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Lunedì
19 novembre

20:30

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Teatro FOCE

testo e regia Stefano Cordella

con Francesco Meola, Camilla Pistorello, Umberto Terruso, Dario Merlini, Dario Sansalone, Camilla Violante Scheller, Daniele Crasti, Fabio Zulli

luci Giuliano Almerighi/Stefano Capra

suono Gianluca Agostini

costumi Stefania Coretti, Simone Pisani

assistente alla regia Noemi Radice

produzione Associazione Culturale Òyes

 

Rassegna in collaborazione con il Centro Artistico MAT

© Luca Meola

Io non sono un gabbiano

testo e regia Stefano Cordella

LuganoInScenaTeatro FOCE

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“Una commedia con poca azione e un quintale d’amore”: così Anton Cechov presenta Il Gabbiano al suo editore Suvorin. In questa rivisitazione del classico cechoviano è sempre l’amore a dominare le relazioni e i conflitti tra i personaggi, un amore inquinato dal bisogno di essere considerati e apprezzati, tra narcisismo e rappresentazione, un amore performativo che reclama attenzione e originalità.

Io non sono un gabbiano si apre con il funerale di Arkadina, nell'aria risuonano le note di una marcia
funebre. La comunità si riunisce per ricordare e rendere omaggio alla grande attrice.
Ben presto, le orazioni di amici e parenti assumono l'aspetto di performance artistiche, dato che quasi tutti i partecipanti sono – o si sentono – artisti o aspiranti tali: dal logorroico maestro Medvedenko, sedicente stand up comedian a tempo perso, a Nina e Kostja.
“Sono necessarie forme nuove, e se non ce ne sono allora niente è necessario”: questo è l'assunto che muove Kostia. Il giovane artista prova a sganciarsi dalle convenzioni di cui la madre è simbolo sgretolando i confini tra finzione e realtà con una sovrapposizione di piani che stravolge qualsiasi rapporto interpersonale.
Ogni personaggio è pedina – più o meno consapevole – di questa dinamica, e tutto diventa performance: dalle più semplici e “banali” dichiarazioni d'amore al momento della morte, ultimo grande show. Sembra che i personaggi di questa commedia facciano di tutto per non essere felici, come se ci fosse un’inesorabile tensione al fallimento. I pochi che provano a togliersi la morte di dosso risultano patetici, ridicoli o si scoprono già morti. Non sarà né il successo né l'illusione di una vita migliore a salvarli dalla melma in cui galleggiano. Forse solo la consapevolezza, la capacità di sopportare una vita infelice, mettendo da parte quei sogni di gloria così tremendamente vivi in gioventù.
Un quadro spietatamente tragicomico di una società devitalizzata senza azione e senza speranza.

“Uno spettacolo con molti spunti stimolanti e una compagnia affiatata, energica, dinamica […].
Stefano Cordella, che guida il gruppo e firma la regia, ha idee da vendere e le sa coordinare con
un ottimo ritmo.” (Fausto Malcovati, Hystrio)

LAC Lugano Arte e Cultura
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