2 – 8 maggio 2020

Sala Teatro virtuale

di
Ariel Dorfmann

traduzione
Alessandra Serra

regia
Carmelo Rifici

con
Laura Marinoni e Danilo Nigrelli

scene e costumi
Annelisa Zaccheria

musiche
Zeno Gabaglio

soprano
Sandra Ranisavljevic

disegno luci
Matteo Crespi

video
Roberto Mucchiut

assistente alla regia
Vittorio Borsari

in video
Edoardo Chiodi e Michelangelo Colella

produzione
LAC Lugano Arte e Cultura

in collaborazione con
ERT – Emilia Romagna Teatro Fondazione

Con il sostegno di

video

STREAMING - Purgatorio

di Ariel Dorfman, regia di Carmelo Rifici

#LACdacasaTeatro

Spettacolo selezionato per l’Incontro del Teatro svizzero 2017

Il Purgatorio è un luogo astratto – uno strano luogo da cui si può sì uscire, ma in cui si ritorna comunque – dove un uomo e una donna devono confrontarsi con le verità della loro vita e, attraverso le parole e i ricordi, tentare di redimersi da un tragico destino.

Nella messa in scena di Purgatorio di Carmelo Rifici, tratta dall’omonimo testo dello scrittore e drammaturgo argentino Ariel Dorfman, il dramma si colloca in un purgatorio metaforico, astratto e claustrofobico. 

Atti di orgoglio, vendette, crudeltà: Dorfman riprende il mito di Medea e gli ingredienti della tragedia classica e scrive una nuova opera teatrale sulla violenza e la crudeltà; forte e intensa come La morte e la fanciulla, da cui Roman Polanski trasse l’omonimo film di successo.

Ne sono protagonisti una coppia, un uomo e una donna, interpretati da due attori di razza come Danilo Nigrelli e Laura Marinoni. La scenografia essenziale disegnata da Annelisa Zaccheria in stile anni settanta, composta da un letto, una poltroncina e una telecamera, è completata da un grande schermo che traccia il ritmo dello spettacolo, rendendo visibili due personaggi di essenziale importanza: i figli di questa coppia “scoppiata”. Un lavoro costruito grazie ad un dialogo serrato, composto da domande e risposte, che sviluppa una trama fitta di un continuo confronto e trascina lo spettatore in un intelligente gioco di specchi.


Dalla stampa

Purgatorio un (bellissimo) dramma senza fine

Proprio quando Joseph Ratzinger abolì l’esistenza del Purgatorio, Ariel Dorfman ne ha concepito il revival nella sua pièce più ambiziosa in cui non esiste espiazione per nessuno dei due contendenti. Ovvero l'Uomo che nell’antefatto ha lasciato che venisse compiuto un atroce delitto e la Donna che l’ha eseguito con calcolato cinismo. Ma presto capiremo che i due personaggi sono intercambiabili, dal momento che la spietata aguzzina che all’inizio compare in veste di Inquisitore si può facilmente trasformare nell'autentica assassina, liberando l’Uomo da una passività che non gli conoscevamo. Come già accadeva nella Morte e la fanciulla per l’autore ognuno dei due contendenti non è che il risvolto della coscienza lacerata di un carnefice e insieme di una vittima. Così che questa nuova versione del tagico mito di Medea e Giasone finisce per essere rappresentazione al quadrato di un’analoga impotenza. 
Tutto si svolge nello spettacolo brillantemente messo in scena da Carmelo Rifici (nella sua regia più matura) nell’immacolato container di una stanza asettica lontana dal mondo dei vivi come dall’universo glaciale dei morti. In un contesto che dal contrasto vittima-carnefice attinge la forza necessaria per un continuo rovesciamento di ruoli. Cui egregiamente provvedono lo spietato Danilo Nigrelli e la crudele Laura Marinoni, entrambi al vertice delle loro capacità espressive, che li laurea grandi interpreti tragici di un dramma che non ha mai fine. Successo vivissimo.

Enrico Groppali, Il Giornale, 21.11.2016

Una Medea contemporanea: furiosa, razionale e mai redenta. 
Laura Marinoni e Danilo Nigrelli ottimi interpreti di Purgatorio di Dorfman in scena a Lugano per la regia di Carmelo Rifici

[…] La messa in scena di Rifici parte da una situazione di simmetria quasi assoluta, con il palco diviso a metà (scenografia e costumi di Annelisa Zaccheria): da una parte il tavolo attorno al quale si tengono i colloqui, dall'altra il talamo, teatro di nefandezze e disperazione. Questa simmetria viene però a poco a poco spezzata dal regista, che sfrutta anche la presenza in scena di due microfoni per dar vita a dialoghi a distanza in cui le voci degli attori risultano amplificate e distorte. Interessanti gli interventi musicali mai didascalici di Zeno Gabaglio, mentre si fanno notare anche i video di Roberto Mucchiut nella loro essenzialità e nella loro nitida illustrazione delle idee registiche. Anche il testo passa attraverso un preciso lavoro di cesellatura (…) che, senza mai appesantirne né il ritmo né la fluidità, permette agli attori di giocare le loro migliori carte nei momenti finali, quando il confronto è a muso duro, senza esclusione di colpi bassi. Un’operazione non facile ma pienamente riuscita, anche grazie all’ottima prova di Laura Marinoni e Danilo Nigrelli che all’inizio giocano a nascondere la loro vera identità e la loro vera natura, ma che quando sono chiamati ad uscire allo scoperto non deludono certo le aspettative. Il loro duello verbale all’ultimo sangue, con l’immagine dello sguardo del figlio più piccolo cristallizzata sullo schermo alle loro spalle, sa mettere i brividi. 

Antonio Mariotti, Corriere del Ticino, 24.11.2016