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Teatrostudio

regia di Fabrizio Montecchi

con Valeria Barreca e Tiziano Ferrari

voce registrata Mariangela Granelli

drammaturgia Cristina Grazioli e Fabrizio Montecchi

disegni e sagome Nicoletta Garioni

musiche Alessandro Nidi

scene Fabrizio Montecchi

costumi Tania Fedeli

luci Davide Rigodanza

assistente alla regia Lucia Menegazzo

realizzazione sagome e oggetti scenici Nicoletta Garioni e Agnese Meroni

realizzazione scene Sergio Bernasani

coproduzione Teatro Gioco Vita, Festival “L’altra scena” e EPCC – Théâtre de Bourg-en-Bresse, scène conventionnée

in collaborazione con Emilia Romagna Teatro Fondazione

 

Età: da 8 anni 

Età da 3 anni

Cat. prezzo K

Il cavaliere inesistente

di Italo Calvino

LuganoInScenaTeatro

“Il cavaliere inesistente” è stato pubblicato nel 1959 e inserito, insieme a “Il visconte dimezzato” e “Il barone rampante”, in una raccolta dal significativo titolo: “I nostri antenati” (1960). I tre romanzi, pur ambientati in modo fiabesco in epoche differenti, hanno uno stretto legame col presente e con i suoi problemi. Ne “Il cavaliere inesistente”, l’epoca di Carlo Magno e la giostra di avventure, d’inseguimenti e di battaglie che ne consegue, è un pretesto per parlarci di noi e del nostro difficile rapporto con la realtà. Anche se con leggerezza e ironia, il testo affronta il tema dell’identità nell’uomo contemporaneo. Un’identità che appare ormai scissa, o addirittura, in alcuni casi, inesistente, e propone diversi modi di essere, di stare al mondo come individui. 

Lo spettacolo è un teatro d’ombre in cui la presenza immateriale e incorporea dell’ombra si fonde con la presenza materiale e corporea dell’attore. Queste due qualità di presenza scenica rendono molto bene, nelle loro tante possibilità combinatorie, i diversi piani dell’essere presenti ne “Il cavaliere inesistente”.

L’alto potenziale rappresentativo del teatro d’ombre, capace di farci viaggiare facilmente nel tempo e nello spazio, si presta a tradurre il ricco immaginario storico-favolistico di questo classico della letteratura del Novecento. La scrittura di Calvino si dà per archetipi, figure, immagini che suggeriscono immediatamente visioni e rimandano continuamente ad altro, in un lucido gioco di rispecchiamento tra fantasia e verità, come l’ombra.

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