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Martedì
28 gennaio

20:30

LDurata1h 15' senza intervallo

Teatro FOCE

liberamente ispirato al racconto
Una relazione per un’Accademia di Franz Kafka

di e con
Giuliana Musso

testo originale
Giuliana Musso

traduzione e consulenza drammaturgica
Monica Capuani

musiche originali composte ed eseguite da
Giovanna Pezzetta

movimento a cura di
Marta Bevilacqua

assistente alla regia
Eva Geatti

direzione tecnica
Claudio Parrino

costumi
Emmanuela Cossar

trucco
Alessandra Santanera

produzione musicale
Leo Virgili

assistenza alla produzione
Miriam Paschini

foto
Adriano Ferrara, Manuela Pellegrini

produzione
La Corte Ospitale

coproduzione
Operaestate Festival Veneto

con il sostegno del
Teatro Comunale Città di Vicenza (progetto Residenze 2018 - We art 3)

consulenza scientifica
Valeria Vianello Dri, Annamaria Rossetti, Giovanna Bestetti

un particolare ringraziamento a
Tiziana De Mario, Annalisa Carrara, Anna Periz, Paolo Nicli, Compagnia Arearea, Damatrà Onlus, Comune di Premariacco

 

 

rassegna in collaborazione con

Foto: Adriano Ferrara

La Scimmia

 

FOCEMAT

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La Scimmia un lavoro che la pluripremiata regista e interprete Giuliana Musso rielabora liberamente ispirandosi a Una relazione per un’Accademia racconto che Franz Kafka scrisse nel 1919.

Attrice, autrice e regista che da anni porta avanti un coerente percorso di ricerca e indagine teatrale che si colloca al confine tra l’inchiesta giornalistica, la poesia, la denuncia e la comicità, Giuliana Musso ne La Scimmia trae libera ispirazione dal racconto di Franz Kafka di cui è protagonista un essere per metà scimmia e per metà uomo che parla, canta e balla: è un buffone, un mostro comico. Unica superstite di una violenta battuta  di caccia, una volta catturata, la scimmia racconta la sua storia:, ingabbiata e torturata, la scimmia per sopravvivere ha dovuto adattarsi ed imitare gli umani, imparando ad agire e a ragionare come loro.

La scimmia dunque è costretta ad una rinuncia drammatica; dimenticare la vita nella foresta, rinunciare a sé stessa, ignorare la chimica del proprio corpo, imparare il linguaggio degli umani.

Un racconto che si fa metafora di una strategia di sopravvivenza che prevede la perdita di sé stessi, dell’esperienza corporea, dell’emozione.

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