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Sala 4

Entrata gratuita, iscrizione consigliata. 

Socìetas Raffaello Sanzio: la tecnologia dell’occhio

Incontri e proiezioni sul teatro di Romeo Castellucci

CinergiaIncontro

Giovedì 22 marzo

ore 16:00

Rovesciare i proprio occhi
a cura di Piersandra Di Matteo

Segue la proiezione di:

Epopea della Polvere, 1992-1999, 100 min.

Amleto, la veemente esterioritàdella morte di un mollusco, 1992
Orestea (una commedia organica?), 1995 > 2015
Giulio Cesare
, 1997
Genesi. From the museum of the sleep, 1999

Epopea della Polvere, percorso di ricerca sviluppato negli anni ’90, è per Romeo Castellucci e la Socìetas Raffaello Sanzio un momento di radicale ripensamento della tradizione del dramma occidentale. Mettendo in questione il teatro come mera illustrazione del testo, si assiste a un affondo totale e rigoroso nei grandi classici del teatro occidentale. Amleto, la veemente esteriorità della morte di un mollusco (1991) tesse insospettabili analogie tra i tratti clinici dell’autismo infantile e i turbamenti, la solitudine angosciosa e la ferita esistenziale del personaggio shakespeariano. Orestea (una commedia organica?) (1995) – rallestito a 20 anni di distanza  – fa deragliare la parola eschilea su una linea che congiunge Alice di Lewis Carroll e Umpty-Dumpty, nella traduzione di Antonin Artaud. Giulio Cesare (1997), ispirato all’omonima tragedia di Shakespeare, indaga l’impero della retorica, il discorso votato alla persuasione, l’ossessione per la statua, incorniciando un vero e proprio dramma della voce. Genesi. From the museum of sleep (1999) penetra nel primo libro della Bibbia attraverso la lente del suo più estremo rovescio: Auschwitz.

ore 19:00
L’occhio e lo sguardo,2006-2014, 55 min.

Hey girl!, Festival d’Automne, Paris, 2006
Sul Concetto di volto nel Figlio di Dio, Theater der Welt, Essen, 2010
Io penso, Taipei Arts Festival, Taipei, 2010
The Phenomenon called I, Tokyo Festival, Yumenoshima, 2011
Le Sacre du Printemps, Ruhrtriennale, Duisburg, 2014

L’occhio e lo sguardo è composto dagli estratti di alcune recenti creazioni di Romeo Castellucci. Lo spettacolo Hey girl!  si incardina nel flusso gestuale e iconografico di una presenza femminile abitata da figure d’altrove, sospesa fra sogno, veglia. Sul Concetto di volto nel Figlio di Dio, dispone una triangolazione di sguardi in cui tra la gigantografia del Salvator Mundi di Antonello da Messina e lo spettatore convergono nell’ immerdarsi iperbolico di un vecchio padre incontinente, elevando l’abiezione del corpo a sublime interrogazione sull’uomo e sulla sua caducità. Lo shock estetico dell’installazione Io penso fa perno sull’antico conflitto dell’uomo con la natura, risvegliando l’enigma della sua muta potenza. Ideata en plein air per un’isola della baia di Tokyo, The Phenomenon Called, attraverso una controllata dinamica di partecipazione e distanziamento, crea immagini catastrofiche che toccano le fibre profonde di una comunità segnata dalla tragedia dello tsunami. Le Sacre du Printemps dispiega una danza molecolare di 30 tonnellate di polvere di ossa animale prodotta a livello industriale per la fertilizzazione agricola, legandola intimamente agli ostinati statici e agli accenti dinamici della musica di Igor Stravinskij.

Venerdì 23 marzo

ore 17:00

The Act of Seeing
Incontro con Romeo Castellucci, presentato da Sabrina Faller (RSI) e moderato da Piersandra Di Matteo, Marco Müller e Carmelo Rifici

Il campo della visione, il ritmo dell’immagine, la tecnologia dell’occhio, il montaggio sono alcune delle piste su cui inseguire le linee di fuga drammatica, le figure, i concetti e i rilievi teorici che informano il teatro di Romeo Castellucci, un teatro capace di mettere in scacco il dominio della comunicazione, di strappare il reale al principio di realtà, di interrogare il significato profondo dell’essere spettatori oggi.

A seguire: 

Brentano,1995, 25 min.  
regia di Romeo Castellucci 
liberamente tratto da una novella di Robert Walser
Premio Pardi di domani, Festival internazionale del film Locarno 1995

Il film Brentano, primo compiuto esperimento cinematografico di Romeo Castellucci, è costruito intorno al nesso vedersi vedere. Il protagonista, un giovane “che non ha più voglia di vivere e decide la via della fuga”, inserisce ossessivamente delle monete per accedere alle immagini di una sorta di peep show in cui si scopre assoggettato a una condizione di abuso fisico volontario e involontario, oggetto e soggetto della sua stessa perversione.

ore 20:30
Proiezione integrale del film di Orphée et Eurydice,2014, 90 min.
musica di Christoph Willibald Gluck Versione di Hector Berlioz (1859)
regia, scenografia, luci, costumi Romeo Castellucci
direzione musicale Hervé Niquet collaborazione artistica Silvia Costa 
drammaturgia Piersandra Di Matteo e Christian Longchamp  video / steadycam Vincent Pinckaers maestro del coro Martino Faggiani maestro del coro La Choraline Benoît Giaux
con Stéphanie d’Oustrac (Orfeo), Sabine Deiveilhe (Euridice), Fanny Dupont (Amore)
Orchestra Sinfonica e Coro de La Monnaie
membri del coro giovanile La Monnaie La Choraline Primo violino Eugenia Ryabinina 
regia del film Myriam Hoyer 
produzione  La Monnaie ¦ De Munt & Wiener Festwochen in collaborazione con Wiener Festwochen, su iniziativa de La Monnaie  Produzione del Film La Monnaie ¦ De Munt 

Il mito di Orfeo, l’amore per la ninfa Euridice, la catabasi nel regno delle ombre, il tradimento dello sguardo, diventano per Romeo Castellucci l’occasione per condurre una riflessione sulla condizione abissale del coma. Regia destinata a segnare il modo di concepire il teatro musicale nella nostra epoca, il film di Orphée et Eurydice permette di rivivere l’eccezionalità di un dispositivo irripetibile capace di saldare ad anello la musica eseguita nel teatro de La Monnaie di Bruxelles e la camera del centro riabilitativo Inkendaal in cui è ricoverata Els, una giovane donna affetta da Locked-in Syndrome, che ascolta in cuffia musica e canto trasmessi in tempo reale. Allo stesso modo lo spettatore, novello Orfeo dal teatro compie il suo viaggio per mezzo di una steadycam che, a ogni esecuzione, percorre live le strade della città e i corridoi dell’ospedale per raggiungere Els e incontrare il suo sguardo. La mitologia e la musica di Christoph W. Gluck diventano specchi in cui si riflette, senz’alcun indugio voyeuristico, la fragilità umana, riconoscendo all’arte “il dovere di pensare la condizione umana, anche la più estrema” (Romeo Castellucci). 

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