, Gitiesse Artisti Riuniti

con il sostegno di Centro Coreografico Körper

rassegna in collaborazione con

Foto: Tommaso Le Pera

Una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa

 

FOCE

Lorenzo Gleijeses mette in scena la vicenda di un immaginario danzatore omonimo del protagonista de La metamorfosi: Gregorio Samsa. Un progetto che mette in crisi il ruolo monocratico dell’artista demiurgo, procedendo per tappe che portano sopra di sé i segni evidenti dell’incontro stesso con particolari compagni di viaggio.

Dalla primavera 2015 il progetto 58° Parallelo Nord ha riunito, in una sorta di cantiere teatrale aperto, Eugenio Barba e Julia Varley (Odin Teatret), Luigi De Angelis e Chiara Lagani (Fanny & Alexander), Michele Di Stefano e Biagio Caravano (mk), chiamati a intervenire in sessioni separate su alcuni materiali performativi proposti da Lorenzo Gleijeses e dal musicista Mirto Baliani.

Da questa prima fase di esplorazione, sono nati due progetti autonomi, di cui è protagonista Gleijeses, accompagnato dalle musiche originali eseguite dal vivo da Mirto Baliani. Da un lato la performance Corcovado, diretta da Michele Di Stefano e Luigi De Angelis, il cui debutto è avvenuto nella primavera 2019. Dall’altro lo spettacolo teatrale Una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa, diretto da Eugenio Barba e Julia Varley e dallo stesso Gleijeses.

Gregorio Samsa è prigioniero della continua ripetizione dei propri “materiali performativi” da memorizzare in vista di un imminente debutto. Gregorio è convinto che attraverso una ripetizione ossessiva delle sue partiture sarà possibile arrivare a un alto livello di precisione tecnica e di qualità interpretativa ma, di contro, il suo perfezionismo lo catapulta in un limbo in cui si erodono i confini tra reale e immaginario, lavoro e spazio intimo, tra teatro e vita quotidiana.

Gregorio ripete le sue sequenze coreografiche, come un novello Sisifo, per una pulsione psicopatologica? Oppure è semplicemente mosso dal desiderio di spingere al massimo i risultati del suo lavoro?

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Prismatica. Gioare con la luce
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