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Dopo il grande successo dell’anno scorso con il monologo in forma autofinzionale Memento Mori o la celebracíon de la muerte, ritorna al FIT il regista, autore e attore uruguaiano Sergio Blanco, questa volta protagonista di un monologo che parla d’amore.

L’unico supporto scenico è una scrivania e un muro, una porta e una proiezione visiva che espone immagini della pittura universale. Blanco si confronta con l'amore, dissezionandone i disparati effetti su chi ne gode/soffre: “Se è vero che, come professa Lope, l’amore è una scienza che ci rende saggi, è anche vero che ci connette con la nostra parte più brutale. Comunque, al di là del fatto che l'amore è tra civiltà e barbarie, saggezza e maleducazione, l’umano e il brutale, penso che sia un’esperienza sublime che finisce sempre per trasformarci” – afferma Blanco mentre si presenta in scena solo con una scrivania dietro cui campeggiano proiezioni e dipinti di Francis Bacon, che qui viene chiamato a sancire il matrimonio del sentimento d'amore con la violenza. 
Il viaggio visivo proposto non fa tappa solo in luoghi fisici (Heidelberg, Hong Kong, Venezia, Manhattan, Río de la Plata), ma anche in icone come Superman, Cleopatra, Lancillotto, Melibea, Rossella O’Hara e molti altri. Una suggestiva insalata di citazioni che Blanco cucina “con la prudenza dell’accademico e l’esaltazione dell’artista”.

testo, regia e interpretazione
Sergio Blanco

disegno audiovisuale e collaborazione artistica
Philippe Koscheleff

produzione
CNTC