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LAC incontra ... Marco Müller

Teatro e cinema: bravi fratelli o migliori nemici?

LAC incontraCinemaInScena

Il rapporto fra teatro e cinema occupa da sempre una posizione centrale nella riflessione su cosa sia l’arte cinematografica. Solo nel contatto con il teatro il cinema ha saputo precisare i suoi caratteri (messa in scena, recitazione degli attori, drammaturgia, scenografia), prendere coscienza della propria singolarità di linguaggio artistico.  Nel riferimento al palcoscenico i cineasti hanno trovato gli strumenti per affrontare sfide estetiche cruciali: il superamento della semplice rappresentazione della realtà, il rifiuto della trappola delle apparenze.

Ciò non impedisce, tuttavia, che designare lo stile di un film come teatrale assuma subito una connotazione negativa. Eppure non sono pochi i grandi registi di cinema che hanno avuto bisogno del teatro per meglio chiarire le loro scelte: Marcel Pagnol, Sacha Guitry, Jean Renoir, Carl Theodor Dreyer, Manoel de Oliveira, Jacques Rivette, Rainer Werner Fassbinder...

Non è stato un rapporto solo a senso unico. Per reagire al mondo e al tempo del mestiere, della mediazione, dell’ambiguità divenuta regola, le avanguardie teatrali hanno riaperto il testo attraverso la forma, guardando anche al cinema nuovo. Ripartire anche da opere cinematografiche fuori norma è servito loro per scardinare i linguaggi risaputi, in un lavoro di transcodificazione culturale più che di trasposizione meccanica, di slittamenti talora appena percettibili nelle modalità compositive (al di là della presenza di proiezioni cine-video dentro gli spettacoli teatrali).

È questo lo snodo attuale: teatro e cinema tessono e disfanno, disfanno e ritessono, in uno scomporre, scambiare e riprendere che è a volte più creativo dello sviluppo lineare e della conservazione.

Marco Müller

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