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Impulse illumina l'inverno
Impulse illumina l'inverno, inaugurazione 03.12 ore 17:00
LAC Lugano Arte e Cultura
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Venerdì
7 aprile

20:30

Sala Teatro

drammaturgia Elisabetta Pozzi

regia Andrea Chiodi

con Elisabetta Pozzi

musiche Daniele D’Angelo

scene Matteo Patrucco

luci Luca Bronzo

produzione Fondazione Teatro Due

Cat. prezzo L

Medea

regia di Andrea Chiodi

LuganoInScenaTeatro

Tickets

Medea è un personaggio immenso, una donna ricordata esclusivamente come infanticida: Euripide infatti la racconta come la barbara della Colchide che abbandona la sua terra, dopo aver ucciso il fratello, per seguire Giasone che ha aiutato a prendere il vello d’oro e di cui si innamora perdutamente. Con lui, una volta sposati, si trasferisce a Corinto dove darà al marito due figli. A Corinto, nel razionale mondo greco, sarà la straniera. Qui Giasone la tradirà e ripudierà suscitando in lei l’immenso odio che darà origine all’epilogo che conosciamo.
Ma nelle versioni pre-euripidee del racconto la storia di Medea è radicalmente diversa, i bambini sarebbero stati lapidati dai Corinzi che la ritenevano responsabile, a causa delle sue arti magiche, della peste che aveva colpito la città. Questa è la versione adottata da Christa Wolf nel romanzo Medea, uno dei testi utilizzati da Elisabetta Pozzi con il suo gruppo di lavoro per giungere alla messa in scena della sua ultima Medea.
Un’esplorazione che attraversa l’immensa letteratura dedicata a questo personaggio a partire dal primo autore che la tratta nel profondo, Euripide, fino al più contemporaneo, il tedesco Heiner Müller, passando per Apollonio Rodio, Bellini, ma anche per la cinematografia di Lars Von Trier e Pasolini.
Risultato di un profondo lavoro di studio, Medea è un’esplorazione sulla diversità, l’alterità di una donna in una terra che non la accoglie, che non è in grado di sopportarla. Per questo, scenicamente è stato creato un luogo in cui vive un essere umano senza patria, con il suo corpo come unico rifugio e custode di una storia che piano piano viene fuori.

“Abbiamo preso per mano Medea – spiega il regista Andrea Chiodi – accogliendo innanzitutto la sua condizione di solitudine, di abbandono, di disperazione e abbiamo voluto patire insieme a lei da quel luogo per rivedere la sua storia, tutto quello che di lei è stato scritto e detto”.