Domenica
24 maggio

18:30

Sala Teatro virtuale

dalle ore 18:30 alle ore 00:30

Durata: 75'
La visione è gratuita e limitata al territorio svizzero.

A cura di
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STREAMING - "Nel nome di Antea"

L'arte italiana al tempo di guerra

#LACdacasaCinema

Quando crolla una civiltà e l'uomo diventa belva, chi ha il compito di difendere gli ideali della civiltà? I cosiddetti "intellettuali", cioè coloro che hanno sempre dichiarato di servire le idee e non i bassi interessi. Sarebbe troppo comodo essere intellettuale nei tempi pacifici, e diventare codardi, o anche semplicemente neutri, quando c'è pericolo.
— Fernanda Wittgens, lettera dal carcere, 1944

«Quando l’uomo diventa belva, chi ha il compito di difendere gli ideali della civiltà?». Se lo domanda Fernanda Wittgens, che fu la prima direttrice della Pinacoteca di Brera dal 1940 al 1944. «I cosiddetti “intellettuali”, cioè coloro che hanno sempre dichiarato di servire le idee e non i bassi interessi». È questa la risposta che si diede.

Il documentario di Massimo Martella ripercorre quegli anni, raccontando la lotta per la salvezza del patrimonio storico-artistico italiano combattuta dietro le quinte del secondo conflitto mondiale. Per farlo sceglie la prospettiva delle opere, mettendo a dialogare tra loro due ritratti: quello di Manzoni dipinto da Francesco Hayez con quello della giovane donna, anche conosciuta come Antea, di Parmigianino. Il salvataggio fu messo in atto da un pugno di giovani funzionari italiani delle Belle Arti, il cui coraggio e dedizione sono rimasti nell’ombra fino a pochi anni or sono. All’inizio protessero le opere dai bombardamenti nascondendole in luoghi sicuri, distanti dalle città in cui la guerra seminava morte e devastava chiese, palazzi storici e monumenti; poi, dopo l’armistizio, con pochissimi mezzi e a rischio della propria vita cercarono di metterle al riparo dall’avanzare della linea del fronte e da possibili razzie. 

Molti sono stati gli umili eroi di questa fuga per la salvezza, che si è svolta incessante dietro le quinte del conflitto. Qui si racconta di Pasquale Rotondi, che in due rifugi nelle Marche mise in salvo migliaia di opere del Nord Italia; di funzionari ministeriali come Lavagnino, Argan, Lazzari, che quando nessun posto in Italia era più sicuro, pur privati di ogni incarico dal nuovo governo della Repubblica di Salò riuscirono a ricoverarne una parte all’interno del Vaticano; dell’odissea delle opere d’arte napoletane, portate via da Montecassino dove erano nascoste poco prima che l’abbazia venisse rasa al suolo; dei capolavori dei musei fiorentini, trafugati dai nazisti e recuperati prima che passassero il confine; di due giovani studiose, Palma Bucarelli e Fernanda Wittgens, che unendo competenza e sprezzo del pericolo salvarono i capolavori loro affidati; infine, dei tentativi di restaurare ciò che sembrava irrimediabilmente perduto.

Anche se non tutto si è salvato, è grazie a loro che possiamo ancora ammirare e mostrare al mondo i Caravaggio, i Giorgione, i Raffaello. Il generale Clark disse che fare la guerra in Italia era come combattere in “un maledetto museo”. Quel museo è sopravvissuto, e se da un lato continua a raccontare la storia della nostra identità, dall’altro trasmette immutato a chiunque venga a visitarlo nei musei e nelle piazze italiane il valore universale della bellezza.


Per prenotarsi è sufficiente registrarsi sul sito www.amitalia.eu/sign-up da cui si riceveranno le credenziali per accedere gratuitamente ad una sala virtuale realizzata in collaborazione con la piattaforma MyMovies.it.