3 – 20 giugno 2020

Sala Teatro virtuale

dai 6 ai 12 anni

liberamente ispirato a
Il Giro del Mondo in 80 giorni di Jules Verne

di e regia
Sacha Trapletti

consulente alla drammaturgia
Tindaro Granata

supervisione alla regia
Andrea Chiodi

con
Sacha Trapletti

scene e costumi
Sacha Trapletti

produzione
LAC Lugano Arte e Cultura

sponsor di produzione e coproduzione Clinica Luganese Moncucco

presentato nell’ambito di
FIT Festival Internazionale del Teatro e della scena contemporanea

video

STREAMING - GiroVago alias il mio viaggio

di e regia Sacha Trapletti

#LACdacasa

A bordo di una magica mongolfiera, il pubblico viaggerà attraverso terre lontane e luoghi misteriosi, anche se non sarà un viaggio tranquillo… Uno spettacolo ricco di temi che spaziano dall’amicizia all’amore, dalle scienze alla geografia, che ci porta a girovagare tra le persone, le usanze e i costumi che si incontrano o vedono nei modi più bizzarri e stravaganti. 

GiroVago alias il mio viaggio è il primo spettacolo “diversamente teatrale” ideato dal giovane attore e regista Sacha Trapletti e deriva l’ispirazione dal celebre testo di Jules Verne Il Giro del Mondo in 80 giorni, trasformandolo in un’avventura vissuta in prima persona, nella prospettiva di uno o più personaggi di quel tempo. Un viaggio che porterà a domandarsi: il viaggio è esclusivamente mio o nostro? È un viaggio nel mondo o all’interno di se stessi? Ma soprattutto perché capita tutto questo? Perché l’unica regola del viaggio è tornare diversi da come si è partiti.


Dalla stampa

Applaudito il viaggio di Trapletti

Sacha Trapletti è un uomo tuttofare, come il Passepartout di Verne, ha scritto, diretto (con la supervisione di Andrea Chiodi) e interpretato il testo, sdoppiandosi e anche moltiplicandosi nei vari personaggi, si è occupato dei costumi e della scenografia, forse, quest’ultimo, l’elemento più interessante e spettacolare di Girovago alias il mio viaggio che ha aperto ieri sera il FIT al Foce, nell’ambito della sezione Young & Kids, il concorso per ragazzi. Utilizzando proiezioni su schermo di fondo e anche sul pallone della mongolfiera ricostruita in scena (…), apparizioni ingombranti come quella di un plastico elefante, le sbarre di una prigione e alla fine persino del muso di un treno fumoso, l’artista milanese, classe 1993, conduce gli spettatori in un movimentato viaggio ispirato al Giro del mondo in 80 giorni. (…) Mentre si attraversa l’Europa, poi l’Africa, l’Asia, fino all’America, però si possono cogliere le seminate perle di saggezza sul viaggiare che fa parte della natura umana, tanto quanto il bisogno di tornare poi a casa, di non dimenticare le proprie radici, si viaggia per coltivare l’immaginazione, per conoscere e riconoscersi, per “scoprire qualcosa che ci apparteneva” e questo distingue anche il viaggiatore autentico rispetto al semplice turista che va solo in superficie e non riesce a trasformarsi.

Manuela Camponovo, L’Osservatore, 25.09.2019